Non fare mai promesse che non intendi mantenere…
Mona Lisa St. James ha fatto una promessa solenne: salvare The Red, la galleria d’arte di sua madre, a qualsiasi costo. Purtroppo, il nome della galleria non potrebbe essere più appropriato, non solo perché è dipinta di rosso, ma perché è in rosso. Mona sa di non avere altra scelta che venderla, almeno fino a quando, dopo l’orario di chiusura, un uomo misterioso non fa il suo ingresso. Si tratta di un bellissimo inglese, estremamente seducente, che fa a Mona un’offerta che non può rifiutare: salverà The Red se lei acconsentirà a sottomettersi sessualmente a lui, per un anno. Di certo, la madre di Mona non avrebbe voluto che lei si vendesse a un estraneo, però, la ragazza è intenzionata a fare qualunque cosa per mantenere la sua promessa…
«Sorride come il diavolo» commentò Mona.
«Il diavolo non sorride. Il diavolo ghigna» replicò lui.
«Parla come se lo conoscesse.»
«Ne sarebbe sorpresa se le dicessi che lo conosco?»
Mona, tesoro, ma lo vedi come ti guarda?
Non ti viene il sospetto che dietro a quel sorriso, dietro a quegli occhi che scintillano come pietre focaie, ci sia qualcosa che non quadra? Non intuisci anche tu, come me, che quest’uomo così sfacciatamente interessato a possederti, vuole rubarti l’anima?
Sciocca. Hai detto sì, hai firmato la tua condanna. Ben ti sta… Ben ti…
No, ditemelo, avanti. Se foste in bancarotta, se aveste promesso a vostra madre – purtroppo non più in vita – che avreste fatto il possibile per salvare l’attività di famiglia, se una notte più angosciosa delle altre, in cui vi servirebbe qualche numero magico per far quadrare i conti, apparisse, inattesa e insperata, la soluzione a tutti i vostri problemi, cosa fareste?
Mona non ha dubbi. O meglio, ne ha più d’uno, ma valuta il rischio come accettabile. Sua madre, in punto di morte, le ha chiesto di salvare The Red, la sua galleria d’arte, a qualunque costo e Malcom – solo Malcom, senza cognome o titolo – è disposto a pagare una somma più che rilevante per aiutarla. Il corrispettivo? Concedergli carta bianca sul suo corpo, sul suo piacere e sul suo dolore. Pochi incontri – a cadenza mensile – in un arco di tempo di un anno, che, alla fine, le permetteranno non solo di mantenere la promessa fatta a sua madre, ma gestire The Red senza problemi, negli anni a venire.
Malcom è un uomo che arriva dritto al sodo e sa destreggiarsi abilmente tra i tentennamenti di Mona. È sufficiente uno scambio serrato di battute e di argomenti convincenti – argomenti che scaldano al solo sentirli sussurrare – perché l’ignara ragazza accetti l’offerta.
Ma qual è davvero il prezzo di quello scambio? Qual è la contropartita che Mona deve a Malcom con quel sì?
«Vorrei che lei mi aspettasse in questo modo.»
Il dipinto nella fotografia lo conosceva bene: Olympia di Manet, un ritratto di una ragazza, stesa su un letto con la testa sollevata e lo sguardo fisso verso lo spettatore. Era un quadro famigerato, Manet ridicolizzava la vecchia, stanca raffigurazione di Venere-sdraiata-sul-letto. Olympia era una prostituta e in quello era molto spudorata. …
«Perciò sto per diventare la sua Olympia.»
«Per quanto la pago, sarà tutto ciò che voglio che lei sia.»
Ecco cosa Malcom vuole da lei: un corpo capace di soddisfare ogni tipo di fantasia, anche quella più sfrenata, anche quella più spaventosa. Una prostituta pronta a giocare con lui a ogni schiocco di dita ed entrare in mondi oscuri.
Saranno i quadri che Malcom sceglierà prima di ogni incontro a raccontare la scena che dovranno interpretare insieme. Quadri famosi, che nascondono messaggi potenti e che Mona, amante dell’arte, sa perfettamente riconoscere.
