Nella Parigi occupata dai nazisti, la maggior parte dei francesi si comporta con cautela. Yves Lacroix, cantante gay di nightclub, invece, finisce sotto i riflettori con ogni sua esibizione. Veterano della disperata difesa francese, sopravvissuto a un campo di prigionia, e noto “degenerato”, sa benissimo di essere un
possibile obiettivo dei nazisti. Il suo personaggio pubblico nasconde un cuore ferito e arrabbiato e una terribile paura per sua sorella che milita nelle file della Resistenza.
Malgrado tutto, Yves riesce a salire i gradini della vita notturna parigina fino a diventare un vero divo attirando così l’attenzione, e la protezione, dell’Oberst Heinrich von Starck. A complicare le cose e a minacciare tutto ciò per cui Yves ha lavorato, intervengono la totale adorazione provata per lui dal soldato semplice Falk Harfner e il disprezzo dell’ideologo ariano von Grimmstein, rivale di von Starck, che vede in Yves “qualcosa di giudeo”.
Quando una battuta pericolosa rischia di farlo finire nelle mani della Gestapo, essere il famoso Usignolo di Parigi potrebbe costare a Yves la sua musica. E la sua vita.

Solitamente non leggo molti libri storici, ma questa trama mi ha davvero incuriosita, merito soprattutto dell’ambientazione: Parigi, una città che, da sempre, ha un fascino particolare anche durante il periodo storico più buio dell’umanità, la Seconda Guerra Mondiale e l’occupazione nazista.
“Prima dell’invasione, Parigi era stata la città che non dormiva mai. Persino adesso non dormiva davvero, si era semplicemente raggomitolata su se stessa per proteggersi dagli stivali dell’invasore.”
Yves è un cantante, uno showman, figlio di una famosa interprete. Ama cantare, ma non è conscio del suo reale valore, del suo grande talento. La sua fama cresce, esibizione dopo esibizione sale sempre più in alto sino ad attirare l’attenzione dell’Oberst Von Starck, che lo prende sotto la sua ala protettiva.
Yves si ritrova così coinvolto in un triangolo, anche se in realtà è un quadrato; due uomini si contendono il suo cuore ferito, quel cuore che già batte per la musica.
Due uomini assai diversi tra loro, solo la nazionalità tedesca li accomuna, così come diversi sono i sentimenti che suscitano in Yves.
“Von Starck stava cercando qualcosa sul suo volto, con gli occhi che si spostavano da sinistra a destra molto rapidamente, poi il suo respiro sfiorò la pelle di Yves, e infine le sue labbra. Yves sussultò alla sensazione di un bacio che era tanto incerto ed educato quanto l’uomo stesso. Non servirebbe a nulla negarlo adesso, pensò, trasformando in polvere ogni suo dubbio.”
Von Starck è un uomo maturo, con una vita alle spalle, esperienze che lo hanno segnato e che gli fanno riconoscere la follia che sta nascendo nel suo Führer. Von Starck rappresenta la sicurezza, la stabilità, un amore solido senza troppi sconvolgimenti.
“Si baciarono come se avessero tutto il tempo del mondo, stringendosi l’uno all’altro, petto contro petto, braccia intorno ai corpi, a scambiarsi baci e respiri e occhiate. Con un altro amante, Yves si sarebbe sentito in trappola, ma non con Falk. Se lo avesse spinto via e gli avesse detto di tornarsene a casa, non aveva alcun dubbio che Falk lo avrebbe fatto senza protestare.”
Falk, un soldato semplice, è agli opposti. È giovane e rappresenta la follia, quell’amore che ti fa battere il cuore, che ti fa sudare le mani, che ti fa sognare. Quell’amore che fa comporre poesie, musiche, quell’amore che ispira, che ti fa struggere, preoccupare e gioire.
I personaggi sono tutti caratterizzati benissimo, non solo i protagonisti ma anche i secondari, dall’amico impresario di Yves, alla madre, alla sorella gemella rivoluzionaria che con coraggio affronta la lotta al regime. Ognuno di loro contribuisce alla maturazione di Yves, chi dal punto di vista della carriera e chi dal punto di vista umano.
Come detto, l’ambientazione è uno dei punti di forza di questo romanzo. Vediamo i protagonisti muoversi nella città, nei suoi pericoli, tra le sue regole scritte ma soprattutto tra quelle non scritte, una città che pare quasi addormentata, sedata, ma che si sta lentamente risvegliando, che cerca piano piano di riappropriarsi del proprio destino. Pagina dopo pagina, spicca il contrasto tra la bellezza di Parigi, la bellezza dell’arte, della musica e l’occupazione del regime nazista con le sue ideologie malate.
Ho divorato il libro, grazie anche al modo delicato con il quale Voinov ha trattato una storia ambientata in un periodo storico che di delicato non ha avuto nulla. Non ha calcato eccessivamente sul lato drammatico, preferendo porre l’accento sulla speranza e sul potere salvifico della musica, del canto, sia per chi ne ha fatto una professione come Yves sia su chi la ascolta e si lascia ammaliare dalle note sino a farsi trasportare in un mondo diverso e assaporare per alcuni istanti una sorta di normalità.
“Cantare, almeno, era diverso dal silenzio, non era come abbassare la testa e volersi nascondere o morire in un buco in modo da non dover più affrontare il giorno dopo. Cantare voleva dire, sopra ogni cosa, respirare.”
Consigliato a chi vuole leggere una storia dove l’amore supera le barriere della razza, ma soprattutto delle ideologie, dove a volte le apparenze possono ingannare.



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