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Febbraio 1929.
Dopo la strage di San Valentino, altri avvenimenti sanguinosi continuano ad abbattersi su Chicago. La città del vento è in preda al terrore, tenuta sotto scacco da un serial killer denominato il Collezionista di Bambole, un assassino che da quasi quindici anni terrorizza gli abitanti creando macabre bambole umane con ragazzi di strada, che abbandona poi in luoghi caratteristici come se fossero un tassello a completamento della sua opera.
In questo clima di terrore si incrociano le vite di Aidan, il detective messo a indagare sul caso, René, un giovane che vive nella casa di piacere di Mama Blue e che con la donna condivide un terribile segreto e del giovane Hisui, anche lui un ragazzo della casa di piacere.
In una metropoli spazzata dal gelido vento del nord che porta con sé le note della musica jazz, il lamento di vittime innocenti e la voce di una bestia bramosa di sangue e vite umane, è in atto una corsa contro il tempo per evitare che il Collezionista di Bambole colpisca ancora. E ancora.

Chicago, 1929, inverno.
Windy City, dagli angoli più bui ai vicoli sporchi, dai mattatoi alle distillerie clandestine, dalle sponde del Michigan ai parchi coperti di neve, è terrorizzata.
E non per la strage di irlandesi appena compiuta da presunti poliziotti.
Sono le bambole a terrorizzare la città. Giovani corpi, acconciati con cura, lasciati lì dove si possano ritrovare. E ammirare. In tutto il loro macabro splendore.
Nuovamente la voce della bestia esplode nella mia testa, riecheggia come un ruggito feroce, impartendomi il solito ordine. Un ordine al quale non sono in grado di sottrarmi. “ Uccidi! Uccidi!”
Chi è il folle assassino? Perché quella orribile messa in scena?
Dolore, sofferenza, buio, vizio, cattiveria, follia. In un turbinare di voci ed eventi, presenti ma ben radicati nel passato, scopriamo passo passo quanto sia fragile e impalpabile il confine tra amore e follia, tra vero e falso, quanto la crosta infetta del perbenismo possa creare mostri.
“Bambole,” sussurrò a mezza voce, mentre le parole venivano portate via dal vento. Avevano il coraggio di chiamarle così. Non erano bambole per Aidan, non era così che le vedeva. Non erano scarti della società a cui non pensare, ma erano vittime a cui dare giustizia; ma più di ogni altra cosa, erano ragazzi sventurati, molti nemmeno maggiorenni, costretti a vivere in strada e a vendere il loro corpo per poter sopravvivere. Vittime, che per non morire di fame erano cadute nelle mani di un pazzo sadico.
Una folata di vento lo investì in pieno, portando con sé un turbinio di neve sporca e ghiaccio, inzuppando il suo completo scuro.
Un investigatore vuole dare un nome alle cose. Aidan è un buon detective e vuole arrivare fino in fondo. A costo di scavare. Fino a graffiarsi l’anima. E a scoprire che, anche nei luoghi più oscuri, può brillare una luce.
Reputo questo romanzo una buona prova d’esordio: l’intreccio è forte, intenso, i personaggi, presentati via via, non nascondono dolori e debolezze, non lesinano cattiverie e cadute, non fingono ciò che non sono. Il luogo e il tempo nei quali la vicenda si svolge sono una novità e, sebbene la prima parte soffra di qualche ripetizione, la narrazione scorre e intriga. Come intriga la possibilità di ritrovare Aidan in coppia, pronto a investigare ancora, nel Vecchio Continente…



Recensione a cura di:

Editing:










Eccomi, finalmente sono riuscita a leggerla con calma. Grazie per la splendida recensione, sono felicissima che il libro ti sia piaciuto.
Grazie ancora.
Erika