Quixote Edizioni – Acquistabile qui

Lucia
Tutto ha avuto inizio con un contratto firmato prima da lui e poi da me, sotto lo sguardo delle nostre famiglie. Con mio padre che, seduto in silenzio, sconfitto, dava sua figlia ai mostri della famiglia Benedetti.
Ho obbedito. Ho recitato la mia parte. Ho firmato e ho regalato la mia vita. Sono diventata un trofeo in carne e ossa, un simbolo costante del loro potere su di noi.
Tutto questo è successo cinque anni fa.
Poi è arrivato il momento in cui mi ha reclamato. È arrivato il momento per Salvatore Benedetti di possedermi.
Ho giurato vendetta. Ho imparato cos’è l’odio, eppure niente avrebbe potuto prepararmi per l’uomo che avrebbe controllato la mia vita.
Mi ero aspettata un mostro, uno che avrei voluto distruggere. Ma nulla è mai bianco o nero. Nessuno è mai santo o diavolo. Nonostante i suoi lati oscuri, ho visto la sua luce. Per ogni sua azione negativa, ne ho vista una positiva. Anche se lui aveva fatto di tutto per farsi odiare da me, una passione più calda dell’inferno ha iniziato a bruciare dentro di me.
Ero sua, e lui era mio.
Il mio mostro. Solo mio.
Salvatore
Possedevo la principessa della famiglia mafiosa DeMarco. Apparteneva a me. Avevamo vinto, e loro perso. E quale modo migliore potevamo trovare per dare loro una lezione, se non quello di togliere loro ciò che avevano di più prezioso? Di più caro?
Io sarei diventato il re. Ero il primo in linea di successione per governare la famiglia Benedetti. Lucia DeMarco era il bottino di guerra. Il mio bottino di guerra e potevo farci quello che volevo.
Il mio dovere era spezzarla. Trasformare la sua vita in un inferno. La mia anima era oscura ed ero legato all’inferno. Non avevo via d’uscita, non c’era per nessuno di noi due. Perché la famiglia Benedetti non perde mai, e ovunque siamo passati, abbiamo solo lasciato una scia di distruzione. Era sempre stato così. E così credevo sarebbe sempre stato.
Fino a Lucia.

Ciò che mi ha colpito e invogliato subito a leggere Salvatore, debbo confessarvelo, è stata la cover (che è la stessa dell’edizione originale, plauso alla Quixote per averla mantenuta): di norma non scelgo mai un libro dalla copertina, ma i bei bicipiti in primo piano sono il mio tallone d’Achille, #sapevatelo.
Se però alla cover darei 5 stelle per direttissima, non altrettanto posso dire per il contenuto del romanzo che, ahimè, si legge in un baleno ma lascia il tempo che trova. Siamo di fronte a una lettura facile, scorrevole, che ti prende abbastanza e ti spinge a proseguire fino alla fine, nell’arco di una sola giornata, per sapere cosa accadrà, come la storia evolverà, e questo è di sicuro il punto a favore più forte per il libro in esame.
A fare da contraltare ci sono una serie di cose che fanno difetto e che cercherò di elencarvi in un certo ordine.
Anzitutto, il genere dichiarato, dark mafia romance. Dark? Ma no! Non lasciatevi fuorviare, perché qui di dark non c’è proprio nulla, né nella psicologia né nelle azioni dei personaggi. Mafia? Sìii, ehm…la parola è presente più volte, ma solo come appellativo appunto. I Benedetti e i De Marco vengono definiti mafiosi, ma anche del cattivissimo boss Franco Benedetti, a parte qualche sguardo maligno e vendicativo, non verrà mostrato altro, e immaginare una guerra di mafia tra famiglie sarà esclusivamente demandato alla fantasia del lettore. Quanto al termine Romance, ebbene sì, la parte rosa sentimentale c’è, anche se secondaria rispetto a una forte dose di attrazione sessuale, con conseguenti molteplici scene di sesso, tra i due personaggi principali. L’evoluzione da attrazione ad amore resta lacunosa, mancando di approfondimento.
Ecco, in realtà il difetto grave di questo romanzo, è a mio parere la mancanza di profondità. Tutto rimane in superficie, compresa la caratterizzazione dei personaggi. Di Lucia sappiamo che a sedici anni è stata costretta a firmare un contratto che la vincola ai Benedetti come bottino di guerra, per sancire la fine delle ostilità. Dopo cinque anni trascorsi in un collegio femminile cattolico, viene reclamata come da contratto dall’erede dei Benedetti, Salvatore. Di lei scopriremo in seguito che è nell’ordine: 1) molto carina; 2) testarda come un mulo. Stop!
Appena più tratteggiato è Salvatore che, lungi dall’essere il mostro che Lucia crede, si rivelerà un agnello travestito da lupo, succube del padre e di un ruolo che non anela a rivestire. Per buona parte del romanzo cercherà di dare, come suol dirsi, un colpo al cerchio e uno alla botte, per poi evolvere infine positivamente, facendo in modo autonomo delle scelte decisive e assumendosene la responsabilità.
Tanti sono i personaggi secondari presenti in Salvatore, forse troppi, ciascuno di loro sfiorato solo superficialmente dalla penna della scrittrice: a chi leggerà il libro chiederò di spiegarmi ad esempio la ragion d’essere del cugino Luke…mah. Io non l’ho capita. Il solo personaggio secondario degno di nota è Dominic, fratello minore di Salvatore, interessante, complesso e, se la Knight manterrà le promesse, dark. Il secondo volume racconterà la sua storia e per lui, solo per lui, leggerò il seguito di questa serie.
Tra gli ultimi difetti che elencherò, c’è la necessità per il lettore di dover sospendere a più riprese l’incredulità. E non manca neppure qualche piccola incongruenza, che però salta all’occhio e infastidisce. Un esempio per tutte: Lucia butta nel cesso il cellulare di Salvatore, mentre lui è fuori, e scappa di casa. Al suo rientro a casa, Salvatore, non trovandola, la cerca sul telefonino (più tardi lei troverà sei-sette chiamate perse dal numero di lui). La mattina dopo Salvatore le chiede di memorizzare un nuovo numero perché la sua scheda e il cellulare sono irrecuperabili, causa incontro ravvicinato col wc…e niente, non aggiungo altro.
In definitiva, il romanzo è anche carino, piacevole da leggere, ma lo sviluppo della storia meritava maggiore attenzione e maggiori approfondimenti, sia concettuali che psicologici.
Vi lascio con una citazione dal libro, uno dei momenti in cui Salvatore prende coscienza di ciò che vuole davvero dalla vita e del fatto che deve agire e darsi una mossa perché ciò si realizzi:
“Voglio vivere una vita tranquilla. Non voglio dovermi guardare sempre alle spalle. Non voglio vedere un nemico in ogni paio di occhi che incontro, in ogni mano che stringo. Voglio che le persone che amo siano al sicuro. Voglio che siano felici.”



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