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Effie non ha mai avuto niente nella vita. Né un abbraccio, né una parola gentile, né una famiglia, né un nome. Tutto quello che aveva gli è stato portato via quando era solo un bambino e tutto ciò che ha conosciuto da allora sono stati crudeltà e abusi, un patrigno-Padrone che lo ha educato con la violenza a diventare il sottomesso perfetto e un’oscurità che lo ha circondato fino a fargli avere una paura folle del buio.
A distanza di molti anni, quando viene venduto a un nuovo Padrone, sa di non potersi aspettare che le cose siano diverse solo perché cambia chi lo possiede.
Rassegnato a doversi piegare di nuovo alle voglie di qualcuno che non esiterà a usarlo come preferisce, trova invece cibo, vestiti, protezione, un nome e, soprattutto, qualcuno in grado di scacciare gli incubi che lo inseguono fin da quando ha memoria: Caronte, l’uomo che incarna tutto ciò da cui dovrebbe fuggire ma anche da cui non riesce a separarsi.
Ma il prezzo per la libertà rischia di essere troppo alto, e fuggire da un inferno per cadere in un altro ancora peggiore, un inferno fatto di silenzi e disinteresse, potrebbe distruggere il posto nel mondo che Effie con difficoltà, lacrime e sacrifici è finalmente riuscito a ritagliarsi.

Volevo essere dominato da Caronte, volevo essere schiacciato, volevo che mi facesse male, volevo che mi strappasse qualsiasi facoltà decisionale. Volevo mettermi nelle sue mani e perdermi completamente. Solo in quel modo avrei ripreso il controllo della mia esistenza. Usandomi mi avrebbe fatto sentire sporco, sbagliato, nello stesso modo in cui mi sentivo ogni secondo della mia vita, ma al tempo stesso libero da qualsiasi senso di colpa. Sarebbe stata una sensazione reale, e mi sarei sentito sporco sul serio.
Tanta sofferenza, tanto dolore, tanto sentimento. Ecco cosa contiene questo secondo volume della serie Carnival. Già durante la lettura del primo libro mi ero innamorata di tutti i personaggi, ora sono follemente persa, totalmente dipendente dalle mani dell’autrice. Ne voglio di più, ne voglio ancora, perché questi ragazzi si sono presi un pezzetto del mio cuore a forza di sospiri e, lo ammetto, qualche lacrima.
Efestione e Caronte.
Il buio e la luce.
Il primo: fragile, insicuro, terrorizzato dal mondo intero, alla ricerca di un raggio di sole mentre affoga in un’oscurità devastante. Effie è un prezioso vaso di cristallo che è caduto frantumandosi in mille pezzi, in attesa che qualcuno prenda la colla e ne rimetta insieme ogni più piccola briciola. Un collante fatto di carezze e dolci parole sussurrate, ma anche di severi ordini e colpi decisi.
Il secondo: ferito, inarrivabile, impossibile da scalfire, timoroso di cedere alla tentazione, risoluto, coraggioso nel suo disperato tentativo di mantenere le distanze per non ridurre i pezzi di quel cristallo a una semplice, pregiatissima polvere. Caronte, a un primo sguardo, appare imperturbabile, freddo e indifferente, solo alla fine esplode tutto ciò che ha sempre nascosto dentro di sé. Poteva cedere fin dall’inizio, poteva prendersi ciò che voleva, poteva ottenere tutto il suo piacere fregandosene di tutto, invece ha stretto i denti e ha eretto alte mura. Non per se stesso, ma per quel ragazzino che è diventato suo fin dal primo sguardo.
“Hai paura del buio, Effie? Diventa tu la luce e non dovrai più temerlo.”
Quella di Effie è una storia molto sofferta, fatta di abusi e torture, di umiliazioni e dolore. Un bambino che ha perso tutto, compresa la sua umanità, diventando un semplice oggetto.
Tutto il libro è narrato dal suo punto di vista eccetto una sorpresa graditissima nel finale. Il lettore, tra dialoghi e narrazioni, si sente pienamente parte della sofferenza del protagonista. È straziante e dolcissimo il modo in cui questo personaggio cambia, si evolve per rinascere e ritrovare se stesso. Come combatte e si mette in gioco per ottenere ciò di cui ha bisogno per sopravvivere.
Il dolore e il tormento diventano parte di lui; prima per spezzarlo, poi per sanarlo, per rimetterlo insieme e guarirlo.
Mi sentii di nuovo me stesso, completo.
La sottomissione era qualcosa che mi riusciva bene. Ero io, e io soltanto, che decidevo di mettermi nelle mani di qualcun altro.
È una storia di rinascita e di sopravvivenza.
Un romanzo che si legge tutto d’un fiato, con gli occhi che brillano e le mani che fremono. Con qualche insulto pronto sulla punta della lingua e la paura che da un momento all’altro possa andare tutto a rotoli.
Sottomissione e dolore assumono un aspetto fondamentale, ma non sono il centro della narrazione che invece è dominata dai sentimenti e dalle sensazioni.
Una lettura scorrevole, incantevole, da amare.



Recensione a cura di:

Editing:

Qui la recensione del primo romanzo della serie.
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