Li chiamano Uomini d’Onore, ma quanto pesa quell’onere su pelle e cuore.
Giugno – 1815
Ana O’Connor – una cascata di boccoli rossi come il fuoco, occhi verdi come le praterie d’Irlanda e una croce celtica al collo – è la figlia di Lord Galway. Fiera e ribelle, aborrisce tutto ciò che è convenzione e non vuole trovare marito.
Non è dello stesso avviso il suo aitante fratello che la sta conducendo al ballo della duchessa di Richmond. Pesanti debiti gravano sulle spalle degli O’Connor, e l’unico modo per risollevarsi è accasarsi.
Al ricevimento, Ana conosce l’ufficiale Mark Fraser: occhi e capelli neri come le piume di un corvo, un sorriso strafottente e lo sguardo malinconico di un uomo che non ha nulla da perdere.
La battaglia di Waterloo alita loro sulle spalle e il fugace incontro sembra destinato a scolorire nell’oblio, ma il fato sceglie sempre percorsi inaspettati.
Tra viaggi in Europa e misteriose imprese, segreti inconfessati e un passato che sembra riecheggiare di promesse inespresse, la storia di un uomo d’onore e di un’indomita irlandese, dove niente è come sembra, e la verità si nasconde sotto le pietre di una terra battuta dal vento ribelle.

Attendevo questo nuovo capitolo della Confraternita dei Leoni con trepidazione, Ana si era presentata come un personaggio davvero interessante nel prequel. La serata del ballo ci aveva offerto una donna con spirito indomito, disposta a opporsi al fratello che a tutti i costi pare voler cancellare le origini irlandesi tanto quanto lei, invece, vuole celebrarle.
Il protagonista maschile, Mark Fraser, era stata solo una fugace apparizione che ha preso un aspetto di sicuro non positivo nel Gelsomino di Leeds. Mi aspettavo quindi un bello scontro che doveva sfociare, a mio parere, in un amore appassionato.
Doveva ma così non è stato. Inganno d’onore è finora il romanzo più debole della collection. Ottima l’ambientazione, tanti, troppi i riferimenti storici e le relative note, dettagliate fin nei minimi particolari le descrizioni. Per buona parte del libro questo ha un po’ appesantito il ritmo della storia.
Poco per non dire pochissimo, lo spazio dedicato al protagonista maschile che finisce per apparire come un personaggio ambiguo, a tratti odioso votato solo alla vendetta. La storia d’amore ne risente vivendola solo alla parte di Ana che pur manifestandosi come donna colta e moderna, perde parte del suo spirito ribelle. Le visioni, dono che la segue dalla nascita, si manifestano ma non sono così incisive.
La storia prende vita nella seconda parte del romanzo dove la figura di Mark e il suo passato ci appare più chiara ma la montagna d’odio che separa i due amanti si sgretola troppo velocemente e con pochi chiarimenti.
Finn, il migliore amico di Mark ha quasi più peso di lui nello svolgimento, è la figura che protegge Ana, presente nel pericolo e nel dolore, un sostegno indispensabile per la giovane.
Do atto all’autrice di scrivere davvero bene, di avere una cultura storica davvero approfondita, di non aver ignorato l’esistenza della figura del duca di Radnor come erroneamente, a mio parere, è stato fatto nei due libri precedenti ma, nonostante questo, aveva tra le mani una storia con un alto potenziale che, a mio avviso, non è stata sviluppata come meritava.
Poco, poco sentimento, quello che è mancato ne Inganno d’onore è il cuore.
Lo consiglio? Sì, seppur con qualche riserva, anche perché finalmente Alastair avrà quel che merita…



Qui le recensioni dei romanzi precedenti.






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