Harrowhark Nonagesimus, l’ultima necromante della Nona Casa, è stata ingaggiata dall’Imperatore per combattere una guerra che non si può vincere. Fianco a fianco con la rivale che più detesta, Harrow deve perfezionare le sue arti e diventare un angelo della non-morte. Ma si sente sempre peggio, la sua spada le dà la nausea e persino la mente minaccia di tradirla. Chiusa nell’atmosfera gotica del Mithraeum dell’Imperatore con tre insegnanti poco amichevoli, inseguita dai fantasmi pazzi di un pianeta assassinato, Harrow deve affrontare due scomodi interrogativi: c’è qualcuno che sta provando a ucciderla? E, qualora ci riuscisse, l’universo sarebbe un posto migliore senza di lei?
Aspettavo con ansia l’uscita di questo secondo libro, ero molto curiosa di scoprire come si sarebbe evoluta la storia dopo gli scioccanti avvenimenti alla fine del primo. Mi aspettavo un certo tipo di sviluppo, ma l’autrice mi ha sorpreso e ha deciso di scombinare le carte in tavola e di dar vita a una storia decisamente particolare.
“La sua capacità di sentire si era in qualche modo attutita, lì alla Casa di Canaan, lasciandole solamente un senso di nostalgia dislocata, un bizzarro struggimento… come se stesse sfogliando le pagine di un libro in cerca di un passaggio che ricordava ma che non riusciva a trovare.”
In questo romanzo l’autrice ci racconta la nuova vita da Littrice di Harrow, l’arrivo alla stazione spaziale dove fa (e noi con lei) la conoscenza degli altri Littori. Assisteremo agli allenamenti estenuanti per combattere le Bestie Resurrezionali, come nascono e come combatterle. Scopriremo anche le dinamiche, malate e non, tra Dio e gli altri Littori e tra i Littori stessi. Ritroveremo anche i personaggi del primo libro, anche se solo in veste di “fantasmi”, ma soprattutto scopriremo l’origine di Gideon, e chi sono i suoi genitori, ma ci saranno rivelazioni anche su Harrow. E scopriremo che forse i buoni non sono buoni.
Devo ammettere che il libro non mi è piaciuto tanto quanto il primo, l’ho trovato troppo confuso, troppi salti temporali tra il presente e il passato. Ma non il passato che conoscevo, quello letto nel libro precedente, bensì un passato, anzi dei passati alternativi. Come se mi trovassi in universi paralleli generati dalle diverse azioni della protagonista. Se da un lato avevo iniziato a intuire il fine di questa scelta, dall’altro mi ha confuso e mi ha reso difficoltosa la lettura.
“L’UNICA COSA CHE LA NOSTRA CIVILTÀ POTRÀ MAI IMPARARE DALLA VOSTRA È CHE QUANDO CI SI RITROVA CON LE SPALLE AL MURO E LE TORRI CHE CROLLANO TUTT’ATTORNO E CI SI GUARDA BRUCIARE L’UN L’ALTRO RARAMENTE DIVENTIAMO EROI.”
La narrazione è per gran parte del libro in seconda persona, come se “qualcuno” stesse raccontando ad Harrow quello che lei ha fatto, come lo ha fatto, dandomi l’impressione che la protagonista non fosse “presente” quando compiva certe azioni, o non ne avesse ricordo.
Ho fatto fatica a leggere questo libro, troppa confusione e troppi tecnicismi ne hanno rallentato la lettura. Mi è davvero mancata Gideon, protagonista del primo libro, con le sue battutacce e il suo carattere peperino che alleggeriva l’atmosfera. Tant’è che quando è ricomparsa – no no, non illudetevi non è rediviva o forse lo è… mah – per me la narrazione ha preso subito un altro ritmo decisamente meno noioso.
Il libro è ben scritto, e la Muir è dotata di una fantasia davvero notevole, ma è un libro che va letto a mente libera per potersi concentrare totalmente sui vari intrecci e informazioni. Ora aspetto con ansia il terzo sono curiosissima di vedere cosa si inventerà questa volta, sarà un libro più simile a questo o al primo?
Consigliato se non vi spaventa infilarvi in un ginepraio all’apparenza senza senso.
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Anche io lo aspettavo con ansia, ma misà che lo rimando a giornate più tranquille
Veramente confuso, ma per me geniale