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Ogni aspetto della vita è dominato dalle grandi corporazioni, missioni interplanetarie comprese: è la compagnia, infatti, che le gestisce, rifornendole di tutto il necessario. “Tutto il necessario” comprende anche gli androidi di sorveglianza, che tutelano l’incolumità delle squadre d’esplorazione. Ma in una società in cui i contratti vengono aggiudicati al miglior offerente, la sicurezza non è esattamente in cima alla lista delle priorità. E così può capitare qualche imprevisto.
Per esempio qualcosa di strano succede su un lontano pianeta, dove alcuni scienziati stanno conducendo rilievi sulla superficie, convinti che l’Unità di Sicurezza con componenti organiche fornita dalla compagnia vegli su di loro. Murderbot, però, è riuscita a hackerare il proprio modulo di controllo, e si è accorta di avere accesso ai file multimediali di tutti i canali di intrattenimento. E così preferisce di gran lunga passare il suo tempo tra film, musica, serie tv, libri, giochi, piuttosto che dedicarsi a quegli incarichi noiosi e ripetitivi che non lasciano spazio al suo libero arbitrio. Dotata di una sensibilità tutt’altro che meccanica, Murderbot inizia un avventuroso viaggio alla ricerca di sé che la porterà a scoprirsi assai diversa da quello che i suoi protocolli avrebbero previsto.

Ma le SecUnit non comparivano nemmeno nei libri. Immagino che non sia possibile raccontare una storia dal punto di vista di una cosa che si considera non avere un punto di vista.
Murderbot è una SecUnit. Il suo compito è preoccuparsi della sicurezza dei suoi clienti. Non deve avere sentimenti o affezionarsi, deve eseguire gli ordini. Ma Murderbot ha trovato il modo di hackerare il suo sistema di controllo, per cui non è più sottoposta all’autorità di nessuno.
E ovviamente nessuno lo deve scoprire.
Il romanzo ci butta immediatamente in mezzo all’azione: nel primo episodio di questa raccolta di romanzi brevi non facciamo nemmeno in tempo a capire bene cosa stia succedendo, ma questo non fa altro che mettere più curiosità.
Nel frattempo familiarizziamo con l’ambientazione e con Murderbot stessa e cominciamo a capire che la SecUnit, macchina assassina, adora le serie TV, ha una notevole autoironia e non è del tutto priva di sentimenti.
Murderbot trova alleati inaspettati (un trasporto da lei ribattezzato ART Astronave Rompiballe di Trasporto) ma soprattutto scopre passo dopo passo come interagire con gli umani, in modo da non farsi scoprire, e comincia a capirne i comportamenti, mentre indaga su cosa sia davvero successo durante una spedizione a cui era stata assegnata.
Perfetto. La nave trasporto robotizzata che dava una mano al costrutto SecUnit a fingere di essere umana. Sarebbe andato sicuramente tutto bene.
Superato il piccolo scoglio di un primo episodio di sapore televisivo, forse un pizzico troppo veloce e che pone più domande che fornire risposte, procediamo con Murderbot nel suo viaggio fisico e non solo.
Murderbot è un personaggio costruito in maniera magnifica, con un’infinità di dubbi, con particolarità e vezzi, con una sua mente parzialmente artificiale che sempre di più deve integrarsi con la componente biologica, sfruttando al meglio le potenzialità di entrambi i lati. Non ci dimentichiamo mai della sua natura, ma allo stesso tempo ci affezioniamo e ridiamo con lei e di lei. Sì, perché Murderbot è profondamente ironica e autoironica, e ci fornisce una visione di un costrutto diversa da quello a cui siamo abituati.
Il mondo che la circonda è altrettanto ben definito, senza necessità di difficili o lunghe spiegazioni, integrato perfettamente nella narrazione, coinvolge il lettore completamente.
Con leggerezza solleva la questione delle intelligenze artificiali, della sessualità non binaria, con lo sfondo del sempre presente contrasto tra interesse scientifico ed economico e della moralità ‘elastica’ di fronte al denaro, rendendolo un romanzo di fantascienza avventurosa, leggero ma non superficiale.
Una serie di romanzi quindi adatti in particolare a chi ama l’azione, a chi cerca un libro di fantascienza spigliato e un personaggio originale, con un ritmo che non annoia ma allo stesso tempo lascia il tempo al lettore di prendere fiato ogni tanto.


Recensione a cura di:

Editing a cura di:










mi piace la tua recensione pone i punti su cosa ti è piaciuto che in realtà sono anche le cose che sono piaciute a me, però ho trovato tante lacune che ad esempio riguardano la nascita di muderbot. da dove arrivano gli innesti umani? ricorda qualcosa del suo passato? ma le entità che regolano le interazioni tra pianeti cosa sono? come sono strutturate? ecco per me ci sono tanti interrogativi senza risposta sui quali vorrei saperne di più
Sicuramente c’è spazio per molto approfondimento, ma credo che la scelta sia stata di privilegiare ritmo e freschezza senza appesantire la narrazione con lunghe spiegazioni e tecnicismi, mettendo quel tanto che basta perché il lettore posssa seguire. La sensazione che ho avuto, comunque, è che nella testa dell’autrice gran parte di questi dettagli ci siano, non sia improvvisato. Mi è capitato in passato che alcune cose in questo genere di libri non vengano spiegate ma date per scontate, per cui a me non è sembrato strano.
anche io ho tentennato con il primo, poi l’ho adorato tantissimo!