
Gabriel de León è riuscito a salvare dalla morte il Santo Graal, ma non ha più alcuna possibilità di fermare la notte senza fine.
Dopo aver voltato le spalle ai suoi confratelli Santi d’argento una volta per tutte, insieme al Graal Gabriel si mette alla ricerca del modo per porre fine al sine die.
Ma l’ultimo dei Santi d’argento dovrà affrontare molti pericoli, interni ed esterni. Inseguito dai figli del Re Sempiterno, trascinato dentro conflitti e intrighi intessuti attraverso i secoli, tormentato dalla sua stessa crescente sete di sangue, Gabriel potrebbe non vivere abbastanza a lungo da vedere rivelata la verità del Graal.
Una verità forse troppo orrenda anche solo da immaginare.

“Una vita senza libri è una vita non vissuta. Dentro di essi si può trovare una magia come nessun’altra. Aprire un libro è come aprire una porta… su un altro luogo, un altro tempo, un’altra mente. E di solito, mademoiselle, si tratta di una mente molto più acuta della tua.”
Caro zio Jay hai assolutamente ragione con quello che dici sopra, ma farci aspettare 938 giorni, ovvero 22.512 ore, per farci assaporare la magia contenuta in questo libro è criminale! Attesa lunga, lunghissima, ma la storia narrata è mozzafiato, mi ha travolta e l’ho letta sin troppo in fretta. E ora inizia l’attesa per il prossimo, sperando e pregando che non sia così lunga!
Alla fine del primo volume avevamo lasciato Gabriel che stava narrando del suo viaggio con Dior, il Sacro Graal, per proteggerla dai nemici, i vampiri, e condurla dove dovrebbe arrivare per compiere la profezia e mettere fine al “Sine Die” e al dominio di quei fottuti succhiasangue… Ehm, scusatemi, mi sono fatta traviare da Gabe…
In questo secondo libro prosegue il racconto di Gabe sulle peripezie passate, ma al racconto si aggiunge una nuova voce, quella dell’ultima Liathe, la sorella perduta di Gabriel e ultima rappresentante degli Esani.
In questo libro finalmente ci viene svelato qualcosa in più su questa quinta casata di vampiri, i Voss, i Chastain, i Dyvok, gli Ilon e gli Esani. Ogni stirpe ha la sua particolarità su cui si basa il potere, c’è chi parla con gli animali e chi è dotato di una forza incredibile, e poi ci sono gli Esani, che hanno un potere del tutto particolare, non vi dirò quale per non guastarvi il piacere della lettura.
Ho trovato questo secondo capitolo all’altezza, se non superiore, al primo libro: inizia cupo e rimane cupo, come cupo è chi ci racconta la storia, ovvero il protagonista, Gabriel. Ma in mezzo a tutta questa cupezza, a questo senso di tragedia, di ansia, di orrore si inizia a intravedere una luce di speranza. Ritroviamo il vecchio Gabe del primo libro, con tutto il suo cinismo e sarcasmo, ma si inizia a intravedere anche un Gabe nuovo, animato da una flebile fiamma di speranza, in parte grazie anche a Phoebe, sua compagna di viaggio. Lei è uno dei personaggi meglio riusciti di questa storia, io la adoro, adoro come parla, adoro la sua forza e il suo coraggio. (Jay vedi di non farmela morire, che altrimenti mi arrabbio!)
“Ma non capisci? Noi non ci rompiamo. Siamo creati rotti. Non siamo interi da soli. Ma se siamo fortunati, se siamo coraggiosi, possiamo trovare quei pochi i cui bordi combaciano con i nostri. Come pezzi dello stesso rompicapo o frammenti della stessa lama distrutta. Quelle persone che, nel loro modo rotto, rendono completo il nostro bordo spezzato.”
Ma se siete anime candide questo libro non è decisamente per voi, è un romanzo cupo e violento, molto violento. In alcuni punti mi sono dovuta fermare un secondo, non di più (no, non sono un’anima candida…), e tirare il fiato. Ecco, per me leggere questo libro è stato come fare un’immersione, un bel respiro profondo e via, pronta per il prossimo capitolo.
“Tutt’attorno, Dior poteva vedere una lotta tra la vita e la morte, cupa e crudele come qualunque battaglia a cui avesse assistito, anche se non si svolgeva con spade e acciaio, bensì con pezzi di gesso e tavolette di pietra. Persone terrorizzate venivano soppesate su una specie di orrenda bilancia: il loro valore non era misurato in azioni, parole, né con qualcosa di semplice come la compassione umana, ma nell’utilità per i mostri che le avevano catturate.”
Kristoff è un genio, sadico ma un genio, bastard@ ma un genio: adoro come scrive, adoro i personaggi che crea, gli intrecci, nulla è mai scritto a caso. Ma attenzione, perché con lui non potete abbassare la guardia e non potete nemmeno fidarvi di quello che leggete, perché sicuramente lo zio Jay non intendeva quanto scritto, le parole hanno spesso più significati.
Stimolante, ecco come trovo lo stile di Kristoff; ti spinge a pensare, a fare congetture, a cambiare il pensiero, cercando, vanamente, di capire dove voglia andare a parare.
Un plauso va fatto al traduttore, Gabriele Giorgi: tradurre un libro così complesso, riuscendo a mantenerne intatto il fascino e riuscendo a ricreare il significato dei vari giochi di parole anche in italiano, non è per nulla semplice.


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