Un normale giorno di shopping sta per trasformarsi in un incubo per Skye Sedgewick. A un passo dalla sua macchina nel parcheggio viene rapita e narcotizzata. Poco dopo sembra arrivata la sua fine: lo sconosciuto la costringe a inginocchiarsi e le tiene puntata una pistola alla tempia. Skye aspetta che parta il colpo mentre recita la preghiera che l’aiutava a dormire da bambina, ma riceve solo un fortissimo colpo alla testa che la tramortisce. Al suo risveglio, l’incubo è ancora al suo fianco, ha i lineamenti scolpiti e uno sguardo impenetrabile. Chi è quest’uomo e perché le è così familiare? Questo è solo l’inizio di una storia sconvolgente, una tempesta di emozioni violente e di sentimenti che travolgono il lettore sin dalle prime pagine. Un romanzo d’amore epico, oscuro e indimenticabile.

Skye Sedgewick ha tutto quello che una ragazza può sognare: un bel corpo, una vita facile, una cabina armadio che trabocca di vestiti e accessori, una carta di credito senza limiti e, non per ultimo, un padre che l’adora.
Ha conosciuto anche una ragazzo che potrebbe interessarla: bello, ambizioso, con una buona carriera… Sarebbe tutto perfetto se non si trovasse nel bagagliaio della sua auto, mezza stordita dal cloroformio.
L’uomo che l’ha rapita non vuole denaro, Skye lo capisce quando la fa inginocchiare puntandole una pistola contro la tempia.
E, lì, a pochi attimi dalla fine, Skye ripensa a tre persone: a suo padre, a MaMaLu – la sua vecchia tata di quando era bambina – e a Esteban -il suo amichetto d’infanzia, figlio di MaMaLu. E prega per loro, perché quando guardi in faccia la morte, le persone che ti balzano in mente sono davvero quelle cui vuoi più bene.
E, poi, il nero.
Se non fosse che Skye si risveglia, imbavagliata e nascosta in una cassa. Il movimento delle onde sotto di lei: una barca? Perché è viva? L’uomo che l’ha rapita stava per ucciderla, perché si è fermato?
Chiariamoci: non che sia scontenta, ma non capisce cosa sia successo a Damian, il suo rapitore.
È viva, eppure non è più lei: lui le ha tagliato i lunghi capelli biondi e li ha scuriti con una tinta scadente, i suoi vestiti sono lerci, non c’è nulla della ragazza bella e alla moda, più di una hit girl.
Niente denaro, niente sesso: cosa vuole Damian?
Una telefonata che Skye riesce ad ascoltare le rivela il motivo per cui lui ha agito: vendetta. Damian sta dicendo a uno sconosciuto interlocutore di far arrivare al padre la notizia che lei è stata fatta a pezzi.
Il dolore di Skye è profondo: chi può volere il male di un uomo così gentile come suo padre?
Tra passato e presente, ricordi vaghi e altri impressi a fuoco nella memoria, seguiamo Skye fino a conoscere anche Damian.
E qui mi fermo.
Ho dribblato gli spoiler per non rovinarmi la lettura di questo romanzo che ha qualche colpo di scena ben assestato e che, se rivelato, perde di mordente, perché – diciamolo subito – è una lettura gradevole, ma è lungi dall’essere un capolavoro.
Senza nessun segreto di Leylah Attar ha il merito di essere ben scritto, e visto le traduzioni assai deludenti di certi romanzi stranieri acquistati dalla Newton è già una piacevole sorpresa. La narrazione è fluida e le informazioni sono dosate in modo da rivelare la trama poco a poco, tuttavia la storia ha un andamento sinusoidale: parte bene, ha un calo, si riprende. Nel complesso si legge, e bene.
Non siamo, però, davanti a un dark romance e nemmeno a un thriller, come si trova nella scheda relativa al romanzo sul sito della casa editrice: si tratta, piuttosto, di un romantic suspense.
Tuttavia la caratterizzazione del protagonista maschile, Damian, risulta troppo edulcorata per l’ideale che vorrebbe incarnare.
Rabbia, vendetta, rancore, sangue: sono solo parole. Le leggi, non le percepisci, e se lo fai il risultato è più blando di quello che sarebbe in realtà.
Molti autori statunitensi cadono spesso nel cliché di raccontare il Messico come il vituperato cortile di casa. Non starò a spiegare il motivo per cui ho speso sette anni della mia vita a conoscere il Centro America, il cancro delle maquilladoras, e le gang dei chicani e latini, i Mara Salvatrucha, i Barrio 18 e i Los Zetas, oltre al Cartello di Tijuana e a quello di Sinaloa, ma credetemi: Damien non esiste. Non potrebbe esistere. E nemmeno Rafael. E nella vita vera, in quelle zone, non ci sono banditi, ma sicari.
Già la figura de El Charro è più corrispondente alla realtà.
Non ho voluto conoscere nulla della trama prima di iniziare la lettura, non ho letto recensioni o pareri, e quindi scontrarmi con una realtà che conosco, conoscevo, bene, mi ha addolorato prima, e infastidito poi.
Se non sai nulla del Messico, se non hai respirato la sua polvere e la sua miseria, se non ti sei imbattuta nei lustrini della capitale e nelle atrocità della frontiera, puoi leggere questo romanzo sospendendo l’incredulità e amare Damian e Skye. Diversamente, leggi e ti rendi conto che si tratta di un’americanata, come tante, soltanto confezionata meglio.
L’incipit ti fa pensare a un dark, il prosieguo a un romance, la fine a una telenovela.
In verità c’è di tutto: i buoni sentimenti e il buonismo, il passato tragico, l’ingiustizia, la necessità di riscatto e gli ingredienti per un romanzo di formazione. Immancabile l’innocenza incarnata dai bambini: l’infanzia negata, quella rubata o capace di sovvertire il presente di un animo smarrito.
E, quando capita un mix del genere, spesso il contenitore rischia di essere troppo pieno, quasi saturo.


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