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1 Liberazione
Davlova: una città-stato oppressa dalla povertà e governata da un’aristocrazia tirannica. Le risorse sono scarse e la tecnologia è illegale. E nei bassifondi cova la rivoluzione.
Misha è un borseggiatore comune, finché il suo capo non gli assegna un nuovo lavoro. Facendosi passare per una prostituta, Misha viene spedito a lavorare per uno degli uomini più potenti della città. Ma il suo vero obiettivo è molto più pericoloso: avvicinarsi a Miguel Donato, e trovare qualcosa – qualsiasi cosa – che possa aiutare a far cadere il governo corrotto di Davlova.
Misha si immerge nel mondo decadente dell’aristocrazia, dove gli schiavi sono comuni e dove è possibile trovare anche il piacere più perverso. Anche se è sicuro che l’élite di Davlova sia coinvolta in qualcosa di terribile, le prove sono difficili da trovare, e Misha inizia ad innamorarsi dell’uomo che dovrebbe tradire. Poi incontra Ayo – uno schiavo sessuale costretto da un impianto neurale nel suo cervello a provare piacere per il dolore – e tutto cambia.
Mentre gli abitanti della città bassa si spingono verso una rivoluzione sanguinosa, Misha si troverà preso tra i sentimenti inattesi che prova per Donato, il dovere verso il clan e la determinazione di salvare Ayo.

Devo essere sincera (del resto lo sono sempre stata!) non mi è facile parlare di questo libro, e non perché non mi sia piaciuto, al contrario, mi ha preso moltissimo, ma posso assicurarvi che non è stata una lettura leggera e divertente … è un romanzo duro e crudo, in alcuni punti ho fatto veramente fatica a continuare tanta era l’angoscia che suscitava in me.
Anche adesso a lettura finita, che sono davanti alla tastiera del computer ripensando alle vicende narrate e ad alcune sue parti mi sento ancora assalire dalla pena, dal dolore, dal tormento dei personaggi coinvolti e di questo, indubbiamente, bisogna rendere merito all’autrice, che ha saputo mettere sulla carta emozioni così forti da renderle quasi palpabili.
Non voglio entrare nei dettagli della vicenda perché il rischio di fare spoiler è veramente alto e intendo lasciare a voi l’incognita del finale, ma alcune cose posso anticiparvele.
Ci troviamo a Davlova, in un’epoca storica non ben definita, una città divisa da un muro: nella parte alta risiedono gli aristocratici tiranni, contrari alla tecnologia (non per loro… certo), che governano con pugno di ferro e crudeltà gli abitanti bei bassifondi, dove regna indiscussa la miseria e ogni mezzo è buono per sopravvivere, ma il malcontento e la rivoluzione stanno covando negli animi.
Ai bassifondi appartiene il protagonista, Misha, borseggiatore di professione ma che si trasforma in prostituta per spiare uno degli uomini più potenti della città alta: Donato.
Miguel Donato è un personaggio controverso, al suo interno dimorano due personalità distinte: una crudele, perfida, capace di infliggere tanto dolore senza provare un minimo di compassione salvo pentirsene amaramente il giorno successivo, quando, scemata la rabbia, emerge il suo lato umano.
Ammetto di non averlo capito del tutto, l’unico appunto che faccio all’autrice è quello di non avercelo fatto conoscere più a fondo, magari scavando nel suo passato, spiegandoci il motivo di tale crudeltà e cattiveria, o forse non c’è un motivo particolare, forse esistono persone così e dobbiamo prenderne atto, appunto, non me lo so spiegare perché il mio modo di sentire e vedere le cose non lo comprende.
Un terzo personaggio entra in gioco: Ayo, schiavo personale di Donato, dotato d’impianto neuronale che lo rende una specie di robot, pronto a subire tutto ciò che gli viene inflitto.
Non vado oltre, come ho già detto, non voglio rivelare troppo, il mio consiglio è di leggerlo prendendovi del tempo, con calma e a mente fredda, anche se vi assicuro che non sarà una lettura facile, merita certamente, l’autrice ha creato un mondo assolutamente particolare, dettagliato e descritto con maestria, come lo sono anche i vari personaggi, Misha, in particolar modo, è delineato in maniera magistrale: la sua sensibilità, il suo carattere non possono che conquistarvi.

2 Ritorno
L’eccitante conclusione di “Liberazione”.
Il fuoco infuria nella città di Davlova, sulla scia di una rivoluzione sanguinosa. L’alta società, che aveva instaurato una tirannia, è stata deposta. Nel mezzo del caos, Misha e Ayo scappano sulla barca di Miguel Donato e fuggono attraversando il mare, diretti alla lontana città di Deliphine.
Misha ha sognato per tutta la vita di lasciarsi Davlova alle spalle, ma adesso l’unica cosa che vuole è tornare a casa. Non sa se la città è ancora in piedi o quanti dei suoi amici sono sopravvissuti. Ma prima di tornare a Davlova e trovare il suo posto nel paesaggio distrutto dei fossati, dovrà fronteggiare una nuova minaccia a Deliphine: la Dollhouse.
Anche a Deliphine, la maggior parte delle persone crede che la Dollhouse sia un mito, ma Misha sa la verità. La Dollhouse è reale. È spietata. Ha i suoi piani.
E rivuole Ayo.

Prima di iniziare a scrivere questa recensione ho riletto quella fatta per il precedente libro e, facendolo, mi sono nuovamente sentita avvolta dall’atmosfera cupa che lo permeava, non è però il caso di questo sequel. Certo le situazioni narrate non sono felici e spensierate, ma quell’angoscia da cui si veniva colti fin dalle prime pagine nel precedente qui è molto mitigata.
Con la morte di Donato e la loro fuga da Davlova in fiamme, e preda della rivoluzione, il destino sembra dare una nuova occasione a Misha e Ayo, ma non tutto è così semplice. Riusciti a fuggire, mentre fanno
rotta verso Deliphine, i nostri protagonisti si trovano a combattere una battaglia personale molto forte: Misha deve prendere le distanze dal suo passato di borseggiatore, di prostituto, e deve superare il dolore per la morte per mano sua di Donato, che, nonostante la sua crudeltà, aveva in un certo senso amato; nello stesso tempo deve proteggere Ayo e fare i conti con i sentimenti che prova nei suoi confronti.
Ayo è una creatura difficile da “catalogare”: dall’aspetto di un dodicenne, voluto mantenere tale artificialmente, ma con la maturità di un ventenne, sua età reale, è una persona a cui è stato impiantato un chip dalla Dollhouse (una sorta di fabbrica di giocattoli sessuali per ricchi), e a cui è stata negata la possibilità di scegliere: non può provare piacere se non pronunciando una parola specifica, e si può letteralmente “spegnere” pronunciandone un’altra. Ayo che, nonostante tutto quello che ha subito, è rimasto un’anima pura e solare, che ama Misha e combatte aspramente contro il “punto nero” impiantato nel suo cervello che lo spinge a compiere azioni contrarie al suo volere. Una lotta che lo porta a compiere un atto estremo che lo rende finalmente libero.
La figura che si eleva su tutte le altre è comunque Misha, anche in questo secondo romanzo non possiamo fare altro che amarlo: malgrado il suo passato è riuscito ad andare oltre, non ha ceduto all’egoismo, alla cattiveria, al menefreghismo, come sarebbe stato facile alla maggior parte delle persone. Il suo altruismo, la sua generosità fanno da faro e illuminano una Davlova in ginocchio, che non riesce a riprendersi dalle ferite inferte dalla rivoluzione, e che è pronta a sostituire semplicemente una classe dirigente con un’altra.
È Misha, con Ayo, l’artefice del vero cambiamento, anche se per farlo deve affrontare una tempesta, seguendo il consiglio che gli è stato dato: “L’unica via d’uscita è attraverso“.
Queste mie poche parole sono semplicistiche e certo inadeguate per far capire la complessità delle situazioni e degli stati d’animo presentati, ma non voglio correre il rischio di eventuali spoiler. Il mio unico consiglio? Leggetelo, è la degna conclusione di questa stupenda duologia. Non avete ancora letto il primo? Rimediate.
Entrate a Davlova, non ve ne pentirete.
Per entrambi i romanzi:



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