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In una missione disperata per rubare la tecnologia di iperguida dei Krell, gli invasori simili a crostacei che minacciano di distruggere la colonia umana assediata su Detritus, Spensa prende olograficamente le sembianze UrDail dalla pelle viola e si infiltra in un programma krell di addestramento per piloti, destinato alle «specie inferiori».
A questo punto, la giovane scopre che lo scopo del training è quello di sterminare gli umani, considerati in alcuni ambienti una specie irrazionale e aggressiva (avendo innescato tre guerre interstellari nei secoli passati).
Questa è solo la prima di una serie di inquietanti rivelazioni. Ma Spensa scopre anche qualcosa su se stessa e viaggerà fino ai confini della galassia, se necessario, per salvare l’umanità…

Vivevo per quella sfida. Per combattere contro qualcuno di reale e sapere che si trattava di me o di lui. In momenti come quello, non lottavo per la FDR o per l’umanità.
E ritorniamo con Spensa, dopo le rivelazioni del finale di Skyward. Adesso è una pilota di caccia addestrata, e grazie alle sue capacità speciali si trova a poter osservare con i suoi occhi il mondo dei Krell, della Superiorità… del nemico.
Ma quando sei a casa del nemico, scopri che anche il nemico ha un’anima.
In una missione che mescola capacità di combattimento e spionaggio, Spensa dovrà fare i conti con i suoi pregiudizi ma anche quelli delle razze con cui viene in contatto, che ritengono l’umanità alla stregua di una bestia feroce che deve essere solo sterminata.
Per la Spensa come l’abbiamo conosciuta, e comunque riconosciamo in più di un momento, soprattutto quando vola, anche se non a bordo del suo caccia (no spoiler…) il dover mantenere un basso profilo è particolarmente complesso.
«Attivazione degli indicatori uditivi sintetici», disse M-Bot e il silenzio dello spazio fu rimpiazzato da suoni sferraglianti ed esplosioni, riprodotti per ricordarmi una battaglia all’interno dell’atmosfera. Assimilai tutto quanto – la vista degli asteroidi, la sensazione delle esplosioni, le letture fredde e il palpitare del mio stesso cuore – e sorrisi. Questo rendeva la vita degna di essere vissuta.
Ma è fonte di grandi soddisfazioni il dimostrare di sapere fare le cose bene, anche da piccola e denigrata umana.
«Non lascerò che la mia squadriglia si avvicini alla vostra macchina di addestramento finché non sarò certa che i piloti sono in grado di volare in formazione!» urlai. «In questo momento, sono convinta che scambierebbero i loro posteriori per i tunnel di avvicinamento finendo per speronarsi, così che avremmo bisogno di un equipaggiamento da speleologi per tirarli fuori!».
In un romanzo che mi ha appassionato forse un goccio di meno del precedente, ma che rimane una lettura dalla quale è impossibile staccarsi, scopriamo che quello che sapevamo non è del tutto esatto, scopriamo la vera natura degli avversari che l’umanità ha combattuto e vediamo come a volte anche le migliori intenzioni possono produrre immense ingiustizie.
Sanderson quindi si conferma un narratore in grado di entusiasmare, con un romanzo che si rivolge a un pubblico giovane ma incanta anche i grandi, in cui i personaggi tutti saltano fuori dalle pagine, in cui il ritmo della narrazione non annoia mai, in cui niente è lasciato al caso e ogni tassello si incastra alla perfezione in un puzzle che viene rivelato poco alla volta (svelando un worldbuilding che nulla ha di banale) e soprattutto un libro adrenalinico in cui l’azione lascia il giusto spazio alla riflessione, ai sentimenti e ai dubbi, così da creare un qualcosa di reale, che si può assaporare completamente.

Recensione a cura di:

Editing a cura di:

Qui la recensione del primo romanzo.
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