Era come un sogno a occhi aperti, una fantasia più seducente delle sue stesse carezze e io non volevo in alcun modo che quel momento finisse…
Romanzo vincitore della categoria Passion di eLove Talent
Genere: erotico
Harper Collins Italia (eLit), 13 gennaio 2020
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Beatrice ha finalmente raggiunto il traguardo tanto agognato: la maturità. Ora vuole vivere nella libertà più assoluta prima di iniziare l’università; sogna un’estate indimenticabile, la più bella della sua vita, ma le cose non vanno esattamente come sperava…
Lucio, fratello della sua migliore amica e ragazzo inarrivabile di cui è cotta da tempo, la avvicina e la coinvolge in una relazione senza limiti, ricca di desiderio sfrenato ed esperienze fuori dal comune. Con lui Beatrice svela e prova le fantasie più segrete; in sua presenza perde il controllo completamente, tanto da mettere a rischio se stessa. Sarà Alberto, un amico di Lucio, a farle capire che ciò che conta non è solo quello, che ci sono anche la testa e i sentimenti. Beatrice si trova così tra due fuochi, che accendono e stimolano due lati della sua personalità; starà a lei decidere da quale farsi scaldare. (Per Adulti)

Gli avevo posato una mano sul petto e mi ero staccata, abbassando lo sguardo lì dove i nostri corpi erano uniti; poi mi ero aggrappata alla sua spalla mentre poggiavo l’altra mano sul materasso per spingermi lentamente verso di lui, e lasciare che mi penetrasse.
I gemiti avevano lasciato il posto ai respiri. Lui aveva seguito il mio sguardo: il più primitivo dei bisogni. Non c’era Lucio, non c’era Beatrice, c’era un unico essere creato dall’istinto. Mantenevo la distanza per guardarci, assecondando le sue spinte come meglio potevo, mentre reclinavo le spalle all’indietro e posavo anche l’altra mano sul letto, e lui con me: aperti, esposti. E, poi, lui mi aveva tirato su.
Lo sguardo che mi aveva rivolto non lo avrei dimenticato per tutta la vita perché qualcosa era cambiato: non so come, non so perché. Vorrei poter spiegare a parole cos’era successo, ma per quanto mi sforzi non sono in grado di farlo. So soltanto che quando aveva posato di nuovo la bocca sulla mia i suoi baci li avevo sentiti diversi: più lenti, presenti, consapevoli. Mi aveva stretto la nuca in una morsa e mi aveva spinto sul letto, sovrastandomi. D’istinto gli avevo allacciato le gambe intorno ai fianchi.
«Mi hai» mi aveva detto con un filo di voce, gli occhi seri. «Tu mi hai, Bea.»
Aveva iniziato a muoversi sopra di me, dentro di me, e non c’era stato bisogno che infilasse due dita sopra il mio sesso per toccarmi, tutt’altro: le sue mani avevano cercato le mie, spingendole oltre la testa. I respiri si erano fatti febbrili, nell’aria tra le candele tremule le note di New York di Snow Patrol avevano fatto da colonna sonora a quel qualcosa che non era solo sesso, e avevo pensato che non sarei stata più in grado di riascoltare quella canzone senza avere i brividi.
Non so da quale paradiso o inferno venisse quel piacere misto a uno strano dolore di cuore, di anima e d’ossa, so che l’avevo sentito montare da ogni singola cellula, fibra, ed ero esplosa sotto il suo corpo, tra le sue braccia. E poi il mio nome soffocato nella sua voce, rotta, e una sensazione di tepore dentro. Perfetto.
L’attimo perfetto, quello per cui puoi anche dannarti a vita senza provare rimorso.x
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L’occhio mi cadde sui tatuaggi. Erano i cinque cerchi olimpici e ne aveva due, uguali, all’altezza dell’inguine, nel mezzo una scritta: Citius, Altius, Fortius. Senza rifletterci allungai una mano e la sfiorai, facendolo sussultare. E non solo lui…
«Scusa» dissi sottovoce, «non volevo… cosa significa la scritta?»
Non avevo mai pensato che sarebbe stato così intenso desiderare ed essere desiderata. Alberto fece un passo in avanti, e istintivamente io un passo indietro schiacciandomi contro le piastrelle umide. L’acqua colpiva le sue spalle levigate, schizzando spruzzi da ogni parte. I suoi occhi erano pozze scure, ora.
«Non hai studiato latino?» sussurrò con voce roca, posando le mani poco sopra la mia testa.
«Sì.»
«Quindi?»
Abbassai lo sguardo: Alberto era eccitato, io lo ero di nuovo. Gli passai il dorso di un’unghia sulla fossetta inguinale: «Più alto, più forte… mi manca citius» ammisi, senza che me ne importasse più nulla perché Alberto mi aveva infilato una mano nei capelli e si stava chinando su di me, puntando dritto alle mie labbra.x
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«Spogliati» sussurrai a Lucio, spostando lo sguardo su di lui e portando le mie mani sulle sue. «Prima spoglierò te» fu la sua risposta. La voce si era arrochita, come ogni volta che la voglia di me lo bruciava. Lo sentivo. Un altro gemito mi sfuggì dalle labbra e Lucio mi attrasse a sé per baciarmi di nuovo. Quando si allontanò, mi sollevò l’orlo del vestito sfilandomelo dalla testa; il reggiseno rimase basso, sotto il seno ormai scoperto, poi tolse anche quello. Mi fece alzare e mi posò le mani sui fianchi, attirandomi di nuovo a sé; la sua bocca si chiuse su un capezzolo senza che lui abbassasse lo sguardo, o interrompesse il contatto. Succhiava e mi guardava e, quando ebbi l’istinto di chiudere gli occhi, mi sforzai di non farlo per godermi quella visione altamente erotica. Un sospiro sviò la mia attenzione, spostai lo sguardo su Alberto che respirava a bocca aperta. Ci fissammo in silenzio e lessi nei suoi occhi il mio stesso desiderio.








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