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Valerio Massimo Manfredi abbandona la storia antica per ricostruire le vicende di un sacerdote del Novecento in “Quinto Comandamento”.
Padre Mario Giraldi, bergamasco d’origine, ha aiutato i partigiani durante la Seconda Guerra Mondiale ed è partito pochi anni dopo per la sua prima missione. Il Congo decolonizzato è la terra destinata alle sue opere e alla sua attenzione. Un territorio in cui i belgi stanno pensando di andarsene e i partiti indipendentisti del Paese stanno emergendo con sempre maggiore forza e aggressività. In tale polveriera, Patrice Lumumba, giovane leader e futuro primo ministro del Paese, spicca grazie anche al suo duro discorso rivolto al re del Belgio nella giornata di proclamazione dell’Indipendenza del Congo. L’immediata e precipitosa decisione di Bruxelles di ritirarsi in fretta dalla zona, apre così un periodo fatto di guerre e violenza tra tribù, fazioni e partiti del Congo. In questa situazione incandescente si muove Padre Mario, ben presto costretto a scoprire di dover mettere in discussione anche i dieci comandamenti. Dovrà rivedere persino il quinto: non uccidere. La sua missione, ideata per pacificare il territorio con le opere, ha bisogno ora più che mai dell’aiuto di altri missionari, non esattamente canonici, per essere portata a termine.
Sacro e profano si mescolano magistralmente in questo ultimo lavoro di Valerio Massimo Manfredi e solo la lettura potrà farci decifrare l’incipit ideato dall’autore. «Cosa ti hanno fatto, comandante, cosa ti hanno fatto?» è la frase fatta pronunciare all’apertura del romanzo da un imponente uomo in giacca nera, dopo aver appena superato i servizi di vigilanza dell’ospedale psichiatrico di Imola, a padre Mario. Bisognerà seguire il racconto di una vita, immergersi in un flashback letterario ricco di colpi di scena per scoprire la storia e le vicende di Padre Mario Giraldi.









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