♦ Traduzione a cura di Emanuela Graziani
Triskell Edizioni, acquistabile qui ♦

Il caposquadra dei THIRDS Sebastian Hobbs e il medico legale capo Hudson Colbourn sono innamorati ora tanto quanto lo erano quasi sette anni fa, quando un tragico evento sul lavoro ha distrutto la loro relazione. E in tutto questo tempo, ogni volta che hanno cercato di riavvicinarsi, qualcosa li ha sempre divisi. Quando Hudson attira l’interesse di pericolosi nemici, sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione, Seb non desidera altro che proteggere l’uomo che per lui significa ancora tutto.
Mentre eventi che mettono a rischio la loro vita, un futuro incerto e verità sorprendenti attirano ancora una volta Hudson e Seb l’uno verso l’altro, i due devono fare una scelta: fidarsi del loro amore e trarre forza da ciò che condividono, o perdere quello che conta di più, stavolta per sempre.

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«Aspetta!»
«Sì?» Dom sorrise dolcemente.
Dex lasciò cadere la testa in avanti, sconfitto. «Potrei essere stato un po’ precipitoso.» Si raddrizzò e arricciò il naso. «Bene. Dirò a Debbie che sono disposto a condividere.» Con un grugnito, uscì dalla porta, poi girò su se stesso per guardare storto Dom, puntandogli un dito contro in modo minaccioso. «Ma non finisce qui, amico. Ti tengo d’occhio.»
Dom agitò una mano per liquidare la questione. «Sì, sì. Tienimi d’occhio di meno e fammi trovare più cioccolato in polvere sul mio cappuccino.»
Dex sbuffò disgustato prima di rivolgere la propria attenzione su Seb. «Il tuo partner è un idiota.»
Seb ridacchiò. «Deve essere il mio bagnoschiuma. Penso che li attragga.» Ringraziò Angel per il caffè e disse a Dex di sparire.
«So che mi vuoi bene,» cantilenò Dex mentre saltellava via –letteralmente – per andare a portare scompiglio da qualche altra parte. Come facesse Sloane a stare dietro a quell’uomo andava oltre la comprensione di Seb. Lui era già esausto dopo quello scambio.
Un altro giorno di ordinaria follia al quartier generale dei THIRDS: sfido uno qualsiasi degli affezionatissimi lettori di questa splendida serie, a dire che i Teriani e i loro partner umani non gli erano mancati. E soprattutto a dire di non aver aspettato la storia di Sebastian Hobbs e del suo Lobito con il cuore che palpitava per l’emozione.
Compagni legati da un amore profondo, i due sono separati da sette lunghissimi anni in seguito a un’operazione andata male, durante la quale per colpa loro è rimasto ucciso un bambino. Il senso di colpa per quanto accaduto li ha divisi, ma leggendo questo libro si ha più volte l’impressione che sia stato soprattutto Hudson a volerlo, incapace di sopportare il peso di un’altra morte, dopo aver già vissuto una tragedia che l’ha allontanato definitivamente dalla sua famiglia.
Personaggio più complicato del previsto, Hudson potrebbe sembrare solo un nerd dedito alla scienza, ma avendo finalmente la possibilità di seguire il suo punto di vista scopriamo anche il suo lato passionale, la struggente malinconia con cui ricorda il passato e soprattutto il suo insano amore per i biscotti. La famiglia Hobbs l’aveva adottato, in pratica, e per la prima volta lui si era sentito accettato e amato, quindi tenersi lontano da Seb non è l’unica cosa che si è imposto: ha perso anche una madre, un padre e un fratello, Ethan. Sappiamo già quanto siano tesi i suoi rapporti con Rafe, infatti, ma per fortuna la tigre mannara appare sulla via della guarigione dal pessimo carattere anche in questo libro.
Seb aveva la reputazione di essere un duro, anche se giusto. I suoi colleghi agenti lo rispettavano per molti motivi. Nessuno avrebbe osato sfidarlo, mancargli di rispetto o rompergli le scatole. Ecco perché trovavano la situazione così maledettamente divertente. C’era solo un uomo nell’edificio contro cui Sebastian Hobbs non aveva speranza. Un solo piccolo lupo teriano che riusciva a farlo tremare di paura.
