Triskell Edizioni (3 giugno 2019), acquistabile qui.

Benjamin Fuller è un cacciatore, nato e allevato come tale. Cieco fin da bambino a causa del vampiro che ha massacrato la sua famiglia, è stato benedetto con una seconda vista che gli permette di catturare e uccidere la sua preda. Quello che il suo dono non può aiutarlo a fare è vedere arrivare la sua feroce e quasi carnale attrazione per l’uomo misterioso che sostiene di essere un altro cacciatore e il cui tocco gli provoca sia lussuria che repulsione. Quando lui ha il sopravvento, Benjamin giura che metterà in ginocchio il suo nemico.
Dopo parecchi anni passati in esilio, l’unico che può aiutare a riportare Tzadkiel Dragoumanos al ruolo legittimo che gli spetta, come Signore della Guerra, è un cacciatore cieco con riccioli dorati, il fisico agile di un ballerino e particolari cicatrici sul viso, cicatrici che Tzadkiel stesso gli ha causato vent’anni prima. Il solo profumo di Benjamin Fuller gli provoca uno sgradito impeto di desiderio insaziabile. Anche per vincere una guerra completamente soprannaturale, Tzadkiel deve resistere alla fame insaziabile di possedere la sua preda… per il momento.

Riporta la luce. Aveva bisogno della luce di Tzadkiel.
Benjamin ha otto anni quando un atto di pietà gli costa la vista e la vita della sua famiglia. Da allora vive in un’oscurità perenne, rischiarata solo dalle pallide auree delle creature soprannaturali che popolano il mondo all’insaputa dei fragili esseri umani.
Lui è un cacciatore, l’ultimo della sua stirpe, i Figli di Castore, rimasto a difendere gli ignari esseri umani dalla più pericolosa e letale delle stirpi soprannaturali: i vampiri, i Figli di Polluce.
Gli unici suoi alleati, due ragazzi che come lui appaiono solo dei disadattati agli occhi delle persone comuni: Akito, un umano estremamente abile nelle arti marziali, e Nyx, metà fata metà strega, che vive sotto mentite spoglie per nascondersi dai propri genitori, che vorrebbero usarla l’uno contro l’altro nella guerra che si sono dichiarati da tempo. Loro ormai sono la sua famiglia, gli unici affetti che rischiarano l’oscurità della sua anima, dove da vent’anni regna solo il gelo del desiderio di vendetta e il ricordo del sangue rosso dei suoi genitori e degli occhi incredibilmente blu di un vampiro crudele. Le ultime immagini che i suoi occhi hanno registrato prima di venire distrutti dall’acido che ha segnato per sempre la sua infanzia e il suo viso con profonde cicatrici.
Cacciò fuori il fiato dai polmoni come se gli avessero dato un pugno. Lui aveva lasciato scappare il vampiro, tanti anni prima. Lui aveva fatto una cazzata, e nessun altro. Non poteva smettere di dar loro la caccia perché, se lo avesse fatto, avrebbe solo avuto le mani ancora più sporche di sangue. Era stata colpa sua tutto quanto, ed era così stanco di aspettare di essere il prossimo.
Tzadkiel ha passato gli ultimi vent’anni della sua millenaria esistenza nascosto nell’oscurità delle fogne di Boston, perso in uno stato di delirio e dolore, in attesa che il proprio potere, avvelenato da una letale miscela di acido e ferro che ne contamina il sangue, ritornasse abbastanza forte da permettergli di guarire tanto da ritrovare la sua gente, la sua mora, e riprendere il proprio posto di Signore della Guerra, protettore e guida del suo popolo. Ma soprattutto abbastanza forte da trovare il ragazzino che il suo onore gli ha imposto di risparmiare, e portare a termine la propria vendetta: sacrificare agli dei l’ultimo cacciatore, l’ultimo mostro generato dall’odiata stirpe dei Figli di Castore.
L’odore di fiori di sambuco e di pioggia primaverile aveva preannunciato l’avvicinarsi del cacciatore, riaffiorando in lui vividi ricordi come solo quel profumo sapeva fare. Il sangue di Benjamin Fuller bambino aveva emesso un aroma di salvia dolce e freschi fiori di sambuco. Da uomo, il suo profumo non era cambiato. La sete di Tzadkiel era aumentata, minacciando di fargli perdere la sanità mentale, l’incolumità e ogni tipo di prudenza che aveva escogitato nei decenni passati. Prima, aveva dovuto smettere di seguire l’uomo per paura di cadere in tentazione. In tutti quegli anni, anche attraverso il velo di dolore e rabbia, e la perdita di memoria riguardo a chi fosse e a quale significato avessero le sue ferite, Tzadkiel aveva tenuto bene in mente il sapore del sangue di Benjamin. Nel suo buco oscuro, consumato dalle ferite che gli erano state inflitte dallo zio del ragazzo, aveva fantasticato sul gusto di quell’elisir carico di magia: le sue proprietà curative erano secondarie solo alla capacità che aveva di placare il dolore sordo del vampiro. Un dolore così intenso che nessun cibo umano poteva saziare.
Ciò che entrambi ancora non sanno è che il loro incontro non sarà solo lo scontro di due nemici mortali, ma si troveranno presto a fare i conti con qualcosa che nessuno dei due sembra pronto a capire, tantomeno accettare: una letale, fortissima e devastante attrazione fisica.
