Una donna addestrata a usare il corpo per la gloria di Babilonia. Un uomo cui è stato insegnato a mortificare i propri desideri per la grandezza di Hattusa.
Malnigal e Suppiluliuma. La Superba e il Divino, uniti in un matrimonio politico in cui l’unica certezza è che la parola “amore” non esiste, perché l’amore è un lusso che non possono concedersi e che potrebbe avere delle conseguenze imprevedibili.
Il regno di Hatti, dopo anni di invasioni e lotte intestine, trova il suo campione in Suppiluliuma, un re guerriero, considerato da molti il prescelto dagli Dei. Per contrastare le mire espansionistiche del confinante popolo dei Mitanni, che minaccia il suo regno, Suppiluliuma è costretto a stringere un’alleanza con il re di Babilonia, sposandone la figlia.
Malnigal è una donna volitiva, spregiudicata e bellissima, che ha dovuto imparare a usare il proprio corpo e l’astuzia per sopravvivere in un mondo cinico e dominato dagli uomini. Sfruttata dal padre come pedina politica, per la principessa il matrimonio con questo sconosciuto re delle montagne è un insulto, ma gli Dei sono beffardi e giocano con le vite degli uomini.
Malnigal e Suppiluliuma, nonostante il disprezzo che nutrono l’uno per l’altra scopriranno che un fuoco, ben più grande dell’odio e dell’ambizione, brucia le loro anime e la fiducia potrebbe rivelarsi l’unica arma di salvezza in una corte che desidera solo la loro fine.

Suppiluliuma il Divino. Il Prescelto. Il Predestinato.
Nato in una notte di tempesta. Figlio prediletto del dio dei fulmini. Portatore dell’ira degli Dei, mente e braccio della grandezza di Hatti. Conquistatore.
Malnigal la Superba. Principessa di Babilonia. Volitiva, intensa, intelligente, bellissima. Esperta nell’arte della politica, della diplomazia, della seduzione. Usata. Tesse reti e inganni in nome del re suo padre, per la sicurezza del regno.
Ancora una volta è una pedina da scambiare, in nome di alleanze strategiche e macchinazioni politiche.
Destinata a suggellare con un’unione politica quell’alleanza strategica tra il regno di suo padre e il sovrano ittita.
Un’unione gravata da sospetti, pregiudizi, pericoli, diffidenza, inganni.
Cosa accadrà, una volta abbandonate per sempre le rive dell’Eufrate? Quale vita attende Malnigal nella Città di Pietra?
I due protagonisti si studiano, si osservano come nemici, si scoprono pian piano, ridefiniscono pensieri e azioni e agiscono, senza timore di correggere la rotta. Fino a guardare nella stessa direzione, più forti.
Un lungo, entusiasmante viaggio questo romanzo. Gli echi di terre lontane, civiltà favolose, personaggi straordinariamente tratteggiati, descrizioni accurate mi hanno accompagnata nella lettura.
Il lavoro di documentazione e ricerca dell’autrice permea tutto il libro: pur nella finzione narrativa, non una sbavatura. Nulla è lasciato al caso, e questo è un ulteriore merito.
Con uno stile pulito e curato, Fleur ci porta lontanissimo nel tempo, facendoci attraversare terre leggendarie e distanti, facendoci sentire suoni e voci, odori e polvere, stridore di carri e clangore di armi, sussurri mortali e inganni nell’ombra, senza perdere il filo della narrazione.
Particolare merito va attribuito ai personaggi secondari, di cui sentiremo presto parlare, spero.
Lo consiglio assolutamente.


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