
Roma, 1967. In un caldo pomeriggio di giugno Lucas, giovane americano in cerca di un alloggio provvisorio, suona all’appartamento di via del Pellegrino trovato tramite un annuncio. Dentro sente qualcuno che canta un pezzo dei Beatles con una pronuncia terribile. Quella canzone è Lucy in the Sky with Diamonds. Subito gli è chiaro che in quella casa, inscritta nella cornice perfetta dell’Arco degli Acetari, non parlerà mai la sua lingua: Cristiano, l’esuberante proprietario, ha un accento marcatamente romanesco, ma questa non è la sua unica caratteristica. Cristiano vive liberamente la sua omosessualità ed è maledettamente attraente. Nonostante appartengano a due mondi lontanissimi, i due iniziano una relazione molto intima che investe in pieno le loro vite. Entrambi infatti hanno alle spalle un passato col quale devono fare i conti ogni giorno: Cristiano è alle prese con una famiglia che non appoggia le sue scelte; Lucas, invece, con una scelta che contrasta col suo desiderio. In una Roma all’alba di profondi cambiamenti culturali e sociali, segnata dagli episodi di Valle Giulia, tra personaggi eccentrici, Lucas scoprirà cosa significa avere degli amici e una famiglia, e dovrà decidere a quale amore restare fedele.

“Un giorno qualunque li ricorderai
Amore che fuggi da me tornerai
Un giorno qualunque li ricorderai
Amore che fuggi da me tornerai.”
(Amore che vieni, amore che vai Brano di Fabrizio De André ‧ 1966)
Di questa autrice ho letto e amato “Come anima mai” e non vedevo l’ora di leggere questa nuova storia, convinta di ritrovarmi nelle stesse atmosfere.
E questo è stato il mio errore, perché “Hamartía” è totalmente diverso da “CAM”: le atmosfere sono diverse, i personaggi sono diversi, ma ho comunque avvertito un senso di familiarità.
Vi è mai capitato da bambini, ma anche da adulti, di preparare una torta, la vostra preferita e di annusare il profumo goloso che si sparge intorno a voi? E poi di ritrovare lo stesso profumo in un ambiente sconosciuto che vi fa pensare a casa vostra, e scatena i vostri ricordi?
Ecco, questa è stata la sensazione che ho provato leggendo questo libro, nuova storia ma con una sensazione di familiarità che mi ha fatto ritrovare le stesse sensazioni dell’altro libro.
La storia si svolge lenta, ma non noiosa, mai noiosa, come una calda giornata estiva dove il calore ti abbraccia stretto stretto e dove tutto rallenta, dandoti la possibilità di notare cose che altrimenti non avresti notato. Il rapporto tra Lucas e Cristiano è così, lento avvolgente come il caldo estivo, ma con qualche temporale, anche violento, che sconvolge la normalità e che con la sua elettricità ti fa sentire più vivo che mai.
Complici le atmosfere di Roma e le traversie dei protagonisti, la storia assume tratti poetici tanto da farmi pensare alla “Divina Commedia”, dove un Virgilio/Cristiano accompagna un Lucas/Dante alla scoperta della vera Roma, non quella turistica e conosciuta da tutti, ma di quegli angolini nascosti conosciuti solo a chi Roma la vive.
Ma, soprattutto, accompagna Lucas in un viaggio alla scoperta di se stesso, dei propri bisogni, dei propri sentimenti e dei propri sogni. Cristiano gli mostra cosa significhi vivere davvero, avere dei legami che ti ancorano alla vita anche durante le tempeste più dure. E, proprio come Virgilio e Dante, i nostri protagonisti faranno un viaggio attraverso “l’inferno” dell’odio verso chi è “diverso”, “il purgatorio” dell’indifferenza e dell’ipocrisia di tanti verso le difficoltà di pochi e infine “il paradiso” dell’amore, quello vero che ti accetta come sei. L’amore di una famiglia che ti protegge che ti avvolge, una famiglia che a volte non condivide lo stesso sangue ma qualcosa di più profondo.
«È come quando ti innamori. Non lo sai mai quando inizi a innamorarti. Si tratta di pezzettini di emozioni e sensazioni che metti insieme nel tempo, ma ti accorgi della loro totalità solo alla fine.»
I protagonisti si muovono in una Roma degli anni Sessanta, quindi non ancora preda del traffico attuale, una Roma vivibile e piena di scorci stupendi e ogni luogo che Cristiano mostra a Lucas è una tappa del viaggio di scoperta, ma soprattutto è un tassello del complicato mosaico che è il loro amore.
Testimoni della nascita e crescita del loro rapporto sono gli amici di Cristiano, da Ludovico e Isabella a Massimo e Walter, ognuno di loro insegna a Lucas un diverso tipo di amore, un diverso modo di vivere. Ma il mio preferito in assoluto è il vecchio Gino, zio di Cristiano. Lui con la sua esperienza, con il suo cuore grande, è il porto sicuro dove tutti gli altri si possono rifugiare quando la vita li mette alla prova. Gino è l’anima della casa degli Acetari, il cuore pulsante che elargisce perle di saggezza popolare.
Questa è una storia d’amore, ma non solo quello passionale tra due amanti, ma l’amore in tutte le sue forme anche quello per Dio. In questo libro è infatti presente una forte componente religiosa, ma non fatevi fermare da questo dopotutto Roma è la città fulcro della religione cristiana.
È evidente da ogni pagina, da ogni riga anche l’amore che l’autrice nutre per questa città, amore che ti fa venire voglia di andare a Roma e di ripercorrere i luoghi narrati nel libro.
Se proprio devo trovare un “difetto” in questa storia è la mancanza del punto di vista di Cristiano, il libro è narrato dal punto di vista di Lucas e, pur comprendendo che è lui che compie il viaggio che lo porta a rinascere, un capitolo alla fine narrato da Cristiano avrebbe chiuso il cerchio.
Consigliato.
P.S. Ho molto apprezzato la scelta dell’acronimo che ha dato il nome al locale dove Cristiano lavora, il Saligia. (Superbia, Avarizia, Lussuria, Ira, Gola, Invidia, Accidia)


Recensione a cura di

Editing by










Commenti
Nessun commento ancora.