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Ben Forman ha nascosto la sua vera identità sessuale per così tanto tempo da convincersi di essere eterosessuale. Ma il suo treno pieno di negazione deraglia quando Micah Trains, avvocato di successo, entra nella sua vita. Micah è intelligente, divertente, determinato… e, credendo che Ben sia gay, comincia a uscire con lui. Sentendosi davvero felice per la prima volta nella sua vita, Ben non ha la forza di resistere.
Però la vita non è tutta arcobaleni e vissero felici e contenti. Ben ama la sua famiglia, ma i suoi genitori si sono allontanati da suo fratello, Noah, quando ha dichiarato la propria omosessualità. Ben non vuole perderli, ma Micah non potrà essere il suo piccolo sporco segreto per sempre. Improvvisamente, la presa di Ben sulla sua felicità, così come la consapevolezza di sé, sembra scivolare via. Se vorrà sopravvivere con il cuore intatto, dovrà confessare la verità su ciò che vuole e su chi è. Il problema è capire cos’è la verità.

O forse essere gay non ha niente a che fare con tutti quegli stereotipi. Forse essere gay significa solo che, sebbene vorrei tanto che succedesse, nessuna donna mi farà mai provare lo stesso batticuore, le stesse vampate, né mi farà mancare il respiro o eccitare quanto Micah Trains, anche quando non fa altro che passarsi le dita tra i corti capelli castani.
Quinto volume della serie Home, “Cos’è la verità” si lega strettamente al primo, “Ritorno a casa”, perché vi ritroviamo come protagonista Ben, il fratello maggiore di Noah. Se nel libro precedente Ben è risultato quasi impossibile da non detestare, qui scopriamo cosa si cela dietro le sue azioni e man mano ci addentriamo nel suo animo comprendiamo i motivi che l’hanno spinto a cercare di separare Noah e Clark, e soffriamo insieme a lui per la desolazione in cui si costringe a vivere.
Era incredibilmente bello che qualcuno mi piacesse così tanto, il volerlo davvero. Quei sentimenti erano così forti, così intensi, che non sapevo come avrei potuto evitarli. No, c’era di più. Non volevo evitarli. Volevo sentirmi così. Era molto meglio che vivere nell’ansia costante o nella rabbia che la maggior parte dei giorni mi faceva star male dentro.
La voce narrante di Ben è senza dubbio il punto forte di questo romanzo, perché il misto di sconforto e autoironia unito ai momenti in cui si rivolge direttamente al lettore rendono la storia scorrevole e al medesimo tempo appassionante, strappando delle risate persino nei punti in cui il dolore che prova per il continuo negare se stesso raggiunge l’apice.
Ero un casino. Perché un uomo di successo, bello e divertente come Micah avrebbe dovuto passare del tempo con me? Riuscivo a malapena a sopportarmi da solo.
Siate onesti, vorreste darmi uno schiaffo ora, vero? Non ve ne farei una colpa. Diamine, magari potrebbe aiutarmi. Nient’altro sembrava funzionare.
La vita di Ben è stata plasmata da genitori conservatori e chiusi mentalmente, convinti che “lo stile di vita gay” sia dissoluto e porti solo a malattie, solitudine e degrado morale. Mentre sin da ragazzino Noah ha lottato contro di loro, Ben si è sentito in dovere di assecondarli e renderli felici, in gran parte anche per compensare il disappunto generato dai comportamenti del fratello minore: meno forte caratterialmente, Ben ha subìto in silenzio, costruendosi una facciata da bravo figlio obbediente e uomo ligio al dovere e ai dettami della società, mentre dentro di sé si dibatteva in un abisso di solitudine, disprezzo per se stesso e autonegazione. Il cammino intrapreso già nel finale del primo romanzo della serie, quando i due fratelli iniziano a riavvicinarsi, continua qui e Noah è fondamentale per aiutare Ben a decidere di essere finalmente se stesso.
Ero un uomo adulto, forte e indipendente. Eppure, c’era qualcosa nello stare con Micah che mi faceva sentire molto vulnerabile. Mi sembrava che potesse vedermi, vedere il vero me, seppellito sotto tutte le facciate che avevo costruito negli anni. Sentivo di non dover essere forte tutto il tempo, perché forse lui poteva essere forte per entrambi. Lasciarmi andare con Micah e permettere a me stesso di essere vulnerabile era incredibilmente liberatorio.
La miccia che fa denotare l’intera esistenza di Ben è Micah Trains, avvocato di successo arrivato da poco nel suo stesso studio legale, di cui abbiamo già sentito parlare in “Amore a prima vista” (era il cliente di David impossibile da soddisfare, che alla fine comprava una proprietà da demolire per costruirsi la casa che desiderava). Micah non ha idea che Ben neghi persino a se stesso di essere gay e il rapporto tra loro inizia in modo talmente tranquillo e naturale che, se il lettore non conoscesse i tomenti interiori di Ben, anche lui cadrebbe dalle nuvole insieme a Micah quando tutta la verità salta fuori.
Cardeno come sempre non calca la mano sul dramma e preferisce infondere ogni cosa con romanticismo e amore, quindi i problemi trovano una rapida soluzione e il lieto fine, spalmato in un arco di tempo piuttosto lungo per mostrare la crescita di Ben e Micah come coppia e famiglia, è un tripudio di buoni sentimenti, persino nei confronti di chi a mio avviso non lo meriterebbe poi così tanto. In ogni caso, questo resta uno dei suoi migliori libri, per me di sicuro il migliore della serie Home, per il modo in cui sa sfruttare al meglio la voce narrante di Ben e accompagnare il lettore lungo il suo percorso verso la felicità e, soprattutto, la verità: verso se stesso, la sua famiglia e l’uomo che gli ha aperto gli occhi sulla vita e donato il proprio cuore.


Recensione a cura di:

Editing a cura di:

Qui le recensioni dei primi romanzi della serie.
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