
Jack Reardon, ex soldato del Servizio Aereo Speciale e ora risorsa del Meta-Stato australiano, ha affrontato missioni difficili. Ma niente lo prepara a ciò che lo attende quando la sua copertura salta e finisce nelle mani di Ethan Blade, un assassino spietato e senza scrupoli. In una camera delle torture, Jack è costretto a fare un accordo con Blade per sopravvivere. L’unico modo per uscire dalla situazione è unire le forze, nonostante la profonda avversione che Jack nutre per Blade. In un deserto ostile, Jack scopre che Blade è molto più di un semplice killer: è un uomo con un lato oscuro difficile da ignorare, e resistergli è più complicato di quanto pensi. Un anno dopo, Jack cerca di ricostruire la sua vita, ma quando Ethan riappare, il caos ritorna. Impossibile fidarsi di un assassino come lui, ma la sua presenza scuote Jack, facendogli dubitare della sua lealtà verso il paese. Eppure, forse Ethan è l’unico in grado di restituirgli quella parte di sé che Jack pensava perduta per sempre.

Jack Reardon è un agente sotto copertura del Meta-Stato australiano, un ufficio che si occupa delle minacce nel Sud Est asiatico, che all’improvviso si ritrova “bruciato” e nelle mani di un trafficante senza scrupoli e del suo sicario.
Ammetto la mia ignoranza e non so se questo Meta-Stato esista davvero, ma nel caso, sappiate che utilizza metodologie all’avanguardia come impianti neuronali nel cervello dei propri agenti. Impianti che permettono di comunicare “mentalmente”, visionare sull’interno delle palpebre chiuse informazioni e immagazzinare dati.
Mi ci è voluto un po’ per capirlo, come anche ad abituarmi allo stile di scrittura scelto dall’autrice in questo libro, che è suddiviso in “prima” e “dopo” a ogni capitolo, con le story-lines che si sviluppano in diversi momenti temporali.
All’inizio ho fatto confusione, perché si viene bersagliati da troppe informazioni e si fa fatica a stare dietro a tutto; dopo, però, ho apprezzato la dinamicità che questo stile narrativo dà all’intero romanzo e mi sono abituata, nonostante avrei desiderato poter leggere anche il punto di vista di Ethan.
E arriviamo proprio a lui, Ethan Blade, il killer misterioso (settimo nella graduatoria dei migliori assassini al mondo) che intralcia la missione di Jack, ma poi lo soccorre; dopo lo intralcia di nuovo e poi lo aiuta… forse. E ci si chiede per l’intera durata del libro chi stia aiutando o intralciando l’altro. Insomma, un plot ben congegnato che ti spinge ad andare avanti con la lettura, anche perché non si ha la minima idea di cosa faranno quei due sciagurati la riga dopo.
I due protagonisti sono interessanti; tuttavia, riusciamo a intuire solo quello che prova Jack, perché abbiamo il suo punto di vista, mentre le emozioni di Ethan rimangono un mistero. Inoltre, troppi aspetti del loro passato vengono lasciati in sospeso (credo in vista dei capitoli futuri della serie) e quindi si rimane un po’ delusi di fronte agli accenni alle missioni di Jack (che gli hanno lasciato non pochi traumi psicologici) o alla sorella che lo ha rinnegato per motivi che ancora non capisco. Di Ethan, invece, conosciamo soltanto il presente, ma dal poco del suo passato che ci viene concesso comprendiamo che ha subìto delle violenze da bambino, che è uno sugar baby e che non è l’unico. Cos’è uno sugar baby? Leggete il libro e lo scoprirete, io non faccio spoiler. Il giovane e bellissimo killer dagli occhi strani, parecchie manie e l’amore per gli animali mi è entrato nel cuore, nonostante una scelta dell’autrice (a mio avviso, del tutto gratuita) mi abbia un po’ infastidito.
La parte romance non è predominante e la relazione tra Jack e Ethan è atipica nel senso più atipico della parola. Non vi aspettate frasi sdolcinate o cose del genere, ma più gesti volti a salvare la vita l’uno dell’altro. E se in questo ravvisate un sentimento d’amore, beh, è lo stesso per me. Le scene spicy non sono molte e, a mio personale avviso, non all’altezza del resto del libro.
In conclusione, mi è piaciuto questo romanzo? Sì, ma non quanto avrei pensato, dopo aver letto la trama. Mi aspettavo qualcosa di diverso, forse di meno complicato da seguire o magari con un po’ più di romance. Naturalmente, parlo per gusto personale, perché è indubbio che “Dove la morte incontra il diavolo” sia un’ottima spy story che rispetta tutti i canoni del genere.
Lo consiglio agli appassionati delle spy stories piene di avventura, colpi di scena e adrenalina.


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