
Che Hudson Wheeler è un bravo ragazzo lo sanno tutti, compresa la fidanzata di una vita che l’ha tradito a un passo dal matrimonio. Ma dato che fare sempre la cosa giusta non paga, Wheeler ha deciso che è giunto il momento di cambiare stile e vivere alla giornata, concedendosi notti folli, belle macchine e ragazze disponibili. Una vita spericolata, insomma, sul filo del rasoio. Poi ritrova una vecchia amica, Poppy Cruz, e quegli occhioni tristi nel viso più bello che abbia mai visto lo colpiscono dritto al cuore. Di colpo, l’unica cosa che desidera è prendersi cura di lei, cancellare le sue paure, vederla sorridere di nuovo.
Bella e delicata come un fiore, Poppy considera ogni estraneo un potenziale nemico, ogni uomo un possibile aggressore. È questo che la vita le ha insegnato: chi doveva proteggerla l’ha tradita nel più orribile dei modi e ora lei tiene il mondo a distanza. Stranamente, però, con Wheeler non ci riesce. Perché c’è qualcosa nel sorriso accattivante e nelle ruvide mani da meccanico di quel ragazzo che le fa venire voglia di stargli vicino. Di fidarsi di nuovo di qualcuno. Forse l’unico in grado di riparare il suo cuore e la sua anima danneggiati è proprio lui, con il suo tocco, le sue parole, il suo amore.
Un romanzo commovente e intenso, un’emozionante storia di rinascita.

Negli ultimi anni, dovete sapere, ho eletto la Crownover a mia personale coperta di Linus letteraria per il genere romance NA. Leggere un suo libro mi rilassa, mi tranquillizza, mi coccola, mi fa sentire in pace col mondo nella maggior parte dei casi. Questo credo succeda perché sono già consapevole che, per quanti drammi possano accadere e per quante battaglie i protagonisti dei suoi libri si trovino a combattere, non saranno mai tali da togliere loro la vivacità, la voglia e il coraggio di rimettersi in gioco e una certa leggerezza, che per me non guasta mai. Ho amato tutti i personaggi della serie Marked e della serie spin off, che si conclude con questo volume. Qualche storia mi è piaciuta più di altre, ma in linea generale posso dire che nessuna di loro mi ha deluso. Aspettavo il libro su Poppy da quando apparve come personaggio secondario nel volume che raccontava la storia di sua sorella Salem e del suo miglior amico Rowdy: Poppy è una sopravvissuta, a maltrattamenti e violenze familiari indicibili; è una ragazza devastata nel corpo e nello spirito, e che in conseguenza di ciò si è chiusa in se stessa, rifuggendo qualsiasi contatto fisico ed emotivo. Poppy è un fantasma, una figura quasi eterea, è viva ma non vive, oppressa dai ricordi, dal panico e dai sensi di colpa per cose di cui non ha in realtà nessuna colpa, ma che lei imputa ai suoi comportamenti e alle sue scelte. Poppy ha timore di tutto, ma soprattutto non si fida più di sé, del suo istinto, delle sue emozioni, della sua ragione. Ed è a partire da queste premesse che la Crownover fa nascere il suo libro, la sua storia. Chiunque legga questa autrice aveva dunque già intuito che “Amore senza ombre” sarebbe stato il romanzo più difficile uscito finora dalla sua penna, e aveva intuito che per riportare in vita Poppy ci sarebbe voluta tanta pazienza, dolcezza, tenerezza, amore, comprensione, per cui eccoci a Wheeler, altro ragazzo spezzato dall’ennesimo tradimento che la vita gli riserva, ma ancora capace di vedere il dolore degli altri, di vedere lei. Poppy reca già in sé la volontà di combattere e non lasciarsi sopraffare dal passato, ma i suoi piccoli passi sono lenti, strascicati, quasi impercettibili, fin quando Wheeler non compie un vero e proprio miracolo. Wheeler è una persona buona, dura solo esteriormente, che chiede soltanto di essere amato e accettato per quello che è, ma in cambio è disposto a donare tutto se stesso e di più alla destinataria del suo amore. Si avvicinerà a Poppy gradualmente, lasciandole il tempo che le è necessario, con pazienza e generosità, donandosi senza mai prendere più di quello che lei è pronta a dare, infondendole così poco a poco di nuovo fiducia in se stessa, nelle sue capacità di giudizio, e fiducia in lui.
«Vorrei tanto abbracciarti, forse più per me che per te, ma ti ho detto di non lasciarti mai toccare senza permesso.» Sapevo di sembrare disperato, ma non mi importava. «Quindi, potresti avere pietà di me e lasciarti abbracciare, per piacere?» Spalancò gli occhi e poi le sue ciglia scandalosamente lunghe si abbassarono mentre sussurrava: «Okay, dato che lo chiedi tanto gentilmente». Ormai ogni sua parola era scherzosa e mentre la abbracciavo, con grande cautela, si mise a ridere davvero. Sospirai sopra la sua testa e me la strinsi al petto. Appoggiai la guancia sui suoi capelli morbidi, che profumavano di fiori ed erano lisci come seta. Restammo così molto a lungo, lei ferma immobile e io a circondarla con le braccia. Sentivo il battito del suo cuore e desideravo che fosse così rapido per il contatto con me, invece che per il terrore di stare vicino a un uomo che non conosceva poi tanto bene. Mi obbligai a non respirare, a non muovere un solo muscolo mentre le sue mani salivano lentamente e mi si posavano lievi sui fianchi, un po’ al di sopra dei jeans. Poi lentamente, dolorosamente, come lasciandomi un’impronta infuocata sulla pelle, cominciarono a portarsi verso la mia schiena, un centimetro alla volta, fino a ricambiare il mio abbraccio. Sentii un suono che poteva essere di piacere, ma anche di paura, e allora mi staccai da lei per guardarla in faccia. Il suo sguardo era puntato sul tatuaggio di una candela accesa, circondata da luce e fumo, al centro della mia gola. Deglutii forte, lei seguì quel movimento e poi alzò gli occhi nei miei. «Nessuno mi aveva mai chiesto il permesso per qualcosa, prima. A nessuno è mai importato che cosa volessi io.»
La Crownover chiude la serie, dunque, con un romanzo molto diverso dai precedenti, in cui a volte non sembra più essere nemmeno lei, toccando tutte le corde delle umane emozioni con tatto e delicatezza estrema. Wheeler è Jay, Jay è Wheeler. Il percorso sarà doloroso e purtroppo ancora costellato di piccole e grandi crudeltà, ma stavolta Poppy non sarà da sola, e questa certezza la condurrà a sbocciare come il bellissimo fiore che fin dall’inizio meritava di essere.



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