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Elias Montgomery non torna a casa da anni. Nasconde la sua omosessualità sin dall’adolescenza e non ha mai trovato il coraggio di confessarla ai suoi genitori.
Quando però suo padre Ethan muore, a distanza di neanche sette mesi dalla madre, Elias si trova costretto a tornare in Texas per organizzare il funerale e capire cosa fare del ranch.
Pensa di potersi occupare di tutte le incombenze in poco tempo e di tornare alla sua vita a Oklahoma City, ma la vita ha altri piani per lui.
Complici delle lettere e delle verità venute alla luce dopo quasi quarant’anni, Elias si troverà non solo a fare i conti con esse, ma anche con i suoi sentimenti e una rivelazione inaspettata che gli toglierà tutte le certezze.
L’unico ad avere le risposte sembra essere zio Levi, ma saprà accettare quello che l’uomo ha da dire?

«Stai bene?» Fu proprio la voce di Chris a riportarlo alla realtà.
Scosse la testa, ma non disse nulla. Non aveva voglia di parlare. Non aveva voglia di pensare. Voleva solo guidare il più in fretta possibile e arrivare al ranch prima che facesse ancora più buio. Farsi una doccia, collassare a letto e occuparsi di tutto l’indomani.
Chris sembrò capire il suo bisogno di silenzio perché non aggiunse altro e si limitò a guardare il paesaggio che scorreva fuori dal finestrino. Elias immaginava che, per un cittadino come lui, tutta quella natura incontaminata fosse una visione curiosa. Chris aveva affermato più volte di non essersi mai avventurato fuori dalla città, a meno che non fosse per spostarsi in un altro centro abitato, perciò Elias non sapeva cosa aspettarsi circa l’impressione che avrebbe avuto del luogo in cui era cresciuto.
Elias amava il ranch della sua famiglia – il ranch che adesso immaginava fosse suo – ma non sapeva cosa pensare a riguardo. Probabilmente avrebbe prima dovuto metabolizzare tutto quello che era successo, anche se non se ne sentiva ancora in grado.
Si stava imponendo con tutte le sue forze di spingere il più a fondo possibile qualunque sentimento si stesse agitando sotto la superficie. Scoppiare a piangere mentre guidava a quella velocità era decisamente una pessima idea. Se ne rendeva conto anche con la mente annebbiata che aveva.
Era così confuso che non si accorse nemmeno di essere arrivato finché i fari della macchina non illuminarono la vecchia casa padronale del ranch. Era una costruzione di legno a due piani dipinta di un giallo pallido, con un portico anteriore e una bassa ringhiera che Elias aveva riverniciato un mucchio di volte nel corso degli anni. Quattro scalini rialzavano il piano della terrazza dal terreno e, se si concentrava, Elias poteva sentire il rumore dei suoi stivali da lavoro che sbattevano sul legno appena curvato e liso dal tempo, mentre cercava di togliere più sabbia possibile da sopra di essi per non riempire casa di polvere e far arrabbiare sua madre.









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