Hudson Colbourn.
La parte migliore? Dopo tutto quel tempo, Hudson non aveva idea del potere che ancora esercitava su Seb. Il suo Lobito era semplicemente se stesso e, agli occhi di Hudson, Seb non era una tigre teriana che pesava cinquanta chili più di lui o lo superava di trenta centimetri in altezza. Hudson era l’unico teriano che Seb conoscesse che non tremava al suo ruggito. Lui agitava la coda.
È però Seb ad avermi rubato il cuore, sin dalle prime pagine. Seb è un protettore, prendersi cura di chi gli appartiene gli viene naturale e a volte lo spinge ad agire senza riflettere, soprattutto quando si tratta del suo Lobito. In passato, Hudson l’ha sempre avuta vinta con lui, ha imposto la propria volontà quasi senza accorgersene, persino quando si trattava di capricci, e questo ha creato uno squilibrio nella loro relazione che è in parte responsabile della tragedia che poi li ha separati. Quindi forse è un bene che abbiano trascorso del tempo lontani l’uno dall’altro, nonostante la sofferenza che ha comportato, perché entrambi sono maturati e hanno imparato una dura lezione.
La sua voce era roca, un suono sexy e avvolgente che formava parole e promesse di venerazione, ed era così che ci si sentiva ad essere amati da Sebastian Hobbs. Lui non era uno che amava con poca convinzione. Non si tratteneva né nascondeva parte di se stesso. Metteva a nudo la propria anima, si permetteva di essere vulnerabile con quelli a cui dava il dono del suo amore.
Scegliendo di concedere una pausa ai suoi adorati Dex e Sloane, a mio avviso Charlie Cochet dona nuovo ossigeno alla serie dei THIRDS, perché alla lunga continuare a vedere sempre quella coppia messa alla prova da nuovi pericoli e nuovi poteri – che personalmente ancora non ho capito se apprezzo o meno – aveva creato una sorta di ripetitività che invece in questo romanzo non si avverte. Seb e Hudson trovano la loro strada superando nuovi e vecchi ostacoli, in particolare ho giudicato interessante e ben gestita la questione di come vengano percepiti a volte i teriani marchiati dal compagno, che attraggono involontariamente i loro simili.
Ancora una volta molto importante è la figura di Wolf: amico o nemico, buono o cattivo? Sono domande che nemmeno qui trovano risposta fino in fondo, ma ogni volta che il lupo entra in gioco
porta colpi di scena sensazionali. Credo di non essere l’unica a non vedere l’ora che la Cochet gli dedichi un romanzo e ci racconti tutto di lui, nei minimi dettagli.
Tra tutti i personaggi secondari, meritano una menzione speciale Taylor e Dom, il partner di Seb sul lavoro. Avevamo lasciato Taylor costretto in forma animale e totalmente fuori controllo dopo essere stato usato per aggredire Dex, qui lo ritroviamo in modo struggente e inaspettato, al punto che anche il romanzo dedicato a lui balza in cima a un’ipotetica lista di favoriti. Dom invece è un nuovo ingresso nella serie e si impone subito per simpatia e intraprendenza: ferocemente protettivo nei confronti di Seb, dimostra di saper tenere testa persino a Dex, che non è poco.
Se devo trovare un difetto al romanzo, lo riscontro nella facilità con la quale ormai viene nominato il TIN: dovrebbe essere un’organizzazione segretissima che si cela nelle ombre e non rivela mai l’identità dei propri agenti, ma sembra che oramai tutti ne facciano parte o ne siano informati. Forse l’autrice ha scelto di parlarne così apertamente per aprire la strada alla sua nuova serie, che si svolgerà in quel mondo di spie, ma comunque penso che abbia un po’ esagerato, sminuendo in questo modo l’aura di mistero e pericolo che sembrava aleggiare all’inizio intorno agli agenti TIN.
Nonostante questo, “L’ora più buia” prosegue lungo il percorso tracciato dai precedenti libri della serie, conquistando il lettore con un efficace mix di azione, senso della famiglia, ironia e passione.


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