
È un uomo cattivo, e non intendo un bastardo come può esserlo un ex fidanzato. Voglio dire che è cattivo sul serio, un tipo pericoloso. Basta guardarlo per capirlo: occhi neri, un cipiglio minaccioso e un naso che in passato deve essersi rotto più volte.
È il mio arcinemico, la mia nemesi. La mia ossessione.
Quando ci siamo conosciuti ho avuto paura di lui. Mi ha preso contro la mia volontà e mi ha incatenato a un letto. Si è permesso di fare una cosa del genere proprio a me, a Damon Alexander Beckett della BeckIT. Beh, peggio per lui, perché ora la mia missione di vita sarà distruggerlo. Ma prima devo sopravvivere alla cattività. È costantemente insieme a me. Non smette mai di guardarmi. La sua presenza imponente e virile non è mai a più di qualche metro di distanza, studiando il mio corpo con quei suoi occhi scuri e luccicanti. Quando mi ha fatto una proposta indecente, sono rimasto scioccato e indignato. Com’è giusto che sia. Seriamente, che faccia tosta. Ovviamente dovrei dirgli di no. Sarebbe normale. Ogni persona sana di mente gli riderebbe in faccia.
Quindi perché mi sto inginocchiando?

Faccio subito una premessa, sperando di non offendere nessuno, anche perché non è colpa della CE. Quando ho letto la trama del libro, stavo per non recensirlo a causa di una scelta di parole non particolarmente indovinata. Quel “mi ha preso contro la mia volontà e mi ha legato al letto” mi ha fatto pensare a un non-con e, non apprezzando il genere, ho pensato di rinunciare.
Poi, però, ho dato un’occhiata alla trama in originale su Amazon e ho trovato: “He kidnapped and chained me to a bed” che, diciamocelo, è tutta un’altra storia. Non contenta (sì, sono una rompiscatole) sono andata a controllare la trama su Goodreads e ho trovato: “He took me against will and kept me chained to a bed.”
Ne ho dedotto che l’autrice si sia resa conto del problema, o qualcuno gliel’abbia fatto notare, e l’abbia corretta su Amazon, non pensando di fare lo stesso con la copia data in traduzione. Peccato, perché un lettore meno attento (e meno rompiscatole di me) potrebbe lasciarsi influenzare.
Tutto questo per dirvi che “Il Santo” non è un dark romance di quel tipo, anzi, secondo me non è proprio un dark romance.
Se devo essere sincera, non so bene in che categoria incasellarlo, perché l’autrice pare non avere le idee chiare. Stiamo leggendo un dark romance? Un romantic suspense? Un BDSM? Un rom com?
C’è un rapimento (tutto da ridere), ci sono dei morti (opportunamente off-screen e i cui corpi spariscono senza dare problemi), c’è un cattivo (va beh, cattivo…) e c’è una vittima (va beh, se Damon è una vittima io sono la Fata Turchina).
La parte iniziale del libro ha un che di surreale, considerato come viene descritto il periodo di prigionia del povero rapito, tra capricci, pasti ben cucinati e, naturalmente, tanto sesso; surreale nel senso che è davvero poco credibile. Talmente surreale che, immagino, sia voluto dall’autrice.
La seconda parte, a cui si arriva attraverso vicende trattate in modo troppo sbrigativo e superficiale, è più carina e piacevole da leggere. Damon, che all’inizio non riuscivo a sopportare, si rivela un personaggio simpatico e più intrigante di quel che pensassi e, insieme al burbero (burbero?) Saint, dà il via a una serie di siparietti divertenti, battibecchi fulminei e scene di sesso hot, ben descritte e con un pizzico di BDSM, pur senza scadere nel volgare. Memorabile la sculacciata.
La storia d’amore, dolce, sfiziosa e un po’ surreale, è fuori da ogni cliché e per questo mi è piaciuta.
Ho adorato la scena dei libri e ho riso nel vedere il povero Saint combattere contro il proprio evidente disturbo ossessivo compulsivo.
Nonostante l’inizio poco convincente, alla fine, la lettura è risultata più gradevole di quanto mi aspettassi, grazie anche all’ottima resa in italiano.


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