Riuscirà Alfie ad avere una seconda chance con Benji?
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Dopo aver perso il lavoro con una compagnia televisiva e aver visto la sceneggiatura su cui ha duramente lavorato venire scartata senza troppe cerimonie, Alfie si presenta alla festa di compleanno di Jam, il suo più vecchio amico, ubriaco, convinto che il suo mondo sia finito e che ogni cosa intorno a lui stia per crollare con un rumore assordante. È strano, però, come Benji, il fratello minore di Jam, sembri sapere esattamente quello di cui Alfie ha bisogno.
Da dodici mesi a questa parte, Alfie si è buttato a capofitto nel lavoro e ha provato a non pensare troppo a Benji, bello e amante del punk. Ha cercato di non fare caso alla maniera in cui quel ragazzino dolce di cui era solito prendersi cura, e che lo seguiva adorante dappertutto, sia cresciuto diventando un ragazzo possente e dal cuore enorme.
Mentre smaltisce la sbornia, Alfie comincia a vedere le cose da una nuova prospettiva e Benji ottiene tutta la sua attenzione.
Se soltanto Alfie riuscisse ad ammettere cosa vuole davvero…

Quando ho deciso di recensire questa storia di Suki Fleet ho avuto il timore di non riuscire a farlo in tempo per la sua pubblicazione, dal momento che tutto ciò che ho letto dell’autrice è piuttosto “corposo”, invece mi sono trovata di fronte a… un racconto lungo? Un romanzo breve? Comunque si voglia definirlo, si legge in poche ore, ma caspita se è sostanzioso. In un numero relativamente piccolo di pagine l’autrice riesce a descrivere perfettamente la personalità del protagonista, riesce a far cogliere al lettore le sue sfaccettature, le sue paure, i suoi sentimenti; ha avuto la capacità, per quanto mi riguarda, non solo di descrivere questi aspetti ma di farli “sentire” e vivere, non sono riuscita ad abbandonare la lettura fino a che non è stata messa la parola fine.
Due i personaggi principali: Alfie e Benji, e nonostante i POV alternati, quello che spicca maggiormente è il primo. Lo incontriamo su una panchina al parco, reduce da una pessima giornata, ubriaco, pronto a dirigersi alla festa di compleanno del suo migliore amico Jam. È su quella panchina che ripensa al passato e al modo in cui ha allontanato tutti, è infatti più di un anno che non si fa vivo con Jam e il fratello minore di questi, Benji, e capiamo anche che non è semplice amicizia quello che lo lega a quest’ultimo. La sua è stata una vera e propria fuga, più che dagli altri da se stesso e dalle sensazioni provate.
Ma quello è solo il modo di Alfie di gestire i problemi. Non è capace di affrontare le cose in maniera diretta, lo fa girandoci intorno o paracadutandocisi sopra a occhi chiusi, o qualche volta, invece, allontanandosi per un po’ di tempo. Una volta che ci si abitua al suo modo di fare, va bene così, be’, va bene soltanto un po’, penso con dolorosa chiarezza (dodici mesi sono un “per un po’ di tempo” lungo e straziante).
Mentre Alfie è seduto su quella panchina in preda all’autocommiserazione, Benji lo vede, lo avvicina e inizia a parlare con lui, convincendolo a seguirlo alla festa di compleanno. Grazie anche all’alcool che gli rende la lingua sciolta, Alfie inizia a lasciarsi andare, a uscire dal suo guscio e, finalmente, a reclamare ciò che realmente vuole.
Fino a ora non ho parlato del personaggio di Benji, ma mi ha molto colpito: di lui emergono la dolcezza, la pazienza, la perseveranza, il non farsi abbattere dagli eventi negativi, ma soprattutto il modo di avvicinare Alfie, lasciandogli i suoi tempi e i suoi spazi.
Una storia tutta da leggere e assaporare, adatta a questo periodo dedicato all’amore.


L’opinione di:

Editing:

Qui Suki su Feel.
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