
— Perdonami, Padre, perché ho peccato. —
Adam. Prete cattolico. Celibe. Non cede alla tentazione.
Emil. Peccatore. Seduttore. Un serpente. Affascinante da morire.
Dopo un’infanzia protetta governata dalla religione, Adam vuole solo essere un buon prete e rendere orgogliosi i suoi genitori. Ma è difficile rimanere virtuosi in una grande città come Varsavia, e quando commette un errore, la sua vita va in rovina. Viene mandato in un piccolo villaggio di montagna dove spera di liberarsi dalla vergogna e lavorare sulla moderazione.
Ma rimanere celibe diventa tutt’altro che facile quando incontra Emil, un uomo del posto con lunghi capelli scuri, un passato misterioso e poca moralità quanta fortuna. Emil non si fa scrupoli a flirtare con un prete. Peggio ancora, sembra determinato a gustarsi il frutto proibito e a scoprire i desideri che Adam ha sempre tenuto nascosti.
Lo strano villaggio nasconde segreti molto più sinistri dell’insaziabile desiderio di Adam per Emil. La vecchia magia slava incombe ovunque. La superstizione si mescola alla realtà. Qualcuno osserva ogni sua mossa. Qualcuno lo segue nel buio, in agguato nell’ombra dell’antica foresta. Adam è afflitto da eventi inquietanti, ed Emil potrebbe essere la sua unica salvezza, anche se è il diavolo stesso.
Può un prete condurre la pecora nera verso la salvezza, o è sempre stato il lupo per tutto il tempo?

“Dove il diavolo dice buonanotte” è un romanzo molto particolare, in stile Merikan, certo, ma che tocca aspetti davvero diversi dal solito.
Vi dico subito che è difficile recensire questo libro senza rischiare di cadere in spoiler, cercherò comunque di essere il più esauriente possibile.
Protagonisti di questa storia sono Adam, sacerdote in crisi di identità, ed Emil, l’incarnazione vivente della tentazione, un ragazzo che pare attirare la sfortuna come un parafulmine.
La vicenda si svolge in uno sperduto villaggio della Polonia dove è ancora vivo il culto degli dèi pagani, o meglio del dio pagano Chort; un culto che convive con il cattolicesimo, segnando però i comportamenti degli abitanti.
Adam viene mandato dal vescovo stesso nella chiesa del paese per ritrovare se stesso e la propria vocazione, nella sua camera sono state trovate riviste gay e viene allontanato da Varsavia e dalla tentazione.
Adam combatte con la sua omosessualità da sempre; spinto al sacerdozio da una madre troppo devota, è ancora alla ricerca di una vera vocazione, della sua strada.
Emil ha perso tutta la sua famiglia negli anni ed è completamente solo, tranne per un cavallo a cui è legato e per i corvi che lo seguono costantemente, ma la sua vera campagna è la sfortuna, come se le disgrazie di tutti ricadessero su di lui. Nessuno dei suoi progetti riesce ad arrivare alla fine, il suo desiderio di abbandonare il paese si scontra sempre contro qualche impedimento irrimediabile: Emil pare prigioniero del luogo e della sua casa.
L’attrazione tra i due è immediata e folgorante fin dal primo inquietante incontro.
Adam vede ancora di più vacillare la sua fede, Emil in Adam vede un futuro.
I due personaggi sono complessi e i loro animi lottano contro convinzioni e dubbi: cercano disperatamente una luce che gli dia risposte e speranza, sono alla ricerca di un percorso, di una strada che li porti a un futuro, insieme o meno ma a un futuro.
Lentamente il sentimento si rafforza, i due giovani indulgono nel peccato ma…
Dopo questo non aggiungo altro. Sappiate che oltre a questi due personaggi così particolari, così umani, ce n’è un terzo che di terreno non ha nulla.
I riti pagani e le offerte al diavolo fanno parte della storia del villaggio, ne sono una parte fondamentale.
I fenomeni che Adam si troverà ad affrontare fanno venire i brividi al ragazzo, incrinano ancora di più le sue convinzioni e stravolgono la sua vita, la sua e quella di Emil.
I corvi, i rumori di zoccoli, i continui temporali, i fenomeni che si verificano anche nella chiesa creano un’atmosfera particolare e intensa, in cui le autrici ci e si immergono attraverso i due giovani, che paiono destinati a soccombere.
Un libro che lascia il segno senza alcun dubbio, affrontando aspetti che spesso tendiamo a ignorare perché in fondo quello che non tocchiamo con mano ci spaventa.
Da leggere.


Recensione a cura di:

Editing a cura di Cleo:

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