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“Zepp Hunt non era il re della Dayton High School. Era al vertice della catena alimentare. E, nella lista delle sue prede, io ero la prossima. O almeno così credeva lui. Le brave ragazze volevano addomesticarlo. Le cattive ragazze volevano essere sedotte da lui. Tutti si inchinavano al suo cospetto. Io, invece? Lo odiavo con tutta me stessa. Era il motivo per cui mi tenevo alla larga da quel cattivo ragazzo arrogante con i tatuaggi e la fedina penale sporca. Finché non mi fu impossibile continuare a farlo. Finché per uno scambio di favori non gli dovetti tre mesi della mia vita. Non avrei mai pensato di finire nel suo letto, e quando successe fui costretta a ricordarmi che mi odiava quanto io odiavo lui. Finché non potei più farlo. Zepp Hunt non era un principe, e io non avevo intenzione di essere la sua damigella in pericolo.”
Finale conclusivo.

Non avevo bisogno di un cavaliere senza macchia né di un salvatore. La nostra non era una favola. Io non ero una damigella e, sicuramente, Zepp non era un principe.
No, Zepp Hunt non è un principe e Monroe James non è la donzella in pericolo. Questi due ragazzi sono dei sopravvissuti. Sopravvissuti a famiglie dominate da alcool, droga e violenza; sopravvissuti a una città che non gli offre nessuna speranza, nessuna via per uscire dal circolo vizioso in cui “esistono”. La loro vita si trascina giorno dopo giorno con un unico obiettivo: non venire schiacciati. Zepp galleggia in questa palude occupando il primo posto sulla catena alimentare, lui è il predatore, osannato dalle ragazze e temuto dai ragazzi, appena diciottenne ruba e spaccia con il suo gruppo formato dal fratello Hendrix e da due suoi amici. Zepp è il re della Dayton School, cammina tra i corridoi con il suo fare strafottente, i suoi piercing e i suoi tatuaggi ostentando una sicurezza che ha delle crepe profonde.
Non avrebbe dovuto infastidirmi. Era una ragazza su un milione e, immaginai, forse era per quello che mi infastidiva. Era l’unica ragazza ad aver catturato la mia attenzione e l’unica a non volerla.
Monroe è l’unica ragazza che lo ignora, non ne è affascinata e in seguito arriva ad odiarlo… gli deve un favore e per tre mesi sarà alle sue “dipendenze”. Quando Roe accetta il patto pensava essenzialmente di doverci andare a letto, invece viene coinvolta nelle attività della banda e giorno dopo giorno, in una relazione profonda ma conflittuale.
Mi baciò come se le mie labbra fossero ossigeno e lui stesse soffocando. Era molto più di un bacio: aveva il sapore di una promessa, indistruttibile e vincolante.
Monroe studia con impegno, vuole fuggire da Dayton, da una madre drogata, da un patrigno violento, da una vita in cui non può andare oltre al lavoro di spogliarellista, quello che fa in segreto anche adesso per racimolare un gruzzolo che potrebbe rappresentare la libertà. Zepp invece non ha speranza, sa che il suo regno un giorno lo porterà dritto in galera, magari portatoci proprio dal poliziotto che fin da ragazzino lo considera il nemico numero uno.
Qualcosa dentro di me cambiò sotto il peso di quelle parole. Zepp era un malvivente, ma non ero convinta fosse cattivo. E in un mondo praticamente pieno di merda, non essere cattivo equivaleva ad essere un angelo.
Due personalità opposte, due vite che si scontrano ma finiscono per intrecciarsi in mezzo a ragazzine ricche e viziate, che vogliono provare il brivido del sesso con il bad boys o ragazzi ricchi che vogliono sbattere in faccia agli altri il loro denaro. Ma tra odio e amore la linea è sottile e fare il salto è facile. Zepp e Monroe si amano, ma lui non ha fiducia in se stesso, non ha prospettive e non vuole che lei perda la speranza. In un tira e molla la allontana pur amandola, pur cercandola, e compiendo un giorno un gesto che vale più di una dichiarazione, la allontana, apparentemente, definitivamente.
Come un’eclissi di sole, oscurò qualsiasi cosa che non fosse lui stesso finché anche il mio cuore di ghiaccio non prese a battere un po’ più veloce, e mi ritrovai a desiderare la stessa cosa che odiavo. E quell’odio era un confine sempre più sottile, labile. Più mi irritava, più le cose tra noi si facevano intense, sussurrando sordide promesse alle mie orecchie.
Una storia a tinte fosche dove i protagonisti sono tutto meno che eroi, meno che positivi, ma l’amore non guarda in faccia alla fedina penale, l’amore abita nei cuori e questi due ragazzi hanno cuore da vendere.
Forse aveva il mio stesso problema: mi voleva tanto quanto mi odiava.
Un libro che consiglio, scritto in maniera davvero scorrevole, con personaggi sia primari che secondari di spessore, aspettatevi di provare davvero molte emozioni, di soffrire e a volte di non capire, ma in ogni caso vorrete arrivare alla fine della storia a tutti i costi.
Non ero mai stato innamorato di qualcuno prima di lei, avevo sempre pensato che l’amore si potesse mettere da parte. Era come una scheggia sepolta sotto la pelle. Una cosa invisibile ma dolorosa, che avrei sempre sentito dentro.


Recensione a cura di:

Editing a cura di:


2 No Good; Bellamy e Drew









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