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Da Elizabeth Bathory ad Aileen Wuornos, da Irma Grese a Myra Hindley.
Come e perché le donne diventano mostri.
Un saggio sulle donne serial killer che vi permetterà di conoscere e approfondire una realtà poco nota.
Peter Vronsky esplora e indaga il fenomeno delle donne che uccidono e le implicazioni politiche, economiche, sociali e sessuali sepolte con ogni vittima.
Per secoli siamo stati condizionati a pensare agli assassini seriali e ai predatori psicopatici come uomini, e forse è per questo che tante vittime sono cadute preda della mostruosità di alcune donne.
Vronsky non solo sfida la nostra percezione di bene e male, ma anche del ruolo e dell’identità di genere.

Genesi mostruose è un saggio di alto livello che tocca un argomento sottovalutato: le donne serial killer.
L’autore, Peter Vronsky, ha già pubblicato un saggio sui serial killer uomini che sarebbe interessante leggere per valutare ancora meglio le differenze tra i sessi.
Dopo un approfondimento in cui l’autore ci spiega con dati alla mano che un killer su 6 è donna e che a livello mediatico le serial killer non ricevono la stessa attenzione di loro omologhi uomini, Vronsky mette a confronto le modalità e le motivazioni dei vari killer.
Premesso che le vittime stesse hanno un atteggiamento quasi opposto nei confronti dei possibili assassini, tra uomini e donne i modus operandi sono molto diversi.
Per convenzione la donna non viene ritenuta pericolosa, non si ha paura a sedersi vicino a una sconosciuta, non c’è la diffidenza che si ha di fronte a un uomo, ma le donne, dati alla mano, sono ben più pericolose.
Gli uomini colpiscono generalmente in età giovane, la mezza età pare diminuire gli impulsi che scatenano la violenza dei serial killer. Generalmente gli uomini seguono impulsi istintivi a cui paiono non poter soccombere, impulsi di natura sessuale che li spingono ad agire per affermare il potere fisico e psicologico che esercitano sulle loro vittime. Gli uomini godono più di quello che accompagna la loro espressione di potere, la violenza che possono esprimere e non l’atto stesso della morte.
Le donne invece, godono dell’atto stesso della morte. Non hanno bisogno di torturare vanno dritte allo scopo.
La donna uccide per pragmatismo, la morte è un mezzo per ottenere un fine che sia prendere i beni del defunto, o liberarsi della sua presenza, per cui per la donna è molto semplice uccidere anche chi le è vicino, persone indifese, familiari; quindi l’età non fa differenza, anzi: pare che le donne più anziane siano più propense al delitto.
Diverse anche le modalità di uccisione: l’uomo brama il sangue, la donna metodi meno cruenti come il veleno o un killer a pagamento.
A riprova di ciò, l’autore ci porta a contatto con diverse serial killer famose partendo da Messalina e arrivando ai giorni nostri.
Di ognuna fa un breve escursus storico e per le più recenti ci porta a contatto con le loro dichiarazioni.
Leggere la freddezza e l’odio per gli altri che accomuna queste donne fa venire i brividi.
Tra le tante, una di quelle che colpisce di più è l’angelo della morte, l’infermiera Jones, che sceglieva le proprie vittime tra neonati e bambini affidati alle sue cure, ne ha uccisi 60.
Leggere con quanta freddezza o mancanza di emozione queste assassine parlano di se stesse o delle proprie vittime è sconcertante.
Occorre comprendere che il sesso non conta: in ognuno di noi potrebbe esserci un potenziale assassino pronto a scatenarsi.

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