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I Ragazzi Smarriti dicono che Peter Pan sia tornato in Inghilterra a causa di Wendy Darling, ma Wendy è soltanto una vecchia vita che Peter si è lasciato alle spalle. L’Isola Che-non-c’è è la sua vera casa. E così, quando Peter torna lì dopo dieci anni passati nel mondo reale, è sorpreso di trovare un’Isola Che-non-c’è che sembra non avere più bisogno di lui.
L’unica persona a cui Peter è davvero mancato è James Hook, il Capitan Uncino, entusiasta di incontrare di nuovo il suo vecchio rivale. Quando, però, scoppia una guerra fra i Ragazzi Smarriti e i pirati di Uncino, lo spargimento di sangue che ne consegue diventa sin troppo reale, e la rivalità fra Peter e Uncino comincia a trasformarsi in qualcosa di molto più complicato, sensuale e mortale.

«L’Isola Che-non-c’è è diversa,» mormorò, «non è più come la ricordavo da bambino. Non è più… divertente.»
«È quello che succede quando si cresce: le cose cambiano.» Uncino sembrava stranamente comprensivo. «Si cominciano a vedere i difetti in qualsiasi cosa, inclusi se stessi.»
Tornare all’infanzia non è possibile, così come non è possibile tornare all’Isola Che-non-c’è e vivere ogni cosa come quando si era bambini. Ecco cosa prova Peter Pan quando dopo dieci anni mette piede sull’isola, trovando i Ragazzi Smarriti con un nuovo capo e una tregua in atto tra loro e i pirati: tutto gli sembra sbagliato e lui si getta in vecchi comportamenti e gesti, nonostante li percepisca come forzati. Ma i ricordi del mondo reale lo pungolano con insistenza e la verità lo fa soffrire, perché non potrà sfuggirle in eterno.
Annoiato e stanco, Uncino accoglie con gioia il ritorno del suo vecchio nemico, riconoscendolo a stento nel giovane uomo che ha ripreso a sfidarlo: anche il pirata, però, sente quanto il loro scontrarsi sia un ripetere gesti passati, iniziando a intuire qualcosa che gli è sfuggito per molto tempo, che ha dimenticato.
«Che giovane orgoglioso e insolente,» disse.
Peter tremò sentendo la nota d’affetto nella sua voce. La sua presa sul coltello era incerta e aveva paura, più paura di quanta ne avesse mai avuta prima in vita sua, ma era una specie di timore affamato, un desiderio pieno di anticipazione. E Uncino sicuramente riusciva a leggerglielo sul volto perché i suoi occhi blu lo stavano studiando e Peter non riusciva a distogliere lo sguardo.
Si morse un labbro cercando di trovare le parole per spiegare la guerra che gli era scoppiata nel cuore.
«Non so cosa questo faccia di me,» disse alla fine.
Uncino rise gentilmente. «Fa di te qualsiasi cosa tu voglia.» Gli spinse un ricciolo dietro un orecchio e Peter sentì delle piccole scintille scoppiare lungo la linea tracciata dalle sue dita. «Una volta mi hai detto di essere gioventù e gioia.»
L’Isola Che-non-c’è lentamente da luogo immaginario e fantastico diventa quasi un personaggio essa stessa, mentre Peter e Uncino ricordano ciò che avevano scelto di dimenticare e capiscono che non si può continuare a rifugiarsi nelle fantasie, che crescere significa scegliere la realtà.
Che importava essere se stessi, se voleva dire restare soli?
L’isola, in parte modellata sull’immaginario di chi vi si è rifugiato, contiene allo stesso tempo elementi magici che si governano secondo le loro regole, come le fate, che ricordano ciò che Peter non vorrebbe sapere. Campanellino è sua amica e protettrice, in qualche modo incarna l’abbandono dell’infanzia e ciò che si deve sacrificare per crescere, rendendosi protagonista di alcuni momenti malinconici e commoventi.
«Sono lo spirito della gioventù e della gioia, non ti ricordi?»
«Sei un uomo adulto e un vero tormento.»
«Sono il tuo tormento.»
Peter e Uncino, vecchi nemici legati da una sfida perpetua, sono più simili di quello che pensavano, perché ricordare ciò che li ha condotti sull’isola li unisce, mentre l’antica sfida matura in attrazione e complicità. Alla fine, dovranno scegliere entrambi: fantasia o realtà, ciò che immaginano di essere o ciò che sono.
E se ciò che si è scelto di essere sull’isola fosse ciò che si è davvero, cosa succederà nel mondo reale?
Con un finale poetico nel suo forte legame con la realtà, dove la polvere ricopre ogni cosa e la felicità non è rappresentata da navi pirata o voli tra le nuvole, ma dal potersi abbracciare e progettare un futuro insieme, Austin Chant racconta una fiaba meravigliosa.


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