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Tra il padre tiranno e il fratello dissoluto, Percival Endicott Whyborne ha sufficienti familiari problematici con cui doversela vedere. Perciò, quando sua sorella torna a Widdershins, chiedendo il suo aiuto per risolvere il mistero di una nave trovata alla deriva, Whyborne è riluttante a lasciarsi coinvolgere. Questo fino a quando un brutale omicidio non lo colpisce direttamente, obbligando lui e Griffin ad accettare il caso.
L’indagine li porta a scoprire una cospirazione fatta di ricatti, omicidi e magia nera. Ma il segreto peggiore di tutti è quello interno alla famiglia stessa, uno che distruggerà tutto ciò in cui Whyborne aveva sempre creduto, non soltanto della sua famiglia, ma anche di se stesso.

Forse l’ho già detto, ma tornare a Widdershins è sempre un piacere. È come ritrovare un vecchio amico e sedersi in poltrona con lui e godersi un tè (o una cioccolata calda).
Lo stile, le atmosfere, la tenera ironia che avvolge le situazioni che coinvolgono in particolare Whyborne sono una costante che rende questi libri una sicurezza, la sicurezza di una lettura piacevole, divertente e mai noiosa.
E no, non mi venite a dire che è inverosimile che sto paesino e sti due siano sempre circondati da misteri e omicidi, perché qui dietro tutto c’è lo zampino di Lovecraft, del suo immaginario, un mondo in cui i mostri sono in mezzo a noi o cercano di arrivare nel nostro piano di esistenza.
Di nuovo Ival e Griffin sono di fronte a un mistero da risolvere, stavolta direttamente a casa loro, perché Widdershins non è esattamente quello che sembra a un osservatore esterno, ma cela segreti e forze che Whyborne comincia finalmente a comprendere, come comincia a intuirsi che il misterioso museo, dalle planimetrie strane, forse è stato costruito così per un motivo.
Penetrammo il labirinto più a fondo di quanto ricordassi di aver mai fatto prima. Pile di libri si innalzavano su ogni lato, piene di volumi rilegati in stoffa e pelle, alcuni con titoli impressi e altri privi di titolo in modo allettante. I suoni della biblioteca svanirono, sostituiti da un profondo silenzio. Lì le ombre sembravano in qualche modo più spesse, quasi come se avessero consistenza, invece di indicare una semplice assenza di luce.
In questo quinto romanzo della serie abbiamo un punto di svolta. I personaggi si stanno evolvendo, Whyborne anche piuttosto in fretta, mentre il sovrannaturale si fa sempre più marcato.
In quel momento, sentivo solo euforia. Tutti i dubbi che mi avevano afflitto per tutta la vita erano scomparsi. Non c’era paura, non c’erano giusto o sbagliato, né c’era il costante rimuginare su ogni decisione. Solo quello. Solo il potere della mia volontà che rimodellava il mondo.
Vediamo un Ival particolarmente coraggioso e combattivo, sempre più deciso a imparare a usare la magia ma allo stesso tempo restio a rivelare questi suoi progressi a Griffin che sembra essere sempre più contrario. Whyborne mente a Griffin per proteggerlo o per non deluderlo?
E vediamo un Griffin geloso, ma allo stesso tempo pilastro solido a cui Whyborne può appoggiarsi, colui che anche nei momenti peggiori può farlo tornare in sé: la sua àncora.
Li possiamo sentire, nelle loro emozioni, anche nei momenti di disaccordo, perché sono quasi reali, sono lì a fianco a noi, profondamente umani nel loro mix di coraggio e paure, di dolcezza e erotismo, di ironia e malinconia.
Lo amavo. Non importava quanto impossibile sarebbe sembrato al ragazzino dolorosamente solo che aveva dormito in quel letto, o quanto impossibile sembrasse persino a me, certe volte; quell’uomo mi amava a sua volta con una fierezza che mi toglieva il respiro.
L’amore tra i protagonisti pervade il libro, come nei precedenti non domina la narrazione ma la arricchisce, rende i personaggi più vividi e complessi. Le scene erotiche sono il tocco che spezza le atmosfere dai toni horror dei romanzi.
Mi spinsi conto di lui, premendolo contro la porta alle sue spalle mentre ci davamo piacere l’un l’altro. Era caotico, sporco, incredibile e veloce. Io non riuscivo a riprendere fiato, osando raramente staccare la bocca dalla sua e rendere udibili i nostri gemiti. Strinse le dita attorno a me e io spinsi ancora, fino a quando l’eccitazione e il piacere si trasformarono in estasi travolgente.
E non bisogna dimenticare l’ironia, perché il tocco ironico della Hawk è meraviglioso, le difficoltà relazionali di Whyborne, la gestione al limite del surreale del museo (con alcuni dettagli che strappano più di una risata) propongono un alleggerimento della narrazione che non diventa mai banale o scontata.
«Come sta Iskander?» chiese Griffin. «Ha definito una data d’arrivo?»
«No, sta ancora sistemando la proprietà nel Kent. Sono coinvolti degli avvocati, perciò anche il problema più semplice si complica subito. Però ha scovato un tumulo sul suo terreno,» aggiunse, molto più allegramente, «e mi ha proposto di scavarlo insieme, un giorno.»
«Che romantico,» borbottai.
«Lo so,» cinguettò lei.
Come accennato all’inizio, questo romanzo è un punto di svolta della storia di Ival e Griffin, rivelazioni molto importanti vengono fatte, rivelazioni che mi danno l’impressione che i successivi libri prenderanno una piega abbastanza diversa. Mi sembra quasi una conclusione di una prima stagione, per usare un termine televisivo, in cui un percorso è stato fatto e molti indizi hanno fatto una prova.
A personaggi così ci si affeziona, e non meno alla co-protagonista Christine sempre fonte di sorprese e sorrisi, e la capacità di costruire storie che coinvolgono il lettore rende questa lunga serie un appuntamento da non perdere.


Recensione a cura di:

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