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Essendo un’arpia, la sentinella Aryal è abituata ad avere a che fare con l’odio, ma Quentin Caeravorn riesce a suscitare in lei una rabbia ardente, completamente diversa da qualsiasi sentimento provato prima. Aryal lo crede un criminale e giura di sbarazzarsene non appena se ne presenterà l’occasione. E la sua ira incessante spinge Quentin al limite, portandolo a desiderare di liberarsi di lei una volta per tutte.
Per porre fine al conflitto, Dragos, il signore dei wyr, manda le due sentinelle in missione nella terra elfica di Numenlaur. L’essere costretti a lavorare insieme intensifica l’antagonismo tra Aryal e Quentin. Ogni scontro, però, scatena sempre di più la passione, che culmina in un confronto stupefacente.
Ma quando la loro ricerca rivelerà la presenza di un vero pericolo, Aryal e Quentin si troveranno a dover risolvere i loro problemi utilizzando un approccio diverso da quello fisico, prima che venga messo in pericolo l’intero territorio wyr.

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Si diceva che i cieli si fossero squarciati il giorno in cui le arpie erano venute al mondo urlando.
Scrivere questa recensione mi ha messo in seria difficoltà, per diversi giorni sono rimasta bloccata sulle parole: “È bellissimo.” Ovviamente con moltissime “o” a completare l’aggettivo, prolungando il suono per esprimere nel modo migliore tutto l’entusiasmo che leggerlo mi aveva suscitato. A volte succede, con storie e personaggi che ci hanno fatto emozionare molto, di faticare a tradurre in pensieri di senso compiuto le nostre impressioni.
Conosciamo già Aryal, sin dal primo libro della serie, e sfido chiunque a non averla giudicata almeno una volta antipatica o irritante, anche affascinante nella sua furia selvaggia, ma nonostante tutto fastidiosa per certi comportamenti bruschi o violenti. Arrivati al suo libro, l’arpia ci stupisce, si mostra in tutta la propria indomita rabbia e ci conquista: Aryal non cambia affatto, anzi sfodera qui alcuni dei suoi tratti più irrazionali, eppure lo fa con tanta naturalezza da farci innalzare insieme a lei tra le nubi e poi piombare sulla preda.
Preda che non è affatto tale: Quentin è tutto fuorché un sottomesso in attesa di essere conquistato. Scopriamo qui l’esatto retaggio dell’affascinante ex capo di Pia, ci addentriamo per la prima volta nei
meandri della sua mente e ne conosciamo l’oscurità, il tormento che l’ha spinto a partecipare ai Giochi delle Sentinelle e guadagnarsi un posto tra di esse, nonostante la sua per nulla celata antipatia nei confronti di Dragos.
Non pensava che l’oscurità che viveva dentro di lui fosse sbagliata o malvagia. Non stava cercando di negarla o di nasconderla.
Cercava solo di proteggere tutti gli altri.
Conosceva la propria forza e sapeva di possedere delle qualità pericolose.
L’odio tra Aryal e Quentin sfocia in uno scontro selvaggio e i due vengono spediti lontano, in missione in un’Altra Terra, il reame elfico di Numenlaur da cui proveniva l’esercito caduto preda del Deus Machinae, nel libro precedente. Essere costretti a lavorare insieme non è facile, i due perseverano nello sfidarsi a vicenda, ma nel medesimo tempo sviluppano un malcelato rispetto reciproco, mentre entrambi comprendono che potrebbe esserci molto di più dietro all’antipatia che li ha uniti.
Erano entrambi dominanti, e sapeva per certo che non si sarebbe sottomesso né avrebbe ceduto il ruolo di dominante per nessuno tranne che per lei. Ed era quasi certo che nemmeno lei lo avrebbe fatto.
Aryal riusciva a calmare la sua frusta interiore perché era diventata lei stessa la frusta, grazie alla sua anima, affilata come un coltello.
Poteva lasciare che lei lo ferisse, poi stringerla tra le braccia ed essere la sua consolazione. Guarirla e lasciarsi ferire.
Lasciare che lei lo guarisse. Lasciare che fosse la sua consolazione.
Erano così impenitenti, così perversi.
«Siamo perfetti,» le disse.
Lo scontro di caratteri rende la narrazione un susseguirsi di emozioni, ma nel momento in cui subentrano rispetto e collaborazione esse non cessano, anzi aumentano, mentre un nemico oscuro e misterioso percorre i sentieri di Numenlaur. Alcune sequenze ambientate nel meraviglioso eppure desolato reame sono di una bellezza commovente, Thea Harrison dimostra ancora una volta di possedere un’immaginazione vivida in grado di stupire e catturare il lettore, sorprendendolo persino dopo sei libri di una stessa serie. Non mi soffermerò su ciò che accade a Numenlaur, perché un solo dettaglio rischierebbe di svelare troppo e rovinare la lettura.
L’intrecciarsi delle sue componenti della trama, amorosa e d’avventura, è perfetto. In ogni battuta e azione Aryal e Quentin ci mostrano di essere sempre se stessi, a volte arroganti e altre quasi folli negli slanci di coraggio, e contemporaneamente entrambi mutano grazie al fiorire di un amore inaspettato. Aryal è una creatura antica e indomita, la sua furia rappresenta il nucleo stesso della natura dei wyr ed è proprio questa caratteristica a renderla la controparte giusta per il tormento interiore di Quentin, che deriva in parte dalle diverse componenti del suo animo, in bilico tra la magia elfica e l’irrequietezza selvaggia della pantera.
La pantera si abbassò e mise la testa in grembo all’arpia.
♦
Forse uno dei libri migliori della serie, Ossessione è veramente bellissimo: aggiungete tutte le “o” che volete, non saranno di troppo.
*Cliccando qui potete vedere le schede dei personaggi della serie*


Recensione a cura di:

FanArt:
& 
Editing:











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