Sono arrivati sulla Terra ‒ Pestilenza, Guerra, Carestia e Morte ‒ quattro Cavalieri in sella ai loro temibili destrieri, diretti ognuno verso un angolo del mondo. Quattro Cavalieri con il potere di distruggere l’umanità, giunti sin qui per sterminarci tutti.
Ana da Silva ha sempre creduto che sarebbe morta giovane, solo che non pensava che sarebbe successo per mano di Carestia, l’essere immortale che cinque anni prima lei aveva salvato.
Ammesso che il Cavaliere si ricordi di lei, non sembra però che gliene importi, perché, quando si trovano faccia a faccia per la seconda volta, Carestia ordina che lei venga pugnalata a morte.
Ana, però, non muore.
La crudeltà è l’occupazione preferita di Carestia e quei bastardi senza Dio di umani la meritano tutta. Il Cavaliere non riesce a dimenticare ciò che gli è stato fatto, finché un fantasma tornato dal passato lo mette all’angolo, giurandogli vendetta per la sofferenza patita di recente. Carestia ne resta affascinato e decide di portare Ana con sé.
I due sono attratti l’uno dall’altra, ma restano pur sempre nemici e niente potrà mai cambiare quel fatto. Non una gentilezza, e neppure due. E, decisamente, non qualche notte di passione. È comunque consigliabile che i due riluttanti amanti smettano subito, o ci penserà il Cielo a intervenire.

È giunto infine il tempo del digiuno e del pentimento; chi ha fatto la formichina e, previdente,ha riempito la dispensa è stata brava, chi invece ha fatto la cicala allegramente si troverà in dieta forzata, perché è finalmente arrivato Carestia!
Dopo Pestilenza, dopo Guerra, è giunto anche il terzo cavaliere. Ed io dico “FINALMENTE!” Lo aspettavo con ansia (forse è la volta buona che divento magra come un grissino).
Prima di parlarvi delle mie impressioni ci tengo ad avvisarvi, questo libro non è per chi si fa facilmente impressionare, quindi, se siete animi sensibili forse non è una storia per voi.
Come detto prima, aspettavo con ansia questo libro, e quando l’ho avuto finalmente tra le mie grassocce (ancora per poco, vedo il digiuno incombere) manine mi sono tuffata tra le atmosfere cupe di un mondo allo sbando, dove l’umanità lotta per sopravvivere e cerca di riprendersi dopo il passaggio dei primi due Cavalieri.
Dopo aver visitato il Nord America con Pestilenza e il Medio Oriente con Guerra, Carestia ci porta nella lussureggiante America del Sud. Un luogo dove risultano ancora più evidenti i segni del passaggio del Cavaliere, la natura rigogliosa che piano piano avvizzisce, il calore dei suoi abitanti che cede il passo al sospetto e all’egoismo.
Se c’è una cosa che ho imparato nei miei anni da prostituta è la vera natura dei vestiti. Li indossiamo come maschere e, quando ce li togliamo, ci liberiamo anche delle nostre maschere.
Qui vive Ana, una giovane donna che per sopravvivere è finita a lavorare in un bordello, ma che non ha perso la sua umanità e nemmeno la sua gentilezza. Ana ha sempre pensato che non sarebbe sopravvissuta a lungo in quel mondo travagliato, ma inaspettatamente è per ordine del Cavaliere che la sua vita subisce una battuta d’arresto, anche se non definitiva.
Ana decide di mettere Carestia di fronte alle sue responsabilità. Ma la rovente rabbia della fanciulla si scontra contro la fredda indifferenza del Cavaliere per la condizione umana.
Proprio come le piante che uccide, anche lui ha le sue stagioni, qualche volta è leggero e felice come l’estate, e altre freddo e crudele come l’inverno.
Carestia è crudele, volutamente crudele, odia l’umanità perché la ritiene immeritevole di vivere: troppo piena di difetti, e troppo malvagia. Lui sa perfettamente fino a dove si spinge la cattiveria umana, e non la perdonerà mai. Non sarà una sciocca ragazza a fargli interrompere la sua missione.
«Uomo o donna, non fa differenza. Io non sono una persona, Ana. Sono fame, sono dolore e niente e nessuno potrà mai a fermarmi.»
In questo libro c’è un terzo protagonista oltre a Carestia e ad Ana ed è la fame, un’entità a se stante che ritroviamo in ogni pagina, la sua voracità nel bene e nel male permea ogni azione compiuta.
Carestia è fame è assenza di nutrimento, e senza nutrimento le piante muoiono la terra muore e con lei muoiono anche i suoi abitanti…
Ma anche Carestia è vittima dello stesso morbo che affligge all’umanità, anche lui necessita nutrimento, ha fame di amore, di contatto. Nasconde questa fame dietro la crudeltà, e solo chi ha la sua stessa fame può riconoscerla, Ana in fondo può capirlo, perché anche lei ha la sua stessa fame di amore, lei sfruttata e prosciugata dagli uomini ma ancora capace di gentilezza, di compassione.
Mi hai salvato quando non avevi nessun motivo per farlo e… mi hai rotto. E senza volerlo io ho rotto te. E ora temo che solo unendo i nostri frammenti ognuno di noi potrà sentirsi di nuovo integro.
Anche in questo libro l’autrice ci conduce in un viaggio dove i protagonisti ci svelano, un boccone alla volta, i loro sentimenti più profondi, le differenze, e le somiglianze che li accomunano.
Ci viene mostrata un’umanità destinata all’estinzione, a divenire nutrimento per la terra come la terra ha nutrito l’umanità. Lo scopo del Cavaliere è torturare quell’umanità che ha avuto così poco rispetto per la terra, come in una sorta di legge del taglione.
Devo ammettere che la storia di Carestia mi ha sorpreso, tutta questa violenza, tutta la crudeltà che trasuda da ogni pagina me la sarei aspettata più nel libro precedente, quello di Guerra, che non in questo, ma non mi ha infastidita.
Ma quando tutto sembra perduto, quando il buio sembra inghiottire tutto, c’è sempre un raggio di luce che fa capolino. La speranza. E, in questo libro, la speranza ha la stessa importanza della violenza, anzi è su quello che mi sono concentrata. Pagina dopo pagina, si vede la speranza nutrirsi dei piccoli dubbi, dei gesti gentili fino a “mangiare la violenza”, l’umanità può stupire in positivo, non solo in negativo, e Carestia lo imparerà un passo alla volta. Un gesto alla volta, un fiore alla volta.
Ora manca solo Morte, che ha fatto la sua comparsa alla fine di questa storia, e io sono combattuta tra il volere presto il libro che chiude questa tetralogia e il chiedere alla Hope Edizioni di pubblicarlo quando sarò un’arzilla novantenne… Visti i precedenti meglio fare attenzione…
Consigliatissimo!



Recensione a cura di

Editing

Qui le recensioni dei romanzi precedenti.









finora è il mio Cavaliere preferito
anche il mio, ora sono curiosa chissà com’è Morte.