
Tristan, studente universitario, è entusiasta dell’idea del suo amico Alexander Merlin, aspirante druido, di passare a Stonehenge la notte del solstizio di primavera per un esperimento magico.
L’incantesimo riesce: la Torre-che-canta è davanti ai loro occhi, splendida emanatrice di armonia.
Quando Tristan ci cade dentro, però, l’entusiasmo scema, lasciando il posto a un vago senso di inquietudine.
Uscito dalla torre, il giovane scopre con terrore che il mondo dov’è arrivato non è il suo.
O, forse, non lo è ancora.
Mentre si guarda attorno incontra Mador, abiti medievali e sorriso sensuale. Il nuovo venuto potrà aiutarlo a tornare a casa?
E… Un momento! Cosa ci fa lì un certo Merlin?
L’epoca di re Arthur non era una leggenda?

La Torre-che-canta era lì.
Tristan non riusciva a credere che la leggenda dell’equinozio si fosse materializzata davanti ai suoi occhi. La torre dalla quale gli spiriti delle persone che avevano tentato di attraversarla lanciavano richiami ai mortali, invitandoli a condividere l’eternità.
Questa novella fantasy romance mm ci catapulta quasi da subito in un passato fantastico, all’epoca di re Artù, ma non narra di cavalieri e scontri epici, bensì di due uomini che si trovano al di là dei piani temporali, di guaritori e ribelli che vogliono solo essere se stessi, di magia e amore.
Data la lunghezza limitata del testo, l’ambientazione non è eccessivamente approfondita e rimangono interrogativi aperti sulla sorte di almeno un personaggio, mentre la storia si concentra sulla relazione che nasce tra Tristan e Mador.
Mai, in tutta la sua vita, aveva voluto così tanto essere il centro dell’universo per un altro uomo. Voleva essere tutto per Mador, l’unico e il solo, l’inizio e la fine.
La scrittura elegante di Fernanda Romani ci porta attraverso la Torre-che-canta, evocata a Stonehenge dal giovane Alexander Merlin, e seguiamo il suo amico Tristan nel viaggio oltre un’eternità affascinante e quasi direttamente tra le braccia dell’altrettanto affascinante Mador, cerusico che lo trova e lo accoglie. I due avranno a disposizione solo pochi giorni insieme, prima che Merlin, antenato dell’amico di Tristan – un druido, come giustamente chiarito nella storia, e non un mago – lo rimandi al tempo a cui appartiene. Pochi giorni che saranno sufficienti per soddisfare l’attrazione che entrambi provano sin dall’inizio e forse per qualcosa di più, perché l’amore non conosce limiti né confini temporali.
Una storia non troppo complessa, ma ben gestita, che tiene in considerazione la difficoltà di farsi comprendere di Tristan, dato che l’inglese parlato all’epoca non era quello moderno, e offre scorci sulla medicina del periodo. Questi due elementi che contribuiscono a dare profondità e credibilità alla vicenda. Una lettura piacevole e romantica, con uno scorcio sull’eternità che attrae i viaggiatori caduti nella Torre-che-canta: un’oscurità con sprazzi di luce e infinite possibilità, che portano a chiedersi cosa possa esserci al di là delle finestre che la costellano.


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