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È giorno di trasloco a casa Holmes.
In qualche modo, e contro ogni istinto di Kit, lui e J.X. stanno per andare a vivere insieme. Mentre J.X. si trova a una convention dedicata al giallo, Kit disfa una cassa che dovrebbe contenere vecchi piatti.
Non è così.
In mezzo a un mucchio di fiocchi di polistirolo c’è un corpo morto.
Un benvenuto nel quartiere decisamente nel loro stile.

Siamo arrivati al terzo romanzo di questa splendida serie e devo dire che, dopo la leggera flessione del precedente, con “L’uomo nella cassa fatale” la Lanyon torna ai fasti di “Qualcuno ha ucciso il mio editor” e ci regala una trama intrigante, degli ottimi personaggi secondari e una storia d’amore sempre più coinvolgente, intensa e… travagliata.
Eh già, perché stare dietro al nostro Kit si rivela più complicato del previsto per il fascinoso e talentuoso J.X. e, non per la prima volta, mi chiedo come sia possibile che un tipo del genere si innamori di una creatura così lunatica, caparbia, asociale e sì, diciamocelo francamente, piuttosto antipatica.
La Lanyon non si sforza minimamente di attenuare queste caratteristiche in Kit e ci mette il carico da venti rendendolo anche poco amante dei bambini. Eppure, non si riesce a non amarlo, perché è evidente che il suo disagio sociale e il carattere ostico siano il frutto di una profonda insicurezza e del terrore di essere tradito un’altra volta. Se a questo aggiungete un trasloco destabilizzante, un compagno più giovane, sexy e famoso (seppur pazzamente innamorato) e l’oggettiva fase calante della sua carriera di scrittore, appare evidente che il nostro povero Kit non stia passando un periodo facile.
Eppure, nonostante i mille ripensamenti e le centomila paure, questi due piccioncini sono davvero adorabili e mi sono persa dietro i loro battibecchi e la loro tenera storia d’amore, così autentica e romantica proprio perché imperfetta come loro. Le scene hot sono intense, mai volgari, ma non per questo meno erotiche, come la Lanyon ci ha abituato.
Lo stile è impeccabile, la scrittura magistrale, scorrevole, divertente e descrittiva al punto giusto, grazie anche a una buona traduzione. Il plot narrativo mi ha tenuta col fiato sospeso, fino alla soluzione finale che mi ha lasciata basita. Non ci avevo capito niente, lo ammetto.
Ancora una volta l’autrice sceglie di non utilizzare il punto di vista di J.X., ed è un vero peccato, perché riusciamo a vederlo solo attraverso lo sguardo disincantato di Kit e non abbiamo la possibilità di conoscere i suoi pensieri. Trovo che il suo sia un personaggio interessante e pieno di sfaccettature, sempre positivo, intelligente, premuroso e innamorato, anche se a volte un po’ pressante.
Una menzione a parte va a Jerry, che è riuscito a inquietarmi in maniera incredibile e che, ho il dubbio, sia il frutto di un’esperienza personale dell’autrice o di qualcuno a lei vicino.
Ciliegina sulla torta il simpatico cross-over con la serie di Adrien English, che vede il nostro amato quartetto riunito per una cena di lavoro e chissà, in futuro, di amicizia.
E ora le dolenti note! Al di là del titolo, oggettivamente brutto e non attinente a quello originale, ho trovato delle imprecisioni nella formattazione del libro. Nello specifico numerosi spazi vuoti tra le parole e le “caporali” di chiusura dialogo e (in misura minore) tra le parole e la punteggiatura. Un problema tecnico evitabile con una rilettura più attenta, magari anche corretto nelle copie per la distribuzione e quindi visibile solo su quelle ARC. La cover invece è molto bella, come quelle di tutta la serie.
In conclusione, questo libro mi è piaciuto molto e ne consiglio la lettura.


Recensione a cura di:

Editing:

Qui la recensione dei primi volumi e Josh Lanyon su Feel.

1. Somebody Killed His Editor, Qualcuno ha ucciso il mio editor
2. All She Wrote, Cala il sipario
3. The Boy with the Painful Tattoo, L’uomo nella cassa fatale
4. In Other Words…Murder
5. The 12.2-Per-Cent Solution









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