La Guerra ci aveva strappato le nostre inutili certezze, la sua fame vorace non aveva fatto distinzioni. Ci aveva lasciati mozzi, inorriditi sulle macerie del nostro grande impero e tuttavia vittoriosi.
Il mondo dorato in cui vivevo non era che un guscio inconsistente che svelava le sue crepe. Vedevo quelle persone in pezzi e sapevo come aggiustarle.
Per Lord Nicolas Stanford, avevo un cervello fatto di viti e ingranaggi e forse lo era anche il mio cuore. Guardavo un oggetto inanimato e la mia mente era in grado di immaginare il meccanismo che l’avrebbe fatto muovere. Ero un’inventrice sul libro paga del signor Holmberg, l’uomo che aveva inventato le macchine in grado di sconfiggere i nostri invasori e vincere la Guerra. Egli sembrava comprendermi come nessuno al mondo e guardava con orgoglio al mio lavoro e alle mie aspirazioni.
Lui e Nicolas erano come il giorno e la notte ma io sapevo che avevano un segreto. Erano legati da una passione indicibile. L’avevo vista bruciare e quel fuoco sembrava lambirmi con le sue dita seducenti.
Presa in quel vortice non mi restava che cercare di non cadere come una falena sulla fiamma.
Per quanto mi dibattessi e lottassi, le pareti della mia gabbia dorata erano sempre pronte a chiudersi.
Non l’avrei permesso.
Avevo uno scopo, ero pronta per il futuro.
Le mie creazioni mi rappresentavano. Erano il modo che avevo di valere qualcosa oltre il mio aspetto e ciò che potevo generare nel ventre.
Minerve ha un talento: riesce a comprendere alla perfezione i meccanismi e gli ingranaggi, riesce a dare movimento a oggetti inanimati e creare arti meccanici perfetti per le persone che li hanno perduti in guerra o a causa di incidenti.
Ma è una donna e da lei ci si aspetta altro, ci aspetta che sorrida, che prenda il tè, che partecipi alle feste, non certo che lavori in una fucina, magari indossando dei pantaloni.
Minerve, però, non è facile da fermare: decisa, ironica, anticonformista, sa cosa vuole dalla sua vita e sa soprattutto cosa non vuole. Essere la moglie perfetta da mostrare in società di un nobile è quello che non vuole, e il suo comportamento pur rimanendo nei limiti dell’accettabile, mira a tenere lontano ogni possibile pretendente.
La sua vita, fatta di odiati bustini che a malapena contengono il suo corpo prosperoso e di amati ingranaggi, prende una svolta inaspettata quando incontra una bambina alla quale hanno amputato entrambe le mani. Generosa quanto coraggiosa, non può evitare di indagare sull’accaduto, infilandosi in più guai di quanto non si aspetterebbe.
Il mondo dorato in cui vivevo non era che un guscio inconsistente che svelava le sue crepe. Vedevo quelle persone in pezzi e sapevo come aggiustarle.
Ho amato la protagonista, la sua spontaneità, la sua autoironia, la sua passione e il suo cuore, che lei finge essere disinteressato all’amore. Ho amato come ogni progetto per lei sia degno di tutta la sua attenzione e ci si immerga anima e corpo.
Grazie alla scrittura dell’autrice, brillante e ricca di sfumature, frutto di una sensibilità e un’attenzione ai dettagli fuori dal comune, sono rimasta catturata dalla narrazione del romanzo, ho vissuto ogni scena al suo fianco, sia nelle case nobiliari sia nei bassifondi, in mezzo alla vita ‘finta’ fatta soprattutto di apparenze e alla dura vita reale delle persone meno fortunate. E ovviamente sono rimasta travolta dalla sua passione quando l’amore rompe gli argini e finalmente Minerve vede quello che cercava di nascondere a se stessa da sempre.
Crollai seduta sul letto, mi guardai in grembo stupita di tenere un libro tra le mani. Lo posai sul copriletto e continuai a fissare il vuoto. Le gambe tremavano, la bocca pulsava trattenendo il ricordo di un bacio che continuava a bruciare nonostante il gelo delle parole che restavano sospese nel silenzio. Nicolas mi desiderava. Holmberg mi desiderava.
Quando la passione supera le sue barriere, Minerve deve evolvere e la vediamo cambiare senza perdersi, senza snaturarsi, in una parte centrale del romanzo che farà molto felici le più romantiche.
«Non vi credo un’inetta, Minerve. Voglio solo che siate al sicuro.» Era la prima volta che lo sentivo dire il mio nome e trovai la cosa fin troppo intrigante. Decisamente troppo intima. Il suo accento leggermente gutturale sembrava ingoiare le sillabe delicate del mio nome.
Qui, però, c’è l’unico appunto che devo fare a un ottimo romanzo: la parte della coppia è fondamentale nel rendere il personaggio di Minerve a tutto tondo, ma in quel momento si smarrisce un po’ la rotta della parte investigativa che ci ha incuriosito fin dall’inizio, per arrivare a un finale dell’indagine che risulta un po’ affrettato e con un cattivo con poco spessore. Mantenere alta la curiosità del lettore anche durante la giusta parte di coppia, e il necessario rallentamento di ritmo, secondo il mio parere avrebbe dato una marcia in più a una storia che già comunque è originale e accattivante, che richiama mille atmosfere, ottocentesche, gotiche, fantascientifiche, ma non ne copia nessuna e che fa anche un tributo non tanto celato a Dracula (ma no, il Conte non compare…) trascinata da un personaggio che non si può non amare e una penna frizzante che non annoia.
Minerve è da conoscere, quindi. Cosa state aspettando?
Recensione a cura di:
Editing a cura di:
Il Review Tour di Minerve vi aspetta anche domani!
















anche sabrina ne ha parlato benissimo!