Se non viviamo per coloro a cui teniamo, per cosa viviamo davvero?

Ironico scoprire di voler vivere proprio quando stai per morire.
Questo è esattamente quello che pensa Tommaso quando si sveglia in ospedale e capisce che i vampiri che hanno popolato i suoi incubi per quasi tre settimane si sono liberati di lui.
Non gli hanno cancellato la memoria, però. E forse sarebbe stato meglio se lo avessero fatto, perché adesso tutto ciò al quale riesce a pensare è Shinobu. Lo stesso Shinobu che riempie i suoi sogni ogni volta che chiude gli occhi. Lo stesso Shinobu che nelle sue fantasie entra tutte le notti nella sua camera per nutrirsi di lui. Lo stesso Shinobu che nelle sue illusioni non riesce a staccarsi dall’umano che lui stesso ha portato al castello, impedendogli di svegliarsi quando all’alba abbandona il suo letto, lasciandolo freddo e vuoto fino alla notte seguente.
Tommaso sa che tutto sta accadendo solo nella sua testa. Dopotutto Shinobu, anche se lo ha salvato, lo ha cacciato dal castello, rendendogli impossibile ritrovarlo per tornare da lui.
Allora perché sul suo collo ci sono segni di morsi recenti?

Ho finito per innamorarmi di lui. Sono più stupido di quanto pensassi.
Nel volume precedente siamo stati lasciati a bocca asciutta, curiosi di scoprire cosa sarebbe successo a Tommaso nel giorno della sua morte per mano dei fratelli vampiri che abbiamo imparato fin troppo velocemente ad amare.
Questo secondo volume riparte proprio da lì, dal nostro fragile essere umano che invoca il nome del solo vampiro che può aiutarlo, del vampiro a cui si è donato, che ha imparato, forse, ad amare.
E Shinobu è lì per lui, per salvarlo ancora una volta.
Lo fa strappandolo alla morte per condannarlo a una vita di solitudine e sofferenza. Sì, perché quando Tommaso si sveglia in un letto d’ospedale non ha dimenticato nulla. Il castello, i vampiri, il letto a baldacchino, il dolore dei morsi e il piacere del sangue che scorre sono bene impressi nella sua mente. E, senza logica, Tommaso li desidera ancora.
Non mi ha rifiutato, mi ha umiliato.
Appena ne ha la possibilità, Tommaso rimette piede nel mondo perverso che è stato costretto ad abbandonare, ma nulla va come sperato.
Shinobu è più distante che mai, e l’umano si rende conto che ciò che c’è stato tra loro, e potrebbe ancora esserci, è troppo importante e prezioso per essere messo da parte. Inconsciamente e senza riserve decide di lottare fino alla fine, nonostante in palio ci sia la sua stessa vita.
La lettura è veloce e scorrevole.
I personaggi, Tommaso e Shinobu, non sono totalmente descritti, vengono percepiti dal lettore come avvolti nella nebbia, e molto è lasciato alla libera immaginazione.
Il tormento e l’angoscia fanno sempre da padrone e il desiderio di giungere alla fine, per scoprire come si conclude la vicenda, è immenso.
In questo secondo volume avrei voluto qualche dettaglio in più. Il tormento di Tommaso, i suoi tentativi di rincorrere Shinobu, la lontananza del vampiro, l’intervento di Domino, le leggende, i fratelli… il materiale su cui lavorare è davvero tanto e la storia è molto piacevole. Personalmente, l’unica pecca, è la velocità nella narrazione che, secondo il mio parere, necessitava di un piccolo approfondimento.


Recensione a cura di:

Editing:

Qui la recensione del primo romanzo: “Il lato oscuro della Luna”







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