Ma cosa vuol dire concedere carta bianca di se stessa – carne e sangue – a un uomo insaziabile che rincorre il piacere quasi fosse la sua unica ragione di vita?
Mona lo impara a poco a poco. Indossa i panni di Olympia, poi quelli di una schiava alla mercé di signorotti che vogliono provare il suo valore, quelli di una Ninfa che gioca nel bosco con il satiro. Mona impersona tante donne diverse, ha la capacità di lasciarsi condurre dal regista Malcom, si lascia letteralmente sedurre dalla magia che si attiva quando quell’uomo misterioso, bellissimo e potente, le è accanto. E comincia a desiderarlo in modo diverso. Donare il suo corpo non è più solamente pagare un prezzo per salvare la sua vita, ma diventa il dono che vuole deliberatamente offrirgli.
Mona si innamora di Malcom, nonostante l’unica cosa che ottenga da lui è del sesso (sesso memorabile, con la esse maiuscola, signore!).
Ma amare Malcom vuol dire anche avere paura. Perché Mona non sa in che modo lui la condurrà sino in vetta.
Nel divenire di scene surreali, in un ottundimento di sensi e follia, Mona si piega a Malcom in ogni sua richiesta, anche la più turpe, per il puro bisogno di amarlo e compiacerlo.
In lontananza sentì movimento, il fruscio di tessuto, tacchi di stivali sul pavimento. Sfinita per le lacrime versate, continuò a restare sdraiata lì, esausta per la sofferenza eppure stranamente in pace. Sebbene fosse tutto finito, il ricordo delle parole che Malcolm le aveva detto mentre la colpiva le risuonavano nelle orecchie come il suono di una campana dorata.
Sei la ragazza più coraggiosa del mondo.
Mia principessa, mio angelo, mio tesoro, mia cara.
Così sei più bella di quanto non ti abbia mai vista.
Non puoi capire cosa significa per me, che regalo mi hai fatto stanotte.
Tu mi compiaci al di là delle parole, Mona.
Udì quelle parole di nuovo nelle sue orecchie, perché Malcolm le pronunciò ancora. Si era messo per terra e l’aveva presa tra le sue braccia. La sollevò, cullandola come una bambina, sussurrandole per tutto il tempo la sua ammirazione, la sua adorazione. Mona gli cinse le forti spalle e vi si aggrappò mentre lui la portava sul letto. Il velluto della giacca le solleticò la pelle lacerata, eppure assaporò quella sensazione visto che significava che la stava tenendo in braccio.
Ma non è una sottomissione, quella di Mona, e in questo sta il bello del gioco, anche quando diventa crudele. Lei è perfettamente cosciente, adesso più che mai, di volere quello che lui ha in serbo per entrambi. E così accetta i colpi di un frustino, leniti da una notte di sesso che trasforma le lacrime in un vera dimostrazione di amore.
«È stato abbastanza per te?» chiese Malcolm strofinandole il naso sull’orecchio e baciandole il collo.
Le sue parti intime si eccitarono di nuovo per il tono sensuale della sua voce, per i baci, il morso dei suoi denti sull’orecchio.
«No» rispose Mona.
«Di più?»
«Di più» supplicò. «Di più, di più e di più.» Malcolm iniziò a muoversi ancora, a scoparla ancora, a riempirla ancora, e a ogni spinta Mona ripeté quelle parole: di più. Era il suo unico desiderio. Il suo unico bisogno.
Di più.
E di più fu esattamente quello che lui le diede.
Perché la prossima volta, le promette lui, Mona lo odierà con tutte le sue forze.
E Malcom ha ragione. I suoi siparietti, le sue fantasie, si spingono su terreni insidiosi e perversi. Mona diventa, la vittima sacrificale legata alla nuda pietra, e annega in un circolo vizioso in cui il piacere e il dolore si rincorrono, in cui vorrebbe fermare tutto e fare in modo che la tortura continui per sempre.
