Thatcher Michaelson è un bullo.
Arrogante, crudele, spietato.
Ed è il ragazzo più affascinante che abbia mai visto.
È il ribelle della Westbrook High, mentre io sono solo la fastidiosa ragazza perbene che lui ha ribattezzato “Santarellina”.
Deve esserci qualcosa di sbagliato in me: dopo quasi due anni di occhiatacce e continue umiliazioni, ho ancora una cotta per questo ragazzo che mi ha odiata a prima vista.
Ma poi mi ha baciata e, al posto dello sguardo impassibile a cui ero abituata, ho riconosciuto la passione ardere nei suoi occhi scuri incandescenti.
Violet St. James non appartiene al mio mondo.
Dolce, gentile, pura.
Lei è tutto ciò che io non sarò mai.
Non ha l’aspetto di un angelo: è un angelo. E ho lottato contro ogni impulso di volerla per me.
Ma tutti i miei sforzi si sono vanificati nell’attimo in cui ho assaggiato le sue labbra. Non riesco a starle lontano, e adesso tutto è cambiato.
Lei è determinata ad abbattere i muri che mi sono costruito intorno, ma la mia piccola Santarellina ignora le conseguenze delle sue azioni.
Mi dice che non ha paura dello schianto.
Eppure dovrebbe.

Feelers, alla tenera età di trentacinque anni, ho perso la testa per questo genere di romanzi.
So benissimo che i bulli non sono da venerare ma, concedetemelo, nei romanzi hanno il loro perché.
Sarà che quando andavo a scuola io di super strafighi non ce n’erano neanche a cercarli con il binocolo, se non rarissimi casi dove però il cervello non li accompagnava; sarà che al momento mi affascina il bello e dannato che tutto può e tutto ottiene; sarà che sulla carta torno piccina e con l’immaginazione si viaggia senza freni e posso essere qualsiasi ragazzina nelle grinfie del bello di turno. Potevo quindi lasciarmi sfuggire questa uscita?!
Siamo alla Westbrook high. È appena iniziato l’anno scolastico. Al vertice abbiamo Thatcher Michaelson, al suo fianco Cole Masterson e ArwenSullyvan. A scuola li temono e li guardano come torte in vetrina. Eppure le apparenze ingannano. Thatcher non può dimenticare come è arrivato in alto, non può fingere di essere stato lui stesso un deriso dalla comunità. Ama l’arte, disegnare lo libera da ogni angoscia, e vorrebbe solo qualcuno che non conoscendo il suo passato possa accettarlo per come è realmente. Ed è proprio entrando nell’aula della materia che adora che avviene l’incontro che darà il via al cambiamento.
Violet St. James è la ragazza che da quel momento gli sarà impossibile ignorare.
Al primo sguardo ne rimane ammaliato. È bellissima, semplice, pura. Sa di volerla, sa di appartenerle. Sa anche che con lei ogni barriera cadrà con un grandissimo tonfo, e non può permetterselo. L’unica soluzione è farsi odiare. Ed è così che per un anno e mezzo procedono le giornate. Lui la odia con tutto se stesso e lei è costretta a subire il suo sguardo di disapprovazione, le sue battute al vetriolo. È costretta a subire lui.
Poi, come ci si aspetta, basta un attimo lungo quanto il battito d’ali di una farfalla per sbloccare la situazione. Un bacio che ha il potere di mille parole. Ed è così che inizia un gioco più grande di loro. Perché, se Thatcher è un bullo, Violet sa il fatto suo e darà del filo da torcere al bel tenebroso della Westbrook.
Secondo te cosa succede quando una santa si innamora di un ribelle?
A voi scoprirlo.
Ed eccoci alle mie considerazioni finali. Che dire… le premesse c’erano tutte. La sinossi è interessante ma quando ho iniziato a leggere il contenuto del romanzo le cose sono cambiate, e non nascondo che tante volte sono stata tentata dall’abbandonare la lettura ma ho continuato solo per cercare di salvare il salvabile.
In questa storia manca mordente. Manca una trama accattivante. Manca una caratterizzazione forte. Mi è sembrato di leggere un qualcosa di forzato, di irreale, senza un filo logico e, soprattutto, senza il giusto approfondimento. Le scene si susseguono senza nessuna evoluzione concreta. Siamo proprio lontani dagli standard del genere e mi spiace perché le premesse erano buone.
Immaginavo più cattiveria, personaggi dal carattere deciso, un percorso sulle montagne russe. Thatcher dice “Io sarei la sua rovina, ma lei la mia fine” e proprio questo desideravo leggere. Volevo vedere una Santarellina e il suo Rebel esattamente così. Desideravo struggimento, odio profondo, ribellione, sfide, amore. Immaginavo tante cose che nella realtà non ho trovato.
Thatcher di bullo non ha nulla, l’autrice ha voluto dipingerlo in questo modo ma non ha centrato il segno. Manca la cattiveria, l’essere spietato che caratterizza questo genere di personaggi. Al suo posto ho trovato un ragazzo debole, in difficoltà con i suoi pensieri e con chi vorrebbe essere, in perenne balia degli eventi.
Per non parlare di Violet e dei due migliori amici di lui. O delle famiglie di entrambi. Passiamo da un eccesso all’altro senza motivo.
Troppe lacune, troppe cose non dette o spiegate tardi – e anche in malo modo –, troppi personaggi che vorrebbero l’attenzione del lettore senza averne il motivo e tantissima incoerenza. Mi sono innervosita di più per le mancanze che per la storia, e non è un bene.
Insomma, una storia acerba e infantile che si conclude con troppe domande irrisolte.
Il prossimo volume avrà per protagonista Arwen, e chissà se ci saranno dei miglioramenti…


L’opinione di:

Qui il secondo romanzo della serie di cui a breve verrà pubblicata l’opinione di Persefone.









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