
Faye Barlow è intrappolata in un matrimonio infelice e aggrappata a un passato che non riesce a dimenticare.
Insoddisfatta della sua vita attuale, decide di divorziare e cogliere al volo l’opportunità di tornare al suo primo amore: la fotografia.
Una nuova città e un nuovo progetto di lavoro potrebbero esserle davvero d’aiuto, ma, poco dopo il suo arrivo, Faye inizia a vivere delle esperienze inspiegabili, che riportano a galla ricordi di quel passato di cui non riesce a liberarsi e che sembrano essere collegate a un faro abbandonato.
Spinta dalla curiosità e da qualcosa di intellegibile, cercherà di raggiungere il faro, ma finirà quasi per morire annegata.
Al suo risveglio, la realtà che la circonda è completamente cambiata: il faro non è più in rovina, e la persona che l’ha salvata – un uomo che Faye conosceva bene – non può assolutamente essere in vita.

Quando ho iniziato a leggere questo libro mi aspettavo di leggere un time travel romance, ovvero una storia d’amore con un viaggio nel tempo, con la protagonista che trova la sua metà in un tempo storico diverso. Ebbene è stato un errore, perché pagina dopo pagina ho capito che la storia che mi aspettavo non sarebbe stata quella che avrei trovato in questo romanzo.
Il viaggio nel tempo c’è, anche l’amore c’è e traspare da ogni riga scritta dall’autrice, semplicemente non è l’amore tra i protagonisti a essere il fulcro della storia. Questo non è un romance tipico, è decisamente atipico, ma non per questo meno bello.
Quando le persone perdevano la speranza, rivolgevano lo sguardo verso l’ultimo posto in cui ricordavano di averla provata, ed era sempre nel passato. Forse, un giorno, avrebbero smesso di guardare alle loro spalle, e avrebbero iniziato a guardarsi l’un l’altro, dove la speranza viveva davvero.
Nella prima parte della storia siamo immersi nella sofferenza di Faye, nella sua depressione più nera. È la parte del libro più pesante, un lento trascinarsi pagina dopo pagina. Come la marea che ti trascina verso il mare, così Faye si lascia trascinare nella depressione.
Poi la svolta, un nuovo progetto, un viaggio e l’incontro con il vero protagonista del libro: il faro di Bride Island, e il suo guardiano del passato, Carrick.
Come ho già detto, il vero protagonista di questa storia non è l’amore tra Faye e Carrick, e non sono nemmeno davvero loro due.
È il faro, è l’ambientazione.
Di solito, abbiamo i due protagonisti e poi, come cornice delle loro azioni e del loro amore, c’è il mondo nel quale si muovono. Ebbene, qui l’autrice ha capovolto la situazione. I personaggi sono divenuti una cornice per l’amore dell’autrice nei confronti del faro, sia per quello di mattoni sia per il suo significato.
L’ambientazione è stata curata benissimo e con tanto amore, cosa che non posso dire di coloro che avrebbero dovuto essere i protagonisti, che sono stati appena caratterizzati. Penso che l’autrice abbia in realtà voluto incarnare nei suoi personaggi sentimenti e situazioni.
Mi spiego meglio, o perlomeno ci provo. Faye è la personificazione della depressione del buio che circonda chi soffre, mentre Carrick rappresenta la pace che si raggiunge dopo il dolore. Il faro evoca sicurezza nell’oscurità, un importante riferimento per i “naviganti”. Nel nostro caso, ci accompagna come simbolo suggestivo di affidabilità e stabilità. La luce che perfora il buio, che allontana l’oscurità, ovvero la speranza, la speranza di raggiungere la pace.
Ho molto apprezzato due altri personaggi: Pat, prete assai particolare, e Dolly la “governante” della casa nel 1921, oserei dire l’anima della casa del guardiano del faro, incarnazione dei possibili futuri realizzabili.
…Vedi, l’eclissi è il battito del cuore di un faro. Si può conoscere un uomo dal suo cuore. E si riconosce un faro dalla sua luce.
Più che un libro romance questo è un libro di simbologia, all’autrice piace gettare qui e là simboli: oltre al faro incontriamo una cicogna, simbolo della resurrezione, quella che compie la nostra “protagonista”. Faye, infatti, sta tornando a vivere dopo essere “morta”.
Posso dire che questa lettura è stata particolare, nulla di quanto mi aspettavo, ma, una volta capito che più che dei personaggi dovevo innamorarmi dell’ambientazione, sono riuscita a godermi a pieno ogni pagina. La Reisz sa davvero scrivere, e farti innamorare, che siano i personaggi o le ambientazioni, in ogni suo libro trovi l’amore che riversa nella scrittura.
Nei ringraziamenti c’è scritto che è dedicato a tutti i fari e ai suoi guardiani, in particolare uno, e questo mi ha fatto capire che l’autrice non ha “sbagliato” nello scrivere questa storia. Lei ha voluto che il faro fosse il protagonista. E ci è riuscita.
Consigliato? Sì, ma purché sappiate a cosa andate incontro, non a una storia d’amore classica, ma a una dedica d’amore per un simbolo.

Recensione a cura di

Editing










sono molto concorde con te
Un romanzo un po’ strano.Ma comunque scritto benissimo.