
Davanti alla città di Guasili, le acque del fiume Hiwassee scorrono lentamente prima di unirsi a quelle del Peachtree River. Dalla sua dimora, la Casa di Roccia, la Madre dei Venti sorveglia le sue sei figlie, incaricate di soffiare sull’acqua, sugli animali, sulle piante e sulla vita degli uomini.
Un giorno, a causa del pescatore Tlajai, tra le figlie si accende una rivalità che porta lo scompiglio nella valle. E quando tra queste scoppia uno dei litigi più aspri, dalle loro raffiche d’ira si forma un turbine che dà vita a un settimo vento: Vlita, Colui che Respira.
Vlita è simile alle sorelle ma non è uguale a loro; passa le giornate e le notti soffiando negli anfratti della Casa di Roccia oppure sulla chioma del sacro sambuco, messo lì dal Popolo delle Stelle. Vlita si annoia e ritiene la sua esistenza superflua, privo com’è di un ruolo definito, a differenza delle sorelle.
Finché, qualche tempo dopo, la Madre gli ordina di scendere nella valle e di soffiare su Guasili.
Unole, l’uomo di Medicina cherokee, ci racconta una storia inedita, a metà tra il mito e la leggenda, sullo straordinario potere del richiamo dei Sonagli Blu.

«Va’, fratello mio! Porta la mia preghiera e supplica ogni pianta, ogni animale e ogni pietra di perdonare gli uomini e la loro incapacità di vivere senza il sostegno della Madre Terra, del cielo e delle acque dell’Uomo Lungo.»
In questa citazione si racchiude tutta l’essenza di questo racconto, una sorta di favola il cui scopo, oltre ad aiutarci a trascorrere delle ore liete, è ricordare all’uomo che non siamo gli unici abitanti della terra e che la condividiamo con tantissime manifestazioni della natura.
Che siano animali, piante o eventi atmosferici quali le stagioni o i venti, come i protagonisti di questo racconto, sette venti ognuno con il suo compito da svolgere. Sei sorelle e un fratello, che intrecciano le loro esistenze con quella di un umano, Tlajai.
Il mio colore preferito è il blu in tutte le sue declinazioni, potevo quindi non essere attratta da questa cover? Poi ho letto la trama, ho visto il termine cherokee e per me non c’è stato scampo, sono stata risucchiata in uno dei vortici impetuosi di Agaluga (una delle sorelle vento) e trasportata alla Casa di roccia. Ho assistito alla nascita di Vlita, il vento protagonista di questa storia, l’ho visto cercare il suo posto nel mondo e trovarlo, ma soprattutto l’ho visto trovare l’amore, e il suo scopo nella vita.
Ho sempre pensato che i nativi americani avessero un rapporto speciale con la natura e una forte spiritualità, e in questo racconto che ha il sapore di una leggenda cherokee, adattata dall’autrice, ci viene ricordato quanto poco importante sia l’uomo per la natura, e quanto poco l’uomo dia valore alla vita dei suoi simili.
L’uomo bianco ha portato, e continua a portare, distruzione; nascondendosi dietro a futili motivazioni, continua ad alterare l’equilibrio del mondo. Impareremo mai a rispettare la natura e i nostri simili?
Chissà se Vlita tornerà a farci visita. Intanto proviamo a scuotere i sonagli blu…
Dopo aver finito questo racconto in un soffio, ogni volta che vedrò un libro con le pagine sfogliate dal vento penserò che sia Vlita che lo sta leggendo.
“Nessuno sa cosa sentano gli altri quando lei canta, perché la sua voce ha un suono, una forma e un sapore diverso a seconda di chi l’ascolta.”
Consigliato a chi ama miti e leggende dei nativi americani.

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