«Ti voglio.» A quell’ammissione impulsiva, Tzadkiel spostò gli occhi sul viso di Benjamin. «Lo so.» Il calore pervase le guance del cacciatore per la fredda ammissione. «Io… già. Non importa.» Ora toccava a Tzadkiel afferrargli il braccio. I respiri altalenanti, lui e Benjamin si guardarono intensamente. Adesso che il vampiro lo aveva, sembrava non sapere cosa fare con lui. Benjamin si trovò in bilico sul precipizio, prigioniero di quel luogo magico tra la paura e l’estasi, a ricordare tutti i momenti in cui si era trovato alla completa mercé di quell’uomo. Tantissime volte aveva corteggiato la morte con Tzadkiel, alla ricerca di quel sentimento: sul filo del rasoio del piacere, dove tagliarsi era una conseguenza naturale dell’accarezzare desideri pericolosi. Voleva, no, aveva bisogno di sapere cosa si provasse finalmente a volare. E per farlo, doveva innanzitutto saltare. Quindi, saltò.
Nessuno dei due è disposto a cedere, ma una guerra soprannaturale che scoppia improvvisa li porterà a divenire alleati riluttanti, forzandoli a una convivenza che metterà piano piano in luce aspetti e verità reciproche e in dubbio la validità delle proprie convinzioni.
È proprio vero che i vampiri sono solo mostri assetati di sangue, come suo zio e i suoi genitori gli hanno insegnato?
Può un cacciatore dimostrarsi più onorevole dei propri antenati tutti?
E soprattutto, può l’amore mettere radici e crescere rigoglioso là dove le tradizioni e i millenni vorrebbero crescesse solo odio?
Tzadkiel posò la coppa tra le ginocchia divaricate di Benjamin. Dio, come poteva andare fino in fondo? Tutto attorno, il mondo sembrava offuscato, come se tutta la luce fosse stata risucchiata attraverso una cannuccia che portava al suo cuore. Tzadkiel incurvò le spalle, e si passò una mano tremante sopra la testa. Aveva bisogno di conoscere la risposta. «Perché lo stai facendo?» Benjamin sollevò il mento. La magia guizzò in linee chiare e scure attraverso le cicatrici, alcune andavano in profondità e altre in superficie. Tzadkiel registrò i respiri del cacciatore, sempre più ravvicinati, finché Benjamin non trovò la sua risposta. «Le persone che ho amato nella mia vita le posso contare sulle dita di una mano.» Benjamin distese tre dita dal pugno alzato. «Il numero di quelle che posso salvare?» Allargò le mani. «È incalcolabile.» Si leccò le labbra e fece un altro respiro affannoso. «Di’ a Nyx e ad Akito… di’ loro che non si devono arrabbiare. Non possono negarmi questo sacrificio senza condannarmi a una vita che non vorrei. Questa è la mia infanzia che si ripete, e solo Dio sa che non ci tornerei mai più. A quel periodo, a ciò che la mia famiglia fece alla tua.» Tzadkiel si bloccò, attento, e Benjamin disse chiaramente: «Se posso decidere liberamente, allora scelgo l’onore. Scelgo i miei amici. Scelgo te.» Si batté il pugno sul petto, per enfatizzare il concetto. «Scelgo me.»
A mio parere la vera protagonista di questa storia è a tutti gli effetti l’oscurità, in tutte le sue molteplici sfaccettature e significati.
È sicuramente quella tangibile del buio e delle tenebre di chi è costretto a vivere senza la vista, portatrice di una sottile e strisciante paura nei confronti di un mondo che si può percepire solo attraverso gli altri sensi e che vengono per questo spinti ad acuirsi tanto da apparire quasi soprannaturali agli occhi dei vedenti.
Ma è anche quella, ben più subdola, fredda e debilitante, in cui possono precipitare i cuori degli uomini quando vendetta, rancori, pregiudizi, incomprensioni ne prendono il controllo, seppellendo ogni nascente sentimento di onore e compassione.
Chiunque avesse detto che l’amore era cieco, aveva ragione, decise Benjamin qualche tempo dopo, quando ascoltò i respiri di Tzadkiel alzarsi e abbassarsi. Una volta che chiudi gli occhi alle incomprensioni e ai difetti, alla presunzione e al pregiudizio, allora, e soltanto allora, puoi vedere la forza e la bellezza che hai sempre avuto davanti a te.
Entrambi i protagonisti vivono in un’oscurità fredda e solitaria, e sembrano all’inizio destinati ad annullarsi in essa, in nome della vendetta e del dovere famigliare. Ma è anche vero che entrambi hanno dimostrato fin dal loro primo sfortunato incontro di possedere una scintilla di luce fatta di onore e compassione,a cui si aggiunge, ora che son passati vent’anni, anche un bagliore dato dall’attrazione potente che scuote come tuono le fondamenta stesse del loro essere e delle loro rispettive convinzioni.
Saranno in grado di squarciare queste tenebre e dare voce ai sentimenti del cuore? Ma soprattutto, questi sentimenti basteranno a cambiare una storia che sembra avere come unica fine possibile la tragedia e il dolore?
La risposta a queste domande le lascio ai lettori, nella speranza che apprezzino come me questo romanzo, la sua ambientazione urban fantasy (ho trovato interessante l’idea di far risalire le vicende di vampiri e cacciatori al mito di Castore e Polluce), i suoi protagonisti rudi, complicati, forti nelle loro fragilità così tipicamente umane.
L’ultimo cacciatore, il suo unico amore.

1/2
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