Una storia lontana eppure ancora vicina nella memoria.
Una donna la cui impresa ha segnato la vita di tante persone.
Un romanzo storico accurato, dalla voce di una nuova autrice di talento che ha saputo tratteggiare con maestria ed estremo rispetto la storia di uomini e donne che hanno fatto la Storia del nostro Paese.
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Aprile 1944: appesa ai cornicioni delle finestre, una donna fugge dalle finestre dell’ospedale Niguarda, a Milano. È Maria Peron, un’infermiera trentenne, nubile, che abita in un convitto di suore e non ha alcun interesse per la politica, né tantomeno per la lotta armata. Però è coraggiosa, affamata di libertà e la sua bussola morale è infallibile. Ricercata dai fascisti, prende una decisione che le cambierà la vita: salire sui monti della Valgrande e diventare una ribelle.
Maria trascorre un anno insieme ai partigiani e si spende senza riserve per prestare aiuto, senza mai imbracciare un’arma. Organizza un’infermeria e un presidio sanitario, si guadagna un grado da ufficiale e i galloni di chirurgo sul campo. Attraversa l’inferno della guerra, trovandosi testimone e protagonista di eventi drammatici e atti di ordinario eroismo e facendo i conti, giorno dopo giorno, con la propria coscienza. Infine incontra persino l’amore, a cui credeva di avere già rinunciato.
Nel pieno di una tragedia collettiva, Maria si scopre piena di risorse, pragmatica e coraggiosa, capace di ridisegnarsi sulle proprie esperienze restando coerente a se stessa.
Questa è la sua storia ed è una storia vera.

“Per non darla vinta a gente come quella, era pronta – e lo scoprì d’improvviso, in un’epifania della coscienza a metà strada fra l’orrore e l’esaltazione – a morire senza rimpianti.”
Inizio subito dicendo che questo non è un romanzo, è una biografia, una biografia ben scritta, abbastanza dettagliata, che ci porta a vivere un anno della vita di Maria Peron.
Tutto comincia con una rocambolesca fuga dall’ospedale presso cui lavora, il Niguarda di Milano, e poi, continuando a fuggire attraverso le montagne insieme a Maria, prendiamo parte a un pezzo della storia italiana che ci ha portato a essere una repubblica.
“Non pensarci, Maria. Non pensarci e vai avanti.”
E non ci pensa troppo Maria, non perché abbia tanto interesse per la politica o per la lotta partigiana, ma perché crede troppo negli ideali di libertà e ha un alto senso della morale. Donna pratica e dotata di senso organizzativo, in poco tempo allestisce un piccolo ospedale tra i monti, che riesce e gestire da sola; una semplice infermiera che grazie agli interventi ai quali ha assistito durante il suo percorso lavorativo, riuscirà a compiere procedure difficili e salvare vite date per spacciate.
La Peron è esattamente una donna del suo tempo, bada poco ai fronzoli, non parla se non per il giusto necessario, molto credente, al punto da rifiutare di prendere in mano una qualsiasi arma per difendersi dagli invasori. Una donna che è talmente convinta della sua missione, da non fermarsi davanti a niente.
Non si ferma nonostante il freddo, la fame, la fatica durante le camminate per sentieri impervi durante la notte, non si ferma perché sa che nonostante tutto, lei non vuole lasciare indietro nessuno, che quello che loro stanno compiendo è un sacrificio per il bene supremo, un bene incommensurabile come la libertà.
La Frontali ha compiuto ricerche approfondite per scrivere questo libro, e si sentono tutte. L’accuratezza è presente in ogni dettaglio.
In alcuni momenti la lettura si riempie di fatica, perché leggendo si percepisce lo stesso sforzo fisico che i partigiani compivano durante le loro trasferte per salvarsi la pelle.
Avrei, forse, da romantica quale sono, gradito qualche accenno in più (anche romanzato) alla storia d’amore che riesce a nascere tra quei monti, perché credo che siano sempre i sentimenti buoni a salvarci.
“Ma cos’era l’amore, in pratica? Era quello. La sensazione di un abbraccio nel buio, che, se riuscivi a farti smettere di martellare il cuore e bruciare il sangue, era un abbraccio dell’anima. La sensazione di un legame fra un cuore e l’altro, molto più forte e saldo di qualsiasi distanza, qualsiasi divergenza, qualsiasi mutare delle opinioni e delle intenzioni. La certezza, il conforto, che qualcuno ti avrebbe teso una mano sull’orlo del burrone, e te l’avrebbe stretta in ogni caso, in ogni frangente, anche sotto una pioggia di colpi, o di fronte a un muro. E forse aveva anche a che fare con la carne e con il sangue, ma molto di più con il cuore e con lo spirito.”



Amalia Frontali vive in Italia, conduce una vita semplice in campagna: ha una laurea inutilizzata, un lavoro ordinario, un giardino poco collaborativo e una famiglia molto paziente. Dopo un’onorata carriera di lettrice onnivora e autrice di giochi di ruolo, da qualche anno scrive romanzi storici, per passione e per diletto.
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