
Dopo aver perso il suo lavoro da detective a Saint Louis, Emery Hazard ritorna a Wahredua, la sua città natale, per unirsi alla locale forza di polizia. Tornare a casa, però, non riporta a galla ricordi felici, e i fantasmi del passato sono ancora vivi.
Quando viene scoperto un corpo quasi del tutto carbonizzato, Hazard si ritrova coinvolto nel caso più di quanto si aspetti. Stabilire l’identità della vittima sembra impossibile, e risolvere il delitto diventa sempre più difficile.
Il ritrovamento di un secondo corpo mutilato porta alla scoperta che i due casi sono collegati. Hazard si avvicina sempre di più a una risposta, finendo per portare alla luce una cospirazione fatta di omicidi e tradimenti che va più a fondo, ed è più vicina, di quanto si sarebbe mai aspettato.

Mi è servito del tempo per raccogliere i pensieri dopo aver terminato la lettura di questo romanzo, perché mi ha lasciato così tante emozioni da rendere difficile scrivere una recensione che rendesse onore alla storia.
Una storia dura e forte, che colpisce come un pugno ben assestato. Una storia sofferta e fragile come l’animo gelosamente protetto di entrambi i protagonisti. Una storia cruda e violenta come i crimini su cui si trovano a indagare in una città che forse è marcia fino alle fondamenta.
Si potrebbe partire dalla città di Wahredua per parlare del romanzo: è una specie di terza protagonista, in bilico tra un passato di omofobia, razzismo e degrado e un presente in cui sta cercando di modernizzarsi ma fa fatica, perché la sua società affonda le radici nel terreno fertile delle peggiori pulsioni umane. Tutti sembrano odiare qualcuno a Wahredua, senza possibilità di scampo.
Emery Hazard è il protagonista che colpisce di più, quello su cui forse la storia si concentra maggiormente: appena tornato in città per lavorare come detective, dopo aver perso il precedente lavoro nella polizia di Saint Louis perché troppo onesto per integrarsi nella corruzione dilagante. Decide di ripartire dalla sua città natale, quasi come sfida, per dimostrare di non essere più il ragazzino magro e indifeso che è stato bullizzato ben oltre i limiti dell’abuso e non ha mai avuto giustizia. Adesso è un uomo grande e grosso, fin troppo facile alla violenza a causa dell’enorme rabbia repressa che si porta dentro e non ha mai affrontato davvero. Ritrovarsi a lavorare fianco a fianco con uno dei suoi tormentatori del passato, forse il peggiore per motivi di cui nessuno dei due sembra in grado di parlare, non farà che peggiorare la situazione.
John-Henry Somerset, per gli amici Somers, è il classico ragazzo d’oro della città, figlio di un ricco imprenditore e amato da tutti, ma dentro di sé nasconde un’angoscia forse pari a quella del collega, un dolore talmente forte che lo ha plasmato sin da quando era un ragazzo e adesso lo sta portando verso l’alcolismo e la distruzione della famiglia che ha creato. Vede nel ritorno di Hazard una possibilità di redenzione, di purgare la sua colpa peggiore e dimostrare all’altro di essere cambiato, di non essere più il ragazzino omofobo che gli ha fatto tanto del male.
L’assoluta mancanza di comunicazione sincera è un serio problema tra i due uomini, che mentre indagano sono ostacolati dai loro enormi problemi personali oltre che dal muro di omertà e bugie della città. Non pare esserci nessuna possibilità di cambiare le cose e quasi tutti i personaggi sembrano nascondere segreti tremendi o avere secondi fini: Hazard e Somerset dovranno riuscire a mettere da parte il loro passato e fidarsi davvero l’uno dell’altro, altrimenti potrebbero persino rimetterci la vita.
Questo è il primo volume della serie e le problematiche dei protagonisti vengono a malapena scalfite, soprattutto perché entrambi appaiono incapaci di affrontarle e preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia, ma si intravedono gli spiragli di una possibilità di guarigione per loro, se solo saranno abbastanza coraggiosi. Si intravedono gli spiragli anche di un sentimento tra loro, qualcosa che potrebbe essere bellissimo ma anche devastante, perché ci sono troppe cose non dette, troppe ferite che li segnano ancora con forza. È evidente da subito che hanno ancora molta strada da fare: potrebbero arrivare a dare una nuova definizione al concetto di slow burn.
Un romanzo non facile, che però lascia il segno.


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