Buongiorno, Feelers!
Oggi ospitiamo la prima tappa del Blog Tour dedicato a “Askja” di Ian Manook, secondo volume della Trilogia Islandese, in uscita, per Fazi Editore, il 5 novembre e acquistabile cliccando sulla data.
Buona lettura!
Nel deserto di cenere dell’Askja, nel cuore dell’Islanda, viene avvistato il corpo imbrattato di sangue di una donna. L’ispettore Kornelíus Jakobsson, della polizia criminale di Reykjavík, non fa in tempo ad arrivare sul posto che il corpo è già scomparso nel nulla. Negli stessi giorni, nei pressi della capitale, la giovane poliziotta Botty sta indagando su uno scenario simile: delle tracce di sangue e una bottiglia di vodka in frantumi sono stati rinvenuti sul fondo di un cratere ma, di nuovo, il corpo non si trova. Altro fatto curioso: in entrambi i casi, la memoria dei testimoni lascia alquanto a desiderare. Questi crimini ricordano all’ispettore Kornelíus il fiasco giudiziario che aveva sconvolto l’Islanda a metà degli anni Settanta: due crimini senza cadaveri, senza prove materiali, senza testimoni, solo dei presunti colpevoli che alla fine avevano confessato senza avere il minimo ricordo dei fatti. Nel frattempo, un cecchino semina il panico…
Ian Manook ci porta questa volta in una Islanda più selvaggia, in mezzo agli ingranaggi di una macchinazione politica che rivela il lato oscuro di questa nazione solo apparentemente perfetta. Dopo Heimaey, il secondo capitolo della trilogia islandese: un viaggio sorprendente attraverso luci e ombre di un paese dai mille segreti.
PRESENTAZIONE ED ESTRATTI
In questo secondo volume della Saga islandese, Manook ci conduce ancora, in compagnia del suo iconico troll, l’investigatore di polizia Kornelius Jakobson, lungo i paesaggi lunari dell’Islanda, a indagare.
Da quando, da giovane, Kornelius ha scorto per la prima volta la montagna, durante un’escursione nelle Alte Terre, si è sempre rifiutato di darle un nome o un titolo umano. Per lui, quella montagna non può essere che il trono di Dio. Non saprebbe dire quale Dio, ma è il suo trono. Lontano dagli uomini. Lontano dal mondo. Nel cuore della pianura morta delle Alte Terre. Alcuni parlano del ceppo gigantesco di un albero leggendario. Un albero il cui tronco possente saliva fino ad attraversare il cielo. Lontano dagli occhi degli uomini, i suoi rami verdeggianti, infiammati di fiori e piegati dal peso dei frutti, si estendevano nel Walhalla degli altri dèi.
Oggi, un cielo piovoso perdura così basso ai piedi della montagna da lacerarsi. Lembi di nuvole isolano gli uomini da ciò che rimane delle loro divinità. Soltanto il pianoro, vasto cinquanta chilometri quadrati, galleggia al di sopra della foschia. E risveglia in Kornelius sogni di lettura.”
Un troll dall’anima ferita, un investigatore finissimo, un cantore di antiche saghe, alle prese con i suoi e gli altrui demoni, che, per forza o per ragione, deve andare fino in fondo.
Sangue, ma non cadaveri, persone scomparse, tracce senza prove, un cecchino che non uccide, crimini antichi e antichi dolori, voci del passato remoto di un Paese sospeso tra la magia e la modernità, in un polar dalla lingua essenziale e curatissima, che scava nel profondo del lettore e lo immerge nella vicenda.
Fuori, l’orizzonte dietro l’Herðubreið si accende di un falso tramonto. In questo periodo, il sole non fa altro che sfiorare la notte. Le nuvole intessono sulla landa pietrificata un baldacchino increspato di velluto a coste, che ondulazioni scarlatte e cinabro incendiano da sotto. Un oceano rovesciato al di sopra del mondo, un mareggio regolare e immobile, fiammeggiante. Un cielo di lava.
Tra ghiaccio, fuoco e colpi di scena, Kornelius e tutti i personaggi intorno svolgono la matassa, e, come in ogni giallo che si rispetti, scrivono la parola: “Fine”.
Ecco il calendario del blog tour con le prossime tappe!
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