Il Minotauro, l’uomo, Malcolm, qualunque cosa o chiunque fosse, le sollevò la schiena dal masso e le fece scivolare un braccio al di sotto. Erano sigillati insieme per i lombi. Un altro schizzo del suo seme la riempì e lei venne di nuovo. Soltanto con Malcolm era stata in grado di avvertire un uomo venire dentro di lei. Tutto sarebbe finito in quel momento: nessun uomo poteva venire due volte dentro a una donna e dopo continuare a scoparla. Era innaturale. Non era possibile. Eppure, lui continuò a spingersi nella sua apertura. Aveva la sensazione che il suo sesso fosse come una ferita aperta, il tessuto bagnato e scoperto e lacerato.
Mona doveva fermare tutto.
Mona non voleva che avesse fine.
Il limite è superato.
Mona e Malcom non sono più solo amanti, il bisogno che Mona ha di lui affonda le radici nel cuore, sboccia e si trasforma. L’attesa per ogni incontro diventa sempre più angosciante, e quando sono insieme, nel perdono, nella gioia, si trasformano in due anime che vibrano nella stessa melodia.
Ma qual è il mistero che si cela dietro l’uomo che Mona ha imparato ad amare e compiacere? Come può arrivare alla fine di quel gioco e credere davvero che lui possa svanire per sempre?
O esiste forse un amore in grado di scavalcare i confini del tempo e dello spazio e mantenere le sue promesse?
Questo è un romanzo strepitoso, dosa erotismo, arte, introspezione, amore, il tutto con un’abilità fuori dal comune. Mi permetto anche di dire che “riscrive” l’erotico e lo eleva a un livello superiore, e che si può collocare a buon diritto tra la narrativa erotica d’autore, quella per intenderci della Nin, di Lawrence e Pauline Reage. È un romanzo che accende, scalda e turba – nel senso buono del termine – con uno stile elegante e sempre misurato. Le scene di sesso sono decisamente spinte, eppure non arrivano mai alla volgarità. E la ciliegina sulla torta è sicuramente l’arte, che ispira l’autrice nella descrizione di quelle meravigliose scene in cui corpi e anime si intrecciano in un ballo ancestrale.
Il paranormale è dosato con equilibrio; si intuisce che c’è qualcosa di inspiegabile, ma si svela solo sul finale, forse, a mio avviso, appena po’ troppo sbrigativo.
Che cosa dire poi dei protagonisti di questa vicenda?
Mona è una donna esuberante, battagliera, pronta a tutto per mantenere una promessa e salvare dal fallimento la sua galleria d’arte. Ma è anche un personaggio molto positivo, la donna che sa mettersi in gioco, che permette all’altro di plasmarla e trasformarla.
Malcom, di cui non sappiamo nulla se non alla fine del romanzo, è l’uomo del mistero, quello che sa accendere la più sfrenata fantasia. Bellissimo, appassionato, sessualmente infaticabile (ci deve essere qualcosa sotto, per forza! E non parlo della pillolina blu) trasformista, ma sempre fedele a se stesso, Malcom ama Mona e glielo dimostra nell’unico modo che conosce: insegnandole il piacere.
La qualità della scrittura, della Reizs, neanche a parlarne, è incredibile. Ci ha abituate a Søren, Kingsley e Nora, alle atmosfere bondage, agli amori impossibili, ma anche in questo erotico paranormale ci coccola e ci vizia come solo lei sa fare.
Ho apprezzato, in modo particolare, l’atmosfera cupa e sensuale del The Red, le descrizioni stuzzicanti degli ambienti e delle scene, la semina di dettagli che rendono il testo completo e perfetto.
E poi c’è Tou-Tou, il gatto del The Red. Una presenza costante che veglia su Mona e colma il vuoto lasciato dall’assenza di Malcom.
E adesso? Tocca a voi, belle fanciulle! Che fareste al posto di Mona? Vi lascereste convincere dall’affascinante, diretto, pericoloso Malcom? Siete disposte a perdere voi stesse in questo intrigante gioco?
Recensione a cura di:
Editing a cura di:















bellissima recensione! Io cosa non farei fossi in Mona… La Reisz si riconferma regina indiscussa