Fanucci Editore – Acquistabile qui

In una manciata di giorni e in una lunga notte di sangue, la Schiera degli Sciacalli è riuscita a invadere il più forte tra i Quadranti dell’Impero umano, travolgendo la famiglia del Mastro e il suo stendardo. Nessuno degli storici alleati è accorso in loro aiuto e i Ti-jak, una razza di bestie semiumane dai corpi massicci e ricoperti di squame, hanno falciato qualsiasi resistenza. Gli unici sopravvissuti dei Daven-Furus, il principe Raven e le principesse Sarissa e Ioni, non possono che sottomettersi alla triade a capo degli invasori: Raven diventerà lo schiavo del Jekret, la guida militare, mentre le sorelle saranno date in sposa per rafforzare il seme di quella genia ripugnante ma invincibile. Ciascuno di loro sarà chiamato alla scelta più difficile: mutare a caro prezzo la propria natura, assumendo un ruolo non previsto in un destino avverso e ostile, fino a quando ciò che sembra un abisso senza fine, potrà trasformarsi in un’occasione di rinascita. Dalla fortezza tra le rocce di Rovelia sino alle cime proibite di Lacan, dalla polvere dei deserti alle torri di Mnar, il tempo del Quadrante di nordest scorre inesorabile verso la rovina, ma non è detto che gli invasori siano gli unici nemici. E talvolta persino un’alleanza con le bestie può rappresentare l’ultima speranza di salvezza. Il primo avvincente capitolo della Saga dei Quadranti. Sul campo di battaglia, dove oltre alle armi contano anche i sentimenti, il cruento confronto tra l’uomo e la bestia. Un fantasy che penetra l’abisso più profondo della natura umana per scatenare i suoi demoni, nella tradizione delle grandi saghe epiche e indimenticabili.

Un fantasy epico con toni cupi, questo è il Principe degli Sciacalli. Non deve trarre in inganno il fatto che ci sia dietro la penna di un’autrice e non di un autore, che ‘Principe’ possa indurre a qualche associazione di tipo più luminoso o addirittura romantico.
Pochissime pagine e già siamo catapultati dentro una battaglia che vede gli uomini sconfitti, senza nessuna speranza, da creature terribili definite Sciacalli, o addirittura Demoni. Creature umanoidi, ma non umane, con comportamenti e aspetto mostruosi.
L’erede dei Daven-Furus, Raven, non può che cedere il suo titolo, e il suo onore, ai conquistatori, nella speranza che ciò salvi la vita alla sua gente e alle sue sorelle.
Il prezzo della sconfitta è il matrimonio di Sarissa con il Bemar, il portatore del Seme degli Sciacalli.
Coperti di polvere d’ossa, incapaci di concepire il perdono, abituati a consumare i corpi degli avversari sconfitti, gli Sciacalli ci vengono presentati subito come un terrificante incubo. Qualcosa che i guerrieri umani vorrebbero scacciare per sempre dalle loro terre, ma che non possono perché apparentemente invincibili.
«Le storie della sabbia mutano ogni giorno, perciò anche i ricami non possono essere fissi. Non scorrere insieme alla sabbia, significa fermarsi, e per noi è impensabile.»
Ma in tutto ciò, dov’è l’Amato? L’Imperatore di Mnar? Quando arriveranno le truppe alleate in aiuto alla sconfitta casata Daven-Furus?
Costretti loro malgrado a affrontare sfide per le quali non erano stati preparati, Raven, Sarissa e Ioni rivelano le loro nature, le loro forze e debolezze.
Qui il romanzo si distacca dagli epic fantasy a cui siamo abituati: qui non ci sono veri eroi, ma personaggi complessi, a tratti ‘sbagliati’, che commettono errori. Raven, per essere il primogenito, l’erede, appare a tratti debole, incerto; Sarissa sorella maggiore rispetto a Ioni è viziata, incapace di andare oltre il suo disgusto per gli Sciacalli (ma la capiamo, eccome se la capiamo), mentre Ioni ci lascia il dubbio, con i suoi atteggiamenti che possono essere visti come grande maturità o come assoluta insensibilità.
È interessante vederli maturare, affrontare le sfide che la vita pone loro davanti: da un lato, a volte, è irritante vederli ricadere negli stessi pensieri o comportamenti ma, come le persone vere, ci vuole tempo per cambiare atteggiamento – o per riscoprirsi – mentre, insieme al lettore, capiscono contro cosa stanno davvero combattendo.
Il muso di Madari era così vicino che lei poteva condividere lo stesso respiro e imprimersi nella memoria dei sensi quella sua essenza particolare. Odore di terra fangosa, di carne bruciata e ancora cenere. Avrebbe voluto girarsi verso di lui, guardare senza timore quel muso rovinato e segnato dal vento del deserto, da battaglie infinite e da rughe di una razza diversa. Avrebbe desiderato dare semplicemente un nome, rendere suo amico e non più nemico il mostro venuto da oltre il Grande Mantello. Ma non ci riusciva, le mancava il coraggio. Era una donna e una moglie codarda, e quasi paga nell’esserlo.
Il Principe degli Sciacalli è una storia di scoperta di sé stessi, di comprensione, di rifiuto dei pregiudizi. I mostri si nascondono a volte dove non ci si aspetta e il concetto di umanità, forse, non è proprio solo della razza umana, così come non lo sono onore e rispetto. Allo stesso tempo, è una storia che concede pochissimo ai sentimenti, cruda, sanguinaria, fatta di battaglie e morti atroci, tradimenti e catture.
Là davanti, il collo dell’adrosauro continuava a ondeggiare minaccioso e la coda legata sopra sembrava dover esplodere da un momento all’altro, investendo in pieno il carro e i suoi occupanti. Però il figlio del Principe morto non mollò. Contrasse le dita ormai segate dai lacci delle redini e, con l’ultimo residuo di orgoglio umano che ancora gli restava, condusse la bestia verso la parete che sembrava avere una pendenza lievemente più affrontabile. Stranamente, per quanto il Jekret non facesse alcun tentativo di aiutarlo, Raven ne avvertiva la presenza costante dietro di lui e ciò gli procurava una sorta di singolare euforia, l’assurda percezione di sentirsi comunque al sicuro. Ma lo sarebbe mai stato?
Anche se si intuisce, in alcuni momenti, la relazione che si è instaurata tra alcuni personaggi, poco o nulla viene davvero descritto, ma solo lasciato immaginare. Il lettore si ritrova immerso in situazioni difficili da interpretare, sperimentando emozioni a volte cariche di sgomento.
È un romanzo ricco in molti sensi, caratterizzato da un’ambientazione curata e costruita per aprire la strada ad altri romanzi (è conclusivo, ma non del tutto), con personaggi che hanno ancora molto da svelare, misteri, battaglie e forse amori all’orizzonte, il tutto raccontato con uno stile ricco come ci si aspetta da un fantasy di questo tipo, ma che non si disperde rallentando la narrazione. Un romanzo che si pone da un punto di vista diverso e per questo originale.



Recensione a cura di:

Editing a cura di:







Commenti
Nessun commento ancora.