♦ Traduzione a cura di Micol Mian
Triskell Edizioni, acquistabile qui ♦

Più di dieci anni dopo aver lasciato il Colorado per frequentare il college e fuggire dal suo passato, Isaiah Greene vi fa ritorno e si costruisce una vita a Denver come insegnante di sostegno. Quando conosce Ben Woods, il mentore di uno dei suoi studenti, l’attrazione è immediata. La rivelazione che sono entrambi reduci da un’infanzia traumatica crea un forte legame tra loro.
Cresciuto da una nonna violenta, Ben è un ex tossicomane che ha trovato una nuova famiglia nel capo dell’impresa di costruzioni dove lavora, Hershel, e in suo marito, Daniel, la drag queen ManDonna. Aggiungere Isaiah alla sua vita gli permette di intravedere un futuro che non aveva neanche mai sognato di poter avere.
Isaiah e Ben sono entrambi dei sopravvissuti, ma quando il senso di colpa apre una frattura tra loro, il passato minaccia di distruggerne la relazione.
Ben e Isaiah intraprendono un viaggio alla scoperta di loro stessi. Anche se in certi momenti il loro percorso sarà difficile, l’amore e l’umorismo troveranno il modo di portare luce tra le tenebre.

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Con questo romanzo sofferto, Brandon Witt si conferma un autore da seguire, uno di quelli di cui non bisogna lasciarsi sfuggire nemmeno un’uscita. La sua scrittura asciutta e diretta accompagna il lettore in un viaggio nell’animo di due uomini, senza cadere in inutili esagerazioni per accrescere il dramma (credetemi, ce n’è abbastanza senza bisogno di rimestare nel torbido), e soprattutto mostrando entrambi per ciò che sono, errori, imperfezioni e sentimenti meschini inclusi.
«Tu mi piaci. È vero, non ti conosco ancora molto. Ma ti trovo sexy e, più ancora di questo, mi piace come hai parlato di Aaron, e anche che non sembrassi avere problemi con un branco di drag queen o nel vedermi con un paio di scarpe da battona.» Mi guardò dritto negli occhi. «Non sto dicendo che dobbiamo cominciare una relazione in piena regola al primo appuntamento, ma voglio sapere se ho capito davvero come sei fatto.»
Lo studiai. Sentivo suonare campanelli d’allarme e i segnali di pericolo continuavano a spuntare dappertutto. Eppure… Eppure, c’era qualcosa. Qualcosa in quegli occhi azzurri, malgrado la loro durezza. Qualcosa di familiare. Qualcosa di confortante. Qualcosa di vero.
Isaiah sta scappando, sin da quando era un ragazzino: scappando da se stesso, dall’orrore, dalle imposizioni di una famiglia religiosa che comunque non ha smesso di amare, dalla vergogna di non aver saputo fare di più per qualcuno che amava. Non importa che si sia costruito una vita come insegnante di
sostegno, dentro di sé è ancora impegnato in una corsa a perdifiato per una strada buia. È doloroso vederlo dubitare di se stesso e di ciò che prova, in certe pagine viene la tentazione di rassicurarlo, oppure di sgridarlo per il peso che non riesce a smettere di portare.
Avevo passato anni in terapia riparativa, perché i miei genitori erano certi che il mio peccato potesse essere guarito con preghiere e assistenza psicologica. E poi ci ero tornato di nuovo, anni dopo, cercando di disfare sia quel danno sia quello causato dalla fuga.
Il fatto che Ben non sia meno spezzato nell’animo non facilita le cose: ha un lavoro e degli amici, ha trovato una nuova famiglia che l’ha sostenuto nel momento peggiore, eppure la sua fragilità è ancora lì in agguato, pronta a sopraffarlo. Aiutare il piccolo Aaron in qualche modo aiuta anche lui, il loro è un bel rapporto perché non sembra affatto artificioso: nella costruzione del personaggio di Aaron si percepisce l’esperienza accumulata dall’autore lavorando come insegnante di sostegno e mi è piaciuto molto come si sia sforzato di renderlo reale, e di rendere reale anche lo sviluppo della sua vicenda all’interno della trama. Non cadere in facili finali idilliaci è una dote che lo rende uno dei miei scrittori di M/M preferiti.
Dopo un po’, la mano di Ben coprì la mia ancora poggiata sul suo ginocchio. «Pensi di dovertene andare?»
Sapevo cosa intendeva.
Guardai l’azzurro dei suoi occhi. Dentro, vidi RJ. Sapevo che doveva stare colorando o dormendo. Sapevo che non c’era nulla che avrei mai potuto fare per aiutarlo davvero. Quegli occhi azzurri, invece? Quelli potevo aiutarli.
Loro potevano aiutare me.
Scossi la testa.
«Mi piacerebbe restare.» Lui annuì.
È commovente vedere Isaiah e Ben lottare per restare insieme, venire a patti con i drammi del loro passato e scoprirsi ancora più legati di quanto non immaginassero. Nel medesimo tempo, però, nella storia ci sono momenti di ironia che bilanciano quelli di sofferenza, soprattutto grazie alla goffaggine di Jake, che mi ha fatto ridere fino alle lacrime, e all’esuberanza scintillante di ManDonna, la drag queen che è diventata una madre per Ben.
Non voglio dire altro, perché questa storia va letta e scoperta per conto proprio, ma vi assicuro che, dopo essere arrivati all’ultima pagina, una scatola di pastelli acquisterà un nuovo significato emotivo anche per voi.


Recensione:

Editing:










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