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L’introverso studioso Percival Endicott Whyborne ha passato gli ultimi mesi guardando il suo compagno, Griffin Flaherty, venire a patti con il rifiuto della sua famiglia adottiva. Perciò, quando un telegramma urgente di Christine li convoca in Egitto, Whyborne è riluttante a rischiare la fragile tranquillità che sono riusciti a creare.
Fino a quando uno sconosciuto, che sembra più bestia che uomo, cerca di ucciderlo al museo.
Tra antiche rovine dell’epoca dei faraoni, dovranno raggiungere Christine e affrontare tradimenti, omicidi e una strega leggendaria tornata dal regno dei morti.
Nel terribile calore del deserto, il trio dovrà affrontare le loro paure e combattere unito… o il loro legame verrà distrutto per sempre.

«Profumi come il vento fresco dell’oceano. Come sale e ambra grigia.»
E continuiamo il viaggio a fianco di Ival e Griffin: stavolta il mistero ci porta in Egitto, in mezzo agli scavi che rivelano tombe e non solo, in mezzo ai geroglifici ma anche alla sabbia e al caldo del deserto.
Ma nonostante qui la scenografia ricordi più le storie di tombe maledette e tempeste di sabbia, il tocco tipico della serie, l’ambientazione lovecraftiana, continua a farla da padrone: accanto agli enigmi celati nella mitologia dell’Antico Egitto, fa capolino anche Nyarlathotep.
In questo quarto volume della serie conosciamo meglio Christine. L’archeologa, donna fin troppo emancipata per il suo tempo, ci dimostra la sua forza e la sua ironia, ma finalmente ci fa vedere anche qualche lato fragile e persino romantico. Ne conosciamo anche la situazione familiare complicata che influirà non poco sulle vicende in Egitto. Christine Putnam è un personaggio formidabile, forse con un tocco lievemente troppo moderno, ma è meravigliosa comprimaria di Ival e Griffin e possiamo apprezzarla nella sua irruenza e praticità a tratti sgarbata.
«Whyborne,» tagliò corto, porgendomi la mano. «È bello vederti.»
Io gliela strinsi più per riflesso che per altro. «Christine,» dissi, facendo del mio meglio per trasmetterle il mio disappunto nell’essere stato convocato dall’altra parte del mondo senza spiegazioni.
«Griffin.» Strinse la mano anche a lui. «Eccellente. Immaginavo che Whyborne ti avrebbe portato con sé.»
«Di cosa si tratta?» le chiesi, avendo atteso anche troppo per ottenere chiarimenti.
«Ti racconterò tutto più tardi, lontano da questa folla,» rispose. «Adesso sbrigatevi, non vogliamo perdere il treno per Il Cairo.»
«Christine!» Sbattei i piedi e incrociai le braccia sul petto. «No. Non faccio un altro passo finché non mi offri qualche spiegazione.»
«Assassinio. Assassinio orribile e mostruoso, per usare le parole del bardo. Adesso smettila di fare il melodrammatico e trova i tuoi bagagli.»
Accanto a lei ritroviamo l’impacciato e insicuro Whyborne che nonostante tutto, nei momenti opportuni, rivela un inaudito coraggio. Percival sta ancora combattendo con la sua paura di non essere all’altezza di Griffin mentre i poteri mistici risvegliatisi nelle precedenti avventure sembrano consolidarsi.
Percepivo la bacchetta, i suoi occhi di rubino che mi osservavano. In attesa di vedere ciò che avrei fatto. Ma no, era una ridicola fantasia. Non potevo lasciarmi trascinare. Mi sentii riempire da una calma certezza e tutti gli altri pensieri volarono via. I miliardi di stelle sopra di me riecheggiavano nei miliardi di granelli di sabbia sotto ai miei piedi. Il sussurro del mio respiro non era che un sospiro nel vento; il sangue che mi pulsava nelle vene era l’eco dei fiumi sotterranei. Io ero il mondo e il mondo era me.
E ovviamente non può mancare Griffin che, anche se all’apparenza può sembrare coraggioso e sbruffone, è ancora segnato dai traumi del suo recente passato e fatica ad accettare che Whyborne faccia uso delle arti magiche apprese dal Liber Arcanorum, nonostante stiano combattendo con creature che di naturale non hanno niente.
Insieme sono una squadra forte dell’amicizia, dell’amore, del rispetto reciproco anche nei momenti in cui tutto sembra remare contro.
Tra alleati e nemici, spesso difficilmente distinguibili tra loro, poco è il tempo per l’amore, che comunque Ival e Griffin sfruttano a pieno.
«Pensavo.»
«A cosa?»
Continuò a insistere finché non mi arresi. «Al fatto che trovi divertente l’idea che altri siano interessati a me.»
Lui trattenne il respiro. «Ival, io non…»
«Avresti riso a crepapelle se un altro uomo mi avesse baciato,» lo interruppi.
«Ti sbagli.»
«Perché non riesco a crederci?»
Mi afferrò la mascella e mi costrinse a voltarmi verso di lui. «Dovresti. Mi sentirei molto infastidito se andassi in giro a baciare altri uomini.»
Il cuore cominciò a battermi più in fretta. «Rideresti di me,» sussurrai, perché temevo che fosse la verità. «Diresti che nessun altro potrebbe mai trovarmi…»
Interruppe le mie parole con un bacio: brutale, bollente ed esigente. «Non sono qui perché voglio qualcos’altro,» dissi, penetrandolo con le dita, cercando quel punto che l’avrebbe fatto fremere e implorare. «Sono qui perché tu mi stravolgi, nel profondo, come hai sempre fatto. Sono stato tuo dal primo momento.»
Con una trama veloce che parecchio richiama esigenze cinematografiche e non pochi colpi di scena, ci troviamo forse di fronte a un romanzo meno travolgente rispetto ai precedenti, in cui il bilanciamento tra azione, sentimento e ironia era pressoché perfetto.
Ma rimane un ottimo romanzo in cui si riconoscono le caratteristiche che rendono la serie irresistibile e non manca comunque la continua evoluzione dei personaggi che fa capire che niente è lasciato al caso.
E vi lascio con una domanda: perché Ival profuma di oceano?


Recensione a cura di:

Editing:










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