Dimenticate la politica: è l’amore a creare strani compagni di letto.
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Unico figlio del Presidente Democratico degli Stati Uniti d’America, e di una first lady sempre impegnata nella politica, Trevor Moga è cresciuto in un ambiente regolato dai cicli elettorali. Da bambino fantasticava di avere una famiglia da serie televisiva e, una volta adulto, ha rifiutato ogni legame con la politica, costruendosi una carriera di successo, il più lontano possibile dai propri genitori.
Il neoeletto Deputato Ford Hollingsworth appartiene alla Nobiltà Repubblicana. Nipote di un riverito governatore, e figlio di un rispettato senatore, è stato educato secondi i valori della fede e della famiglia, e con l’obiettivo di vedere un Hollingsworth alla Casa Bianca.
Quando Trevor e Ford si incontrano, tra loro volano scintille e si forma una solida amicizia. Ma riuscirà il figlio miliardario di un Presidente Democratico a formare una famiglia con il figlio Deputato di un Senatore Repubblicano?

Ford Hollingsworth è l’astro nascente del Partito Repubblicano. Figlio e nipote dei senatori Hollingsworth, respira politica dal giorno in cui è nato. La sua fede e, soprattutto, la linea politica del suo partito frenano da sempre il suo bisogno di trovare l’amore. Ford è gay e nonostante non gli manchino le occasioni per creare una relazione di facciata con una donna, preferisce evitare un matrimonio che renderebbe infelice lui e la sua compagna.
Travis Moga è il figlio del Presidente degli Stati Uniti. La sua famiglia è in apparenza del tutto differente da quella di Ford: i genitori si concedono qualche scappatella, ma mantengono una parvenza irreprensibile. Come rappresentanti del Partito Democratico, hanno una visione a tratti opposta a quella del senatore Hollingworth, anche in materia di diritti civili.
Ford e Travis sono pianeti che ruotano intorno a soli diversi, eppure una sera, complice il bisogno di Ford di vivere la sua sessualità per un paio d’ore, finiscono per collidere.
«Sono felice che tu abbia deciso di fidarti di me,» lo accolse.
«Non sono sicuro che sia così.» L’altro scrollò le spalle. «Ma avevi ragione, quando hai detto di avere abbastanza munizioni contro di me.» Deglutì. «E io voglio davvero rimanere.» Incontrò il suo sguardo e sussurrò: «Dimmi che non sto facendo un errore.»
La vulnerabilità contenuta in quella domanda, il desiderio di potersi fidare, addolorarono Trevor. Cinse l’uomo fra le braccia e gli premette la bocca all’orecchio. «Non stai facendo uno sbaglio.»
Da quel momento, nulla è più lo stesso. In Ford comincia a farsi strada il bisogno sempre più incombente di fare coming out. Purtroppo, però, è conscio del fatto che potrebbe perdere tutto: la sua promettente carriera politica, gli amici, forse anche alcuni affetti. Tutto perché si è inequivocabilmente innamorato di Travis, che lo sostiene meglio che può nel suo prendere consapevolezza di non essere “sbagliato”. Anzi. Ma per quanto Travis ricambi i sentimenti di Ford, non è da lui nascondersi e far finta di niente. Specialmente quando, per mantenere la facciata, l’altro si fa fotografare con donne attraenti.
La scelta spetta a Ford: continuare a nascondersi o uscire allo scoperto e rischiare di perdere tutto?
Cardeno ha la capacità unica di creare favole moderne, in cui il lieto fine è assicurato. Strani compagni di letto ne è un esempio: Ford e Travis non potrebbero provenire da mondi più diversi ma, per uno scherzo del fato, sono destinati a diventare compagni per la vita.
La dolcezza di questi due uomini, il loro amarsi nonostante il mondo, sono gli ingredienti fondamentali di questo libro, il tutto condito con una buona dose di passione e scene hot. In tutto questo, il realismo lascia un po’ a desiderare ma, come detto prima, questa è una favola ed è ben scritta.
Strani compagni di letto è un libro dolce, sensuale, che permette di passare qualche ora in leggerezza e che lascia sulle labbra un bel sorriso.
«Tu l’hai resa più semplice.» Ford gli appoggiò una guancia sulla spalla e chiuse gli occhi. «Stare insieme a te è stata una benedizione.» E gli aveva ricordato che non c’era grazia nel negare e rifiutare la propria natura e i doni che gli erano stati concessi.


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