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Roma, 1505.
In un cupo sotterraneo di Castel Sant’Angelo, Niccolò Machiavelli fa visita a un prigioniero spagnolo: Michele Corella. Il suo corpo è stato devastato dalla tortura, ma la sua mente ancora vigile e colma di ricordi trascina il letterato in un viaggio nel tempo, sulle tracce di un’avventura tanto grandiosa quanto effimera, l’ascesa e la caduta di un uomo, Cesare Borgia, all’ombra del quale il narratore ha vissuto, custode e araldo di un sogno non suo.

Quella solitudine la indossava come un mantello drappeggiato intorno alla propria persona, un abito su misura che si era adeguato nel tempo ai mutamenti del suo corpo e del suo spirito, mantenendolo sempre distante dagli altri. Gli permetteva di scomparire in una sala gremita, di rendersi invisibile e svanire agli sguardi, perfino a quelli degli amici.
Michele Corella e Cesare Borgia. Amici, complici, il signore e la sua ombra, il suo consigliere, il suo assassino. Difficile definire il rapporto tra i due, che nasce in gioventù, alimentato dalla passione per le arti e la filosofia e dall’ambizione; ma mentre Cesare è un leader carismatico, un comandante militare, che non riesce a stare fermo, Michele Corella già da subito mette la sua mente e le sue mani al servizio del giovane Borgia, facendo suo il suo sogno, annullandosi quasi per seguire i desideri di Cesare.
I suoi occhi erano lontani, contemplavano già altri orizzonti, irraggiungibili per la maggior parte di loro, fantasmi di montagne stagliate contro cieli distanti. La sua mente tracciava i confini di un regno solo vagheggiato, ma che egli sentiva già suo di diritto.
Questo romanzo, costruito a episodi, percorre gli anni della vita del Valentino e, nonostante ci mostri degli scorci più che raccontarci una storia continua, ci porta a conoscere bene sia Cesare sia Michele. Veniamo catturati dalla loro storia, attraverso una scrittura evocativa, elegante e incantevole, una scrittura che entra nei personaggi, ce li fa sentire e amare, ce li mostra nelle loro mille sfaccettature, sia come personaggi storici sia come amici e anime affini.
Li vediamo cambiare, amare, essere delusi e diventare invidiosi e gelosi. Messi in ombra da un fratello prediletto, ma incapace, manovrati per scopi politici, costretti alla fuga, ma anche artefici del loro destino e, a volte, crudeli per il gusto di esserlo. Vediamo Cesare attraverso lo sguardo di Michele, che quasi lo considera una divinità, che è pronto a tutto per lui, con una fedeltà e una complicità rare. Vediamo Michele sacrificare le sue passioni per Cesare, guardarlo con un affetto che non potrà mai concretizzarsi con Lucrezia, pedina delle mani di Alessandro VI.
Molte donne lo trovavano irresistibile, sebbene, agli occhi di Michele, avesse perduto una delle sue principali armi di seduzione: il sorriso. Non sorrideva quasi più, non come un tempo, quando lo schiudersi delle sue labbra pareva mutare la luce che lo circondava. Ora si limitava a sogghignare, incurvando la bocca in una smorfia che conferiva al suo volto un’espressione crudele.
Un libro che ti trascina in un periodo unico della nostra storia, tra personaggi famosi, senza annoiare, senza essere banale. Uno di quei libri in cui ti trovi a sottolineare frasi su frasi e che nel frattempo ridà la giusta dimensione a certe leggende.
«Ascoltate bene, Cecilia… ascoltate il suono dei vostri sogni, e solo quello. Perché alla fine non ci sarà stato altro per cui vivere, solo quel fremito, solo quel palpito. L’estate passa così presto, l’inverno è gelido e senza cuore, ma l’eco del vostro cuore, il fruscio fuggevole della giovinezza, potrà scaldarvi ancora a lungo, quando tutto il resto sarà passato.»
E davvero, nonostante tutto, non sono di parte. Va letto anche solo per il piacere di assaporare una scrittura stupenda.

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