
Mio padre è il Presidente degli Stati Uniti e mio fratello il Ragazzo d’Oro, cosa che mi rende automaticamente la pecora nera della famiglia. Il figlio che non vuole trovarsi in questa situazione. Nella Casa Bianca, che rappresenta la mia personale gabbia dorata, e circondato dai Servizi Segreti, le mie guardie carcerarie. Ho quasi vent’anni e non c’è un solo aspetto normale nella mia vita. L’unica cosa che mi motiva e mi fa alzare al mattino è il modo in cui lui mi guarda. Gli sguardi rubati attraverso l’Ala Ovest. Le occhiate infuocate nella sala da pranzo privata. È il migliore amico di mio padre, e non è nemmeno la parte peggiore, perché è anche il Vicepresidente. È off limits sotto ogni punto di vista, e non potrebbe fregarmene di meno. Non riesco a smettere di incoraggiare le sue provocazioni, a sognare e a sperare che non sia in grado di resistermi per sempre.

Per quanto la dichiarazione che sto per fare possa lasciare perplesse alcune persone, devo dire che ad attirare la mia attenzione su questa storia è stata la nota di apertura, in cui si sottolinea che verranno affrontati i temi del suicidio e della depressione, e poiché amo particolarmente l’angst non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione.
Protagonisti sono Liam, figlio diciottenne del Presidente USA, e Matt, di vent’anni più grande e fidato amico fin dal liceo del Presidente, anzi a sua volta eletto Vicepresidente.
La loro storia per ovvie ragioni non può essere semplice, a partire dall’Age Gape, passando poi al fatto che il Vicepresidente ha una storia con il figlio del Presidente e arrivando infine anche al rapporto di amicizia che lega gli ultimi due.
Liam è un ragazzo molto solo, senza amici; essendo sempre sotto i riflettori paterni ha, giustamente, molte difficoltà a fidarsi degli altri, non potendo stabilire con certezza il confine tra un’amicizia disinteressata e una opportunistica, dettata dalla sua posizione sociale. Non è libero di muoversi e vivere come tutti gli altri ragazzi della sua età e anche se la sua è una gabbia dorata, è pur sempre una gabbia. L’unico momento in cui si sente in pace è quando corre con Matt alle 4:00 di mattina.
Anche Matt, d’altra parte, non ha una vita semplice, oltre al suo compito di Vicepresidente è molto assorbito dal padre di Liam, che richiede spesso e volentieri il suo aiuto lasciandogli poco spazio d’azione.
Il rapporto tra i due protagonisti procede lento, un avvicinarsi e un allontanarsi continuo, soprattutto da parte di Matt, un piccolo fuoco che alla fine però non può fare a meno di diventare un incendio.
Veniamo alle dolenti note: nonostante sia una storia scritta bene e scorrevole, non è riuscita a “prendermi”, la depressione di cui è vittima Liam è affrontata in modo un po’ superficiale, così come il pensiero del voler mettere fine alla sua vita. Non ho amato la figura del padre Presidente: egoista, impegnato solo ad emergere e a non far offuscare la sua immagine. Altresì la madre, che praticamente non esiste, nulla conosciamo del loro rapporto e anche il fratello maggiore, “il ragazzo d’oro”, è preso solo dalla sua vita. Possibile che nessuno di loro si sia preso la briga di aiutare Liam in qualche modo? Questo è il terzo libro di una serie e so che il primo era dedicato al fratello maggiore: non ho avuto modo di leggerlo e forse, se lo avessi fatto, avrei potuto capire di più. Il mio giudizio si basa solo su questo e non è del tutto positivo, mi dispiace perché le premesse erano buone.

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