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Spensa sogna di diventare pilota di caccia stellari… esattamente come il padre. Ma è proprio l’ombra del padre, tacciato di tradimento e sparito nel nulla dopo un’ultima battaglia con i Krell alieni, che le impedisce di realizzare il suo sogno e di rivelare a tutti il suo dono.
Le cose, però, stanno per cambiare. Su Detritus, tutti i ragazzi della sua età si addestrano alla guerra contro quegli alieni sanguinari che hanno distrutto le loro astronavi e li tengono ostaggi su quel pianeta spoglio. Ma un giorno, lassù in cielo, le cose prenderanno un nuovo corso. Spensa capirà che le cose non stanno come tutti credono e anche suo padre, in realtà…

«Aggiustala, allora», disse. «Aggiustala e vola. Trova un modo e sfidali. Per quelli di noi che non hanno il coraggio».
Spensa vuol diventare pilota di caccia. E noi siamo con lei fin dalla prime pagine.
Questo è il potere di Brandon Sanderson.
Anche se il romanzo è marcatamente uno young adult, con personaggi a malapena diciottenni, forse più maturi per certi aspetti, ma sempre giovanissimi con tutti i loro limiti e le loro meraviglie, riesce a coinvolgere a pieno il lettore. Forse è proprio la freschezza delle emozioni che Spensa prova, il suo entusiasmo, la sua tenacia – e anche un po’ le sue paure – a farcela sentire vicina.
E fu magnifico. Il senso di movimento, la pressione delle forze g che mi schiacciava verso il basso, il panorama della base che si rimpiccioliva sotto di me… il cielo aperto, che mi dava il benvenuto a casa…
Io ho volato con lei, sul simulatore, sul Poko, ho sentito le vibrazioni del caccia, i controlli sotto le dita e la sua immensa voglia di riscattare il suo nome e quello di suo padre, tacciato di essere un codardo. Ho percepito la sua connessione con lo spazio, quello che la anima da sempre, il sogno di andare oltre le stelle, quell’attrazione che pochi hanno e che la rende un talento naturale.
[…] per quella che era solo la seconda volta nella mia vita – tutto si allineò. E guardai fuori verso lo spazio. Il vero infinito interrotto solo da poche stelle luccicanti.
Che giuravo di poter udire. Sussurri. Niente parole distinte, ma qualcosa di reale. Nonnina aveva ragione. Se ascoltavo, potevo sentire le stelle.
Ovviamente niente è semplice, non solo per Spensa, che comunque si trova davanti anche all’ostruzionismo del comandante in capo, ma anche per la sua squadriglia di cadetti.
Piano piano scopriamo che la guerra che stanno combattendo ha aspetti poco chiari e che, come prevedibile, non è tutto oro quello che luccica.
Ci troviamo davanti all’ipocrisia di una società in cui il coraggio è il valore principale ma che – guarda caso – consente ai figli di papà di non affrontare davvero i pericoli di un conflitto, una casta tiene in considerazione la sua posizione più di qualunque altra cosa.
E Spensa deve crescere in fretta, affrontare la morte dei compagni ma anche la solitudine di non essere pienamente accettata.
Ogni personaggio è tratteggiato benissimo, dalla protagonista a Cobb, il loro istruttore, ai compagni di squadriglia, ma anche M-Bot che è una sorpresa che preferisco lasciarvi.
«Qui dovrei dire qualcosa sulla perdita. Qualcosa di saggio. La vecchia Mara, che mi insegnò a volare, l’avrebbe fatto. Ora è morta». Cobb scosse il capo. «A volte non mi sento un insegnante. Mi sento un uomo delle munizioni, che ricarica l’artiglieria. Vi infilo nella canna, vi sparo nel cielo, poi prendo un altro proiettile…».
Ma ovviamente per Sanderson non basta: il tutto è sostenuto da una trama carica di sorprese e a un fantastico colpo di scena finale, solo parzialmente intuibile in precedenza, che apre la strada a seguiti che probabilmente verranno, pur rimanendo la storia di per sé conclusiva.
E…se avete mai sognato di volare, be’ dovete leggerlo.

Recensione a cura di:

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