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Ci sono molte regole che un prete non può infrangere. Un prete non si può sposare. Un prete non può abbandonare il proprio gregge. Un prete non può abbandonare il suo Dio. Sono sempre stato bravo a seguire le regole. Fino a quando non è arrivata lei. Da allora, ho appreso nuove regole. Mi chiamo Tyler Anselm Bell. Ho ventinove anni. Alcuni mesi fa, ho infranto il voto di castità sull’altare della mia chiesa e, Dio mi perdoni, lo rifarei. Sono un prete e questa è la mia confessione.
Per la tematica affrontata è consigliata la lettura ad un pubblico adulto e consapevole.

“Ma chi era costei che sorgeva davanti a me come l’aurora?
Bella come la luna, fulgida come il sole e terribile come un esercito spiegato in battaglia?”
(Cantico dei Cantici, cit. in Il nome della Rosa)
Tyler Bell. Prete. Una missione e un dolore profondo lo legano al suo quotidiano vivere per gli altri. Un giovane uomo, colto, intelligente, buono, profondamente legato alla famiglia e alla sua comunità. Tutto è uguale, nello scorrere dei giorni, in quell’angolo di America dove, in passato, il male ha vestito il suo stesso abito.
La sua dedizione alla comunità è assoluta. Il suo Credo profondo.
Fino a che la segretezza del confessionale, la penombra e le parole sussurrate di una donna non scuotono la sua esistenza facendone tremare le fondamenta.
Una persona si schiarì la voce. Una donna.
«Io… ehm. Non l’ho mai fatto prima d’ora.» Aveva una voce bassa e seducente, la versione sonora della luce lunare.
«Ah.» Sorrisi. «Una principiante.
Con quella battuta mi guadagnai una risatina.
«Sì, credo di sì. L’ho sempre visto solo nei film. È questo il momento in cui devo dire: “Perdonami, Padre, perché ho peccato?”»
Come si combatte un desiderio? Come si sfugge a un’ossessione? Quanto dolore e quanta solitudine può un uomo abbracciare in nome di un patto con Dio e con se stesso?
E quando, di notte, i brandelli di un’altra vita visitano i sogni e il corpo, si può guardare l’alba senza turbamento?
Quella voce, quelle parole, risuonano nel corpo e nella mente di Padre Bell. La tentazione. Può il peccato essere più affascinante?
Aveva lunghi capelli scuri, quasi neri, e la pelle chiara e candida, illuminata dal rosso brillante del rossetto. Un viso dai tratti delicati, con zigomi alti e occhi grandi, il tipo di volto che si può ammirare sulle copertine delle riviste di moda. Ma fu la sua bocca ad attrarmi: labbra carnose un po’ socchiuse, che mi permettevano di vedere i due incisivi, un po’ più grandi degli altri denti, un’imperfezione che in qualche modo la rendeva ancora più sexy.
E prima che mi potessi fermare, pensai: Voglio mettere l’uccello dentro quella bocca.
Voglio che quella bocca gridi il mio nome.
Voglio…
Guardai verso il presbiterio della chiesa, in direzione del crocifisso.
Aiutami, pregai in silenzio. È una specie di prova?
Quanto dolore, scoprirsi fragili, esposti. Quanto dolore, essere umani.
Poppy è un desiderio oscuro, una tentazione irresistibile. Ha in sé i tratti della lussuria e del peccato, ma è anche una donna che ha fatto scelte di libertà.
Forte, resiliente, risoluta, disposta a ogni sacrificio. Per amore di un uomo. E per amore di se stessa.
Due personaggi complessi, assoluti, perfettamente imperfetti, delicati e fragili, forti e potenti, nel turbine di sentimenti, passioni, legami, promesse e desideri…
Tyler Bell è sincero, onesto, leale, anche quando infrange i voti. È un uomo al bivio e sceglie. Per se stesso, raccoglie i pezzi della sua anima e continua la sua vita. Con lealtà. E fede nell’uomo.
«Hai infranto i voti» aggiunse con calma.
«Il Signore ti ha detto anche questo?» chiesi, senza preoccuparmi di nascondere l’amarezza nella mia voce.
«No, ma lo vedo. Porti lo stesso fardello di colpa e di gioia.»
Sì, questo riassumeva perfettamente cosa provassi.
È in nome di quel fardello che Tyler Bell è davvero uomo di fede.
Spero, spero davvero che di questo romanzo i lettori diano il giusto giudizio. Perché c’è sesso, vero, e tanto, e nei luoghi più improbabili. E ci sono lussuria e oscurità e carne, ma anche dubbio e dolore e sacrificio.
C’è la potenza della carne, la cura dell’anima, il desiderio del cuore. E la profonda sacralità di gesti che, solo all’apparenza, potrebbero apparire blasfemi.
Io li ho letti come amore. Assoluto e puro.
Dove anche il sesso sporco, sudato e a tratti rozzo e brutale, è celebrazione della vita.
Molto altro potrei dire, ma preferisco non farlo. Non sono i miei pensieri, né le mie convinzioni quelle che contano. Conta una bella storia, al di là di ogni limite o destino.
Ma una cosa voglio scriverla: non c’è peccato, nel desiderio e nell’amore.


Recensione a cura di:

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