Sono arrivati sulla Terra ‒ Pestilenza, Guerra, Carestia e Morte ‒ quattro Cavalieri in sella ai loro temibili destrieri, diretti ognuno verso un angolo del mondo. Quattro Cavalieri con il potere di distruggere l’umanità, giunti sin qui per sterminarci tutti.
Il giorno della caduta di Gerusalemme, Miriam Elmahdy capisce che la sua vita è ormai finita. Le case sono in fiamme, le strade si sono trasformate in fiumi di sangue e un esercito di traditori massacra ogni singolo abitante della città. Non c’è possibilità di salvezza, soprattutto non dopo che Miriam attira l’attenzione dell’artefice di tutta quella distruzione: Guerra, il secondo Cavaliere. Tuttavia, quando il gigantesco e terrificante condottiero riesce a catturarla, invece di ucciderla inizia a chiamarla “moglie” e la porta con sé al suo accampamento.
Miriam si trova così ad affrontare un futuro che mai avrebbe immaginato: il mondo brucia davanti ai suoi occhi, città dopo città, e il responsabile di tutto ciò è il suo apparentemente indistruttibile “marito”, il quale, nei suoi confronti, si dimostra tuttavia tenero e gentile, nonché deciso a fare di tutto per conquistarla.
Miriam non è sicura di riuscire a resistergli, ma se c’è una cosa che ha imparato è che amore e guerra non possono coesistere e lei deve scegliere se arrendersi e assistere alla fine dell’umanità, oppure se sacrificare tutto, sentimenti compresi, pur di fermare il Cavaliere.
Ero davvero molto curiosa di leggere questo secondo romanzo della serie, avevo aspettative alte, altissime (povero Guerra, che pressione devo avergli messo!) e, be’, devo dire che anche la storia di Miriam e Guerra mi è piaciuta davvero tanto. Sono due personaggi molto complessi e sfaccettati, assai diversi dai loro predecessori, Pestilenza e Sara, come diverse sono anche le dinamiche e le ambientazioni presenti in questa storia.
“Redenzione. La parola occupa tutti i miei pensieri quella sera, mentre osservo il cielo stellato. L’umanità è stata così determinata a fermare i Cavalieri da aver tralasciato una semplice verità: forse non sono loro a dover essere fermati. Forse siamo noi. Non le nostre vite – nonostante Guerra sia convinto del contrario – ma le nostre azioni.”
Miriam è una sopravvissuta, una guerriera, ha dovuto imparare in fretta come difendersi dopo essere rimasta senza famiglia. La solitudine la avvolge come un sudario e l’incontro con Guerra le provoca sentimenti contrastanti. Miriam si ritrova a combattere a lottare strenuamente per difendere la sua idea di umanità, mentre in lei imperversa anche una battaglia tra il suo cuore e il suo cervello. Ciò che il Cavaliere le fa provare, vivere e vedere la sconvolge e la rende dubbiosa. È davvero lui il “cattivo”? Perché in Guerra rivede parti di se stessa? Scoprire che anche il Cavaliere prova dei sentimenti e che anche lui, come Miriam, si sente solo, porta la ragazza a capire che forse non è lui il vero nemico dell’umanità: forse sono gli uomini i peggiori nemici di se stessi.
“Non è un essere sacro. Non è possibile che lo sia. La purezza non può generare tutto questo dolore. Poi si volta, i suoi occhi incontrano i miei e scorgo gravità e determinazione nel suo sguardo. E se magari guardassi più a fondo, forse potrei anche pensare che porti il peso della sua missione come un fardello.”
Tra i quattro Cavalieri, Guerra è quello che ha con il genere umano il rapporto più stretto, in quanto la guerra è una prerogativa soltanto dell’uomo. Questo Cavaliere è quindi legato a doppio filo all’umanità, è abituato a combattere perché i cuori degli uomini sono perennemente in lotta. Lui non ama farlo, ma ha un compito da portare a termine e nulla lo fermerà… nulla tranne un cuore che finalmente gli donerà quella pace che anela: il cuore di Miriam.
“Non avrei mai immaginato che il Cavaliere potesse sentirsi solo, considerato che vive insieme a un intero esercito. A dirla proprio tutta, neanche immaginavo che ne fosse capace. La solitudine è un sentimento umano che rende vulnerabili. Non si adatta all’idea che mi sono fatta di lui.”
In questo romanzo cambia l’ambientazione e dal nord America ci spostiamo in Medio Oriente, terra da sempre teatro di sanguinose faide e quindi perfetta per ospitare questo Cavaliere. Manca inoltre quella vena leggermente ironica presente nel libro precedente e che smorzava i toni cupi; d’altronde, la guerra non è mai divertente, gli effetti sulle persone sono orribili e, anche quando finisce, lascia strascichi pesanti. Se nel primo libro si respirava quasi un’aria di speranza, qui si avverte una sensazione di ineluttabilità e la violenza avvolge tutto come un sudario.
“È appropriato, credo, incontrarlo in questa città, che per millenni non ha conosciuto altro che guerre e conflitti. Gerusalemme si erge sul sangue tanto quanto sulla terra.”
Rimane simile invece la struttura della storia, il viaggio che i due protagonisti compiono assieme. Un viaggio non solo fisico, quello fatto per spostarsi da un luogo all’altro alla conquista di nuovi territori, ma anche un viaggio interiore inteso come metafora della vita. Un viaggio con cui i protagonisti esplorano il proprio animo, i propri sentimenti ed emozioni, dove si mettono a confronto e grazie al quale scoprono quel sottile filo che li unisce e che cercano di rinforzare e di nutrire, per renderlo più resistente.
Tra Miriam e Guerra nasce uno scontro tra volontà dettato da due visioni differenti dell’umanità: quale delle due prevarrà? Nessuna delle due ed entrambe. Né Miriam né Guerra hanno totalmente ragione o torto e alla fine sarà il destino a decidere per loro, chiudendo il cerchio nel modo migliore.
Concludo ringraziando la Hope Edizioni per aver portato in Italia questa serie e aver reso possibile a noi lettrici di leggerla (e sclerare!). Infine un grazie a chi ha curato la traduzione (e l’editing), perché gran parte del piacere del leggere un libro di un autore straniero deriva dalla qualità del lavoro dietro le quinte, che in questo caso è stato davvero eccellente!
Romanzo consigliato!
P.S.:
Cara Hope Edizioni, ti chiedo cortesemente di farmi sapere con largo anticipo quando pensi di pubblicare il libro di Carestia, in quanto ho bisogno di tempo per riempire bene la dispensa. Pubblicate Pestilenza e arriva una pandemia, pubblicate Guerra e arriva una guerra, sia chiaro io non voglio dover patire la fame, quindi gentilmente se mi avvisate per tempo…
Recensione a cura di:
Editing a cura